Pensioni, la Cassazione spiega quando l’Inps non può chiedere indietro i soldi

Simone Micocci

Commenta

Errore nel calcolo della pensione: una nuova sentenza spiega quando il pensionato ha l’obbligo di restituire i soldi all’Inps.

Pensioni, la Cassazione spiega quando l'Inps non può chiedere indietro i soldi

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Gli errori possono capitare e, quando riguardano la pensione, possono andare a vantaggio o a svantaggio di chi la percepisce. D’altronde, nel calcolare l’assegno l’Inps deve tenere conto di diversi fattori e, in alcuni casi, di carriere contributive particolarmente articolate, con versamenti distribuiti tra più gestioni previdenziali.

L’errore, quindi, è possibile, ma può essere corretto attraverso un ricalcolo della pensione. Nel dettaglio, se il pensionato ha ricevuto meno di quanto gli spettava, può ottenere il riconoscimento delle differenze non pagate, anche a titolo di arretrati, nel rispetto dei termini di prescrizione e delle altre condizioni previste dalla legge.

Quando, invece, l’errore va a vantaggio del pensionato, bisogna fare chiarezza sugli effetti retroattivi della correzione. A tal proposito, la domanda, alla quale ha più volte risposto la giurisprudenza, è se l’Inps possa chiedere la restituzione delle somme pagate in più, anche quando lo sbaglio è imputabile all’Istituto stesso. Correggere l’importo della pensione, infatti, non significa necessariamente poter recuperare quanto già versato.

La sentenza n. 25154/2026 della Corte di Cassazione aggiunge un ulteriore tassello, aiutando a distinguere i casi in cui l’Inps ha diritto alla restituzione da quelli in cui le somme ricevute sono al riparo dal recupero.

Un aspetto decisivo riguarda proprio l’origine dell’errore: bisogna capire se sia imputabile all’Istituto oppure dipenda da informazioni omesse o incomplete da parte del pensionato. Una distinzione fondamentale, da valutare insieme alle altre condizioni richieste dalla legge per escludere l’obbligo di restituire quanto percepito.

Pensioni, importi da restituire? Dipende dall’errore

Come anticipato, la natura dell’errore rappresenta un fattore determinante ai fini della restituzione della pensione. Un conto, infatti, è se lo sbaglio dipende da un’informazione omessa dal pensionato, anche nella convinzione di non doverla comunicare; un altro è se l’Inps disponeva già degli elementi necessari per evitarlo.

A tal proposito, la recente sentenza n. 25154/2026 della Corte di Cassazione analizza il caso di un pensionato che, nel presentare domanda per la pensione di anzianità, aveva dichiarato di aver cessato l’attività lavorativa. Prima della decorrenza del trattamento, però, aveva ripreso a lavorare senza comunicarlo all’Inps, che aveva quindi iniziato a versargli la pensione.

Un dettaglio decisivo, perché la cessazione del rapporto di lavoro al momento dell’accesso costituisc e un requisito necessario per ottenere quel trattamento, pertanto la ripresa dell’attività prima della decorrenza aveva fatto venir meno il presupposto per il riconoscimento della pensione.

Secondo la Cassazione, in questa situazione l’Inps può chiedere indietro quanto versato indebitamente dal momento che il pagamento non dipende da un errore imputabile all’Istituto, ma dal mancato rispetto dell’obbligo informativo del pensionato.

L’Inps, spiegano i giudici, deve controllare l’effettività dei dati dichiarati nella domanda, ma non è tenuto a verificare continuamente che la situazione resti invariata: spettava quindi all’interessato segnalare la ripresa del lavoro, indipendentemente dalla sua convinzione che questa informazione fosse rilevante o meno.

E la buona fede non basta, perché la “legge non ammette ignoranza”. Pertanto, se vengono omessi fatti che si aveva l’obbligo di comunicare e che l’Istituto non conosceva già, le somme possono essere richieste indietro, nei limiti della prescrizione del credito.

Quando l’Inps non può richiedere i soldi

Diverso è il caso in cui il pensionato abbia rispettato i propri obblighi informativi e l’errore sia imputabile all’Inps. In questa situazione, l’Istituto può correggere il trattamento, ma non necessariamente chiedere indietro le somme già versate.

E ci sono comunque degli elementi di cui tener conto. Ad esempio, come previsto dall’articolo 52 della legge n. 88/1989, letto insieme all’articolo 13 della legge n. 412/1991, il pagamento deve derivare da un provvedimento formale e definitivo, comunicato all’interessato. Inoltre, l’errore deve essere attribuibile all’ente e non devono esserci comportamenti dolosi del pensionato, comprese, come visto nel capitolo precedente, le omissioni di informazioni dovute e non già conosciute dall’Istituto.

Un esempio arriva dal Tribunale di Brindisi, che con la sentenza n. 1520 del 2 dicembre 2025 ha preso in esame una controversia che riguardava una richiesta di restituzione rivolta all’erede di un pensionato. All’origine del pagamento eccessivo c’era un errore di digitazione nella retribuzione utilizzata per calcolare il trattamento: il giudice ha quindi riconosciuto la presenza delle condizioni per l’irripetibilità, escludendo quindi il recupero.

La decisione ha inoltre rilevato l’insufficiente motivazione delle comunicazioni con cui l’Inps aveva richiesto il denaro.

Un altro caso è stato affrontato dal Tribunale di Palmi il 14 luglio 2022. In quell’occasione l’Inps aveva revocato una pensione di anzianità e liquidato un nuovo trattamento con diversa decorrenza, chiedendo la restituzione di 59.176,20 euro. Il problema riguardava contributi precedentemente conteggiati dall’Istituto e successivamente considerati indisponibili: tuttavia il giudice, non riscontrando comportamenti dolosi o omissioni del pensionato e attribuendo l’errore all’Inps, ha escluso la restituzione, ordinando anche il rimborso delle somme eventualmente già trattenute.

Il punto, quindi, è che la correzione della pensione e il recupero dell’indebito seguono regole distinte: l’accertamento di un pagamento superiore al dovuto non basta, da solo, a giustificare una richiesta di restituzione.

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su