Pensioni, futuro a rischio? Serve un confronto internazionale: la proposta del presidente Inps, Gabriele Fava, per un Osservatorio europeo che possa analizzare i problemi e individuare soluzioni.
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Esiste un problema pensioni: se non nell’immediato, in prospettiva, quando una serie di fattori potrebbe mettere a rischio la tenuta dell’intero sistema previdenziale.
Una situazione che riguarda non solo l’Italia, ma tutta Europa e anche il resto del mondo, perché interessa il meccanismo sul quale si basa una parte fondamentale dei sistemi pensionistici, quello a ripartizione. Pur con differenze tra i Paesi, il principio è questo: i lavoratori attivi, attraverso i loro contributi, finanziano le pensioni di chi ha già smesso di lavorare. Quindi i contributi rappresentano un’entrata per l’Inps, mentre le pensioni un’uscita: affinché il sistema regga, serve un equilibrio tra le risorse disponibili e le prestazioni da pagare, considerando anche i trasferimenti dello Stato e il fatto che l’Istituto si fa carico di una serie di prestazioni assistenziali, essenziali ma economicamente impegnative.
In questo quadro, le tendenze demografiche non possono che preoccupare: si vive sempre più a lungo mentre nascono sempre meno bambini. Il rischio che il meccanismo a ripartizione sia sempre più sbilanciato verso le uscite è quindi reale, ed è per questo che, per evitare una generazione di nuovi poveri, servirebbe avviare fin da subito un confronto a livello internazionale dal quale possano nascere soluzioni comuni, nel rispetto delle scelte dei singoli Paesi.
A farsi promotore di questo dibattito è il Presidente dell’Inps, Gabriele Fava, che ha proposto un’iniziativa importante: un Forum globale del welfare, da tenere a Roma nel giugno 2027, al quale affiancare un Osservatorio permanente sul futuro del welfare che ne prepari i lavori attraverso la raccolta di dati e l’elaborazione di proposte.
Perché oggi un problema pensioni esiste, ma può ancora essere affrontato per tempo.
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Quali sono i problemi per il sistema pensioni
Come anticipato, sono diverse le sfide che si pongono di fronte a ogni singolo Paese, chiamato a garantire la sostenibilità del proprio sistema previdenziale.
Come indicato dall’Inps, al centro del confronto tra i Paesi europei ci saranno l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite, due tendenze che potrebbero accentuare lo squilibrio tra entrate e uscite. Ma non sono gli unici temi all’ordine del giorno, perché le pensioni sono strettamente legate al mercato del lavoro, che oggi sta vivendo una fase di profonda trasformazione anche per effetto dell’intelligenza artificiale.
Bisogna assicurarsi che ci siano sufficienti entrate contributive e, per farlo, è necessario sostenere l’occupazione e accompagnare le imprese nei cambiamenti legati alla trasformazione digitale.
Servirà quindi un confronto anche sulla mobilità dei lavoratori e sulle nuove forme di lavoro, tutti temi che convergono verso un obiettivo comune: assicurare la sostenibilità di un sistema che è garanzia di stabilità sociale e dal quale dipende anche il futuro previdenziale dei giovani.
Sono questi i problemi che il Presidente dell’Inps, Gabriele Fava, intende affrontare attraverso la collaborazione tra i Paesi, mettendo insieme idee e proposte. “Viviamo più a lungo, ed è la più grande conquista dell’Europa del Novecento. Nascono meno bambini, ed è la sfida che segnerà questo secolo”, ha sottolineato Fava, richiamando la necessità di adeguare i sistemi di protezione sociale a questi cambiamenti, affinché l’aumento della longevità continui a essere una conquista anche per le generazioni future.
“Oggi nell’Unione ci sono circa tre persone in età lavorativa per ogni over 65; entro la fine del secolo saranno meno di due. Dietro questi numeri c’è il patto tra le generazioni su cui l’Europa ha costruito la sua pace sociale”, ha dichiarato Fava.
La proposta del presidente dell’Inps
Una situazione complessa, nella quale le sfide non conoscono frontiere e nessun Paese può affrontarle da solo, rende necessario un coordinamento che metta insieme le diverse esperienze nazionali.
È da questa esigenza che nasce la proposta del presidente dell’Inps, Gabriele Fava, presentata a Bruxelles nel corso del secondo Ceo Roundtable di Esip (European Social Insurance Platform), l’incontro che riunisce i vertici degli istituti di previdenza e sicurezza sociale dei Paesi dell’Unione.
Nel dettaglio, il progetto si articola su due pilastri: il primo prevede un Osservatorio permanente sul futuro del welfare, un luogo di lavoro tecnico e scientifico aperto a esperti, istituzioni europee e principali enti previdenziali nazionali, con il compito di raccogliere dati, analizzare le tendenze e preparare le basi programmatiche da discutere e adottare durante il Forum globale del welfare, previsto a Roma nel giugno 2027.
“Penso a un think tank agile, misurato sui risultati. E voglio essere chiaro: non nasce un’altra struttura né un nuovo livello di burocrazia, e nessuno deciderà al posto di altri”, ha spiegato Fava, precisando che ogni scelta resterà di competenza dei singoli Stati e delle rispettive istituzioni, mentre “ciò che mettiamo in comune è la capacità di guardare lontano, insieme”.
L’obiettivo è quindi preparare oggi le risposte ai cambiamenti che segneranno i prossimi decenni, affinché anche i giovani possano contare su un sistema previdenziale capace di garantire loro una pensione adeguata.
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