Aumento delle pensioni minime a 750 euro nel 2027? Tajani lancia la proposta, ma i precedenti non fanno ben sperare.
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In queste ultime settimane sembra di essere in un “propostificio”: in vista dell’inizio dei lavori della prossima legge di Bilancio del primo governo Meloni, è un susseguirsi di dichiarazioni da parte delle forze della maggioranza che sembrano catapultarci già in campagna elettorale.
In particolare, per le pensioni sembra di essere tornati all’estate del 2022, quando proprio da Forza Italia venne lanciata la proposta di portare le “pensioni minime a 1.000 euro”, ripetendo l’operazione che nel 2001 portò all’introduzione dell’incremento al milione.
Di quella proposta, però, non è stato realizzato nulla, o quasi, dal momento che oggi l’unico aumento straordinario è quello dell’1,3% che si applica alle pensioni di importo inferiore al minimo e si traduce in pochi euro in più al mese.
Ecco perché quanto successo in questi anni ci obbliga a guardare con scetticismo alle ultime dichiarazioni del leader di Forza Italia, Antonio Tajani, sulla volontà di portare le pensioni minime a 850 euro. Dichiarazioni che arrivano puntuali, ma con maggiore prudenza rispetto alla promessa fatta nel 2022: questa volta l’importo è più basso, ma l’obiettivo resta molto, probabilmente troppo, ambizioso.
E Tajani tiene a sottolineare che si tratterebbe di un percorso da attuare per fasi, lasciando quindi intendere che ci vorrà un’altra legislatura.
Pensioni minime, cosa è cambiato dalla promessa di aumentarle a 1.000 euro
Nell’estate del 2022, quando dai palchi elettorali di Forza Italia venne lanciata la proposta di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese, l’importo del trattamento minimo era pari a 524,35 euro. Si trattava quindi di quasi raddoppiare quanto riconosciuto fino ad allora, il che ci aveva portato a guardare alla proposta con scetticismo, anche se va detto che non si sarebbe trattato della prima volta.
Già nel 2001, infatti, il governo Berlusconi riuscì a portare le pensioni minime alla soglia di 1 milione delle vecchie lire, attraverso un apposito incremento riservato però ai pensionati con almeno 70 anni di età o, in alternativa, ai percettori di pensione sociale o di invalidità.
Questa volta, tuttavia, l’operazione non ha avuto lo stesso successo, se non altro perché l’incremento delle pensioni minime non è stato considerato una priorità dalla presidente del Consiglio.
Oggi la pensione minima può arrivare a 619,80 euro. Siamo effettivamente ben oltre i 524,35 euro del 2022, ma va detto che gran parte di questo aumento è dovuta alla rivalutazione, il meccanismo automatico che adegua gli importi delle prestazioni al costo della vita. Solamente 7,95 euro sono da attribuire al governo Meloni, attraverso l’aumento straordinario dell’1,3%.
Circa 8 euro di aumento, quindi, molto meno dei circa 450 euro necessari per portare le pensioni a 1.000 euro, come promesso. È vero, poi, che ancora oggi le pensioni minime possono beneficiare dell’incremento al milione, arrivando così a circa 780 euro, ma si tratta, appunto, di un vantaggio ereditato dal passato, non di una misura introdotta dal governo Meloni.
Tajani ci ricasca: “Pensioni minime a 850 euro”
Eppure il mancato raggiungimento del risultato promesso, al quale, ribadiamo, non ci si è neppure avvicinati, non è bastato a far desistere Forza Italia dall’intenzione di aumentare sensibilmente le pensioni minime.
Questa volta Tajani ha fissato l’asticella a 850 euro e ha allargato l’orizzonte temporale, precisando che si dovrà arrivare a questa cifra per fasi. Una formulazione più prudente rispetto alla promessa dei 1.000 euro, che lascia intendere come il percorso possa estendersi anche alla prossima legislatura.
A oggi, però, la proposta sembra difficilmente realizzabile, non soltanto nel 2027, quando tra l’altro bisognerà decidere se confermare o meno l’aumento straordinario dell’1,3%. Prima ancora di ragionare su come raggiungere gli 850 euro, quindi, resta da capire quale sarà il destino di quell’incremento che oggi vale appena 8 euro al mese.
Il problema è che abbassare l’importo promesso e allungare i tempi non basta a rendere l’obiettivo più raggiungibile: servono risorse e la volontà politica di considerare l’aumento delle pensioni minime una priorità. Ed è proprio su questi aspetti che quanto accaduto negli ultimi anni impone scetticismo.