Pensioni, come il nuovo importo del montante contributivo influisce sull’assegno

Simone Micocci

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Più soldi nel montante contributivo: così la nuova rivalutazione aumenta l’importo della pensione. E per chi ci andrà tra il 2027 e 2028 annulla l’effetto dei tassi di trasformazione più bassi.

Pensioni, come il nuovo importo del montante contributivo influisce sull'assegno

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Maxi rivalutazione del montante contributivo: è la notizia degli ultimi giorni, che si contrappone al ribasso dei coefficienti di trasformazione.

Due cambiamenti che incideranno in maniera differente sul calcolo della pensione per chi ci andrà nel 2027: prima verranno rivalutati i contributi accumulati, poi il montante sarà trasformato in pensione applicando un coefficiente più basso rispetto a quelli previsti nel biennio 2025-2026.

Di fatto, quindi, a parità di montante contributivo, il prossimo anno si prenderà meno di pensione, ma al tempo stesso va detto che, grazie alla rivalutazione, si potrà contare su una base di calcolo più alta, in grado di compensare l’effetto dei coefficienti meno favorevoli.

Va detto che in entrambi i casi si tratta di un record: se da una parte una rivalutazione di questa portata non si vedeva da circa trent’anni, dall’altra i coefficienti di trasformazione raggiungono i valori più bassi di sempre.

Vediamo in che modo questi cambiamenti incideranno sull’importo della pensione, ricordando che la rivalutazione del montante riguarda anche chi continuerà a lavorare, non solamente chi andrà in pensione nel 2027.

Come la rivalutazione impatta sul montante contributivo

Per capire come la rivalutazione incide sul montante contributivo, e di conseguenza sulla pensione, bisogna prima di tutto definirne l’ambito di applicazione.

Ci si riferisce al sistema di calcolo contributivo, quello che si applica per i periodi maturati dal 1° gennaio 1996, oppure dal 1° gennaio 2012 per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi.

Con questo sistema i contributi, calcolati per i lavoratori dipendenti applicando un’aliquota del 33% alla retribuzione imponibile lorda, vengono accantonati ai fini del calcolo in quello che viene definito il montante contributivo, una sorta di salvadanaio previdenziale.

Ma c’è un fattore da considerare: questo tesoretto viene rivalutato ogni anno in base alla variazione media quinquennale del Pil nominale, che riflette l’andamento dell’economia e risente anche della variazione dei prezzi.

La percentuale, calcolata dall’Istat e comunicata dal ministero del Lavoro, viene applicata al montante accumulato fino alla fine dell’anno precedente, mentre i contributi versati nell’anno oggetto della rivalutazione si aggiungono senza essere rivalutati.

A tal proposito, per la rivalutazione relativa al 2026 si prende in considerazione il quinquennio 2021-2025: esce quindi dal calcolo il 2020, segnato dalla recessione provocata dal Covid, mentre resta la successiva ripresa. Questo contribuisce a portare il tasso al 6,3359%, il valore più alto da circa trent’anni, corrispondente a un coefficiente di rivalutazione di 1,063359.

Le conseguenze sul montante contributivo

L’aumento si applica al montante maturato al 31 dicembre 2025 e avrà effetto sul calcolo delle pensioni con decorrenza dal 2027, ma riguarda anche chi continuerà a lavorare, che ritroverà questa rivalutazione nel capitale contributivo utilizzato per calcolare la pensione futura.

Pensiamo quindi a chi andrà in pensione nel 2027: per individuare la somma da rivalutare bisogna considerare il montante accumulato escludendo i contributi accreditati nel 2026, sui quali questo incremento non si applica. All’importo così individuato si applica la rivalutazione del 6,3359%, moltiplicandolo per 1,063359, per poi aggiungere i contributi del 2026 al loro valore nominale.

Pensiamo, ad esempio, a un montante pari a 200.000 euro al 31 dicembre 2025: grazie alla rivalutazione sale a 212.671,80 euro, con un incremento di ben 12.671,80 euro. Se nel corso del 2026 sono stati accreditati altri 10.000 euro di contributi, il totale raggiunge quindi 222.671,80 euro, ai quali si aggiungeranno gli eventuali contributi maturati nel 2027 prima del pensionamento.

Lo stesso aumento, come anticipato, spetta anche a chi andrà in pensione negli anni successivi: nell’esempio, i 200.000 euro diventano comunque 212.671,80 euro, ai quali si aggiungono i nuovi contributi. Il montante così aggiornato sarà poi soggetto alle rivalutazioni degli anni futuri, secondo i tassi che verranno determinati di volta in volta.

Come il montante contributivo si trasforma in pensione

Al montante contributivo rivalutato si applica poi uno speciale coefficiente, definito “di trasformazione”, che permette di convertire i contributi accumulati nell’importo annuo lordo della pensione.

Come anticipato, i nuovi valori in vigore dal 1° gennaio 2027 sono meno favorevoli rispetto a quelli utilizzati nel biennio 2025-2026.

Resta la regola per cui più tardi si va in pensione, più il coefficiente è vantaggioso, perché il capitale accumulato viene distribuito su una durata attesa della pensione più breve. Un meccanismo che incentiva anche la permanenza al lavoro, consentendo di ottenere, a parità di montante, un assegno più alto.

Ecco i coefficienti dei due bienni a confronto.

Età al pensionamento Coefficiente 2025-2026 Coefficiente 2027-2028
57 anni 4,204% 4,153%
58 anni 4,308% 4,254%
59 anni 4,419% 4,361%
60 anni 4,536% 4,475%
61 anni 4,661% 4,596%
62 anni 4,795% 4,725%
63 anni 4,936% 4,863%
64 anni 5,088% 5,009%
65 anni 5,250% 5,166%
66 anni 5,423% 5,334%
67 anni 5,608% 5,514%
68 anni 5,808% 5,707%
69 anni 6,024% 5,914%
70 anni 6,258% 6,139%
71 anni 6,510% 6,382%

Riprendiamo il montante contributivo dell’esempio precedente, arrivato a 222.671,80 euro dopo la rivalutazione e l’aggiunta dei contributi del 2026. Ipotizzando, per semplicità, il pensionamento a 67 anni esatti, senza considerare ulteriori contributi, si applica il coefficiente del 5,514%: il risultato è una pensione contributiva di 12.278,12 euro lordi annui, pari a circa 944,47 euro lordi per tredici mensilità.

Applicando allo stesso montante il precedente coefficiente del 5,608%, si sarebbero ottenuti invece 12.487,43 euro lordi annui, circa 209 euro in più.

Va detto però che la rivalutazione ha aumentato la base su cui effettuare il calcolo: senza l’incremento del 6,3359%, il montante dell’esempio sarebbe rimasto a 210.000 euro, comprendendo i 10.000 euro di contributi del 2026. Applicando a questa somma il vecchio coefficiente del 5,608%, il risultato sarebbe stato di 11.776,80 euro lordi annui, circa 501 euro in meno rispetto al calcolo con il montante rivalutato e il nuovo coefficiente.

Nel nostro esempio, quindi, la rivalutazione compensa interamente la riduzione del coefficiente, determinando un importo più alto.

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