Acconto Irpef sulla pensione di novembre, ma in determinati casi si può non pagare. Ecco come e quando.
La pensione di novembre rischia di essere più bassa per coloro che, in base a quanto risulta dal modello 730/2026, devono ancora versare la seconda o unica rata dell’acconto Irpef. Una somma che, per chi ha indicato l’Inps come sostituto d’imposta, viene trattenuta direttamente dall’assegno.
Colpa di una scadenza ben conosciuta da lavoratori autonomi e professionisti, chiamati ogni fine anno a versare un anticipo sulle imposte dovute per l’anno in corso. Il calcolo, però, si basa normalmente sull’imposta dell’anno precedente, presupponendo quindi che la situazione fiscale del contribuente sia rimasta sostanzialmente invariata.
Questo meccanismo coinvolge anche diversi pensionati, per esempio quelli che alla pensione affiancano altri redditi soggetti a Irpef, dai compensi per un’attività lavorativa agli affitti tassati con il regime ordinario. Quando dalla dichiarazione emerge un acconto da versare, quindi, anche il cedolino di novembre può risentirne.
Tuttavia, l’importo calcolato con il modello 730 può essere ridotto o persino azzerato se si prevede che le imposte effettivamente dovute per il 2026 saranno inferiori a quelle utilizzate come riferimento. Può succedere quando vengono meno alcuni redditi oppure aumentano le spese che danno diritto a deduzioni e detrazioni, rendendo eccessivo l’anticipo richiesto.
Si avvicina quindi il termine per chiedere all’Inps di ridurre o annullare l’acconto Irpef 2026 sulla pensione di novembre, evitando una trattenuta superiore al necessario. Una possibilità da valutare facendo attenzione ai calcoli: se quanto versato dovesse risultare insufficiente, oltre alla differenza potrebbero essere dovuti, infatti, sanzioni e interessi.
Cos’è e come viene calcolato l’acconto Irpef
Come anticipato, l’acconto Irpef può interessare i pensionati che, oltre all’assegno previdenziale, percepiscono altri redditi imponibili, come compensi da lavoro o canoni di locazione tassati con il regime ordinario. In queste situazioni, infatti, le ritenute applicate sulla pensione possono non essere sufficienti a coprire le imposte complessivamente dovute, facendo emergere dalla dichiarazione un importo da versare.
Per chi affitta un immobile scegliendo la cedolare secca va invece considerato un acconto distinto: sui canoni si paga un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, che prevede anch’essa un sistema di acconti e saldo. Anche questa voce, quindi, può comportare una trattenuta sulla pensione di novembre quando il pagamento passa attraverso il modello 730 con l’Inps come sostituto d’imposta.
Con l’acconto si anticipa il pagamento delle imposte dell’anno in corso, mentre l’eventuale differenza viene regolata con la dichiarazione dell’anno successivo. Nel caso che ci interessa, quindi, durante il 2026 si versano gli acconti per i redditi dello stesso anno, che saranno poi dichiarati nel 2027.
Quanto al calcolo, con il metodo storico l’acconto Irpef è generalmente pari al 100% dell’imposta di riferimento dell’anno precedente, determinata tenendo conto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute già subite. L’obbligo scatta quando l’importo di riferimento supera 51,65 euro.
Nel dettaglio, se l’acconto è inferiore a 257,52 euro, viene versato in un’unica soluzione a novembre; se raggiunge o supera questa soglia, viene ordinariamente suddiviso in due rate, la prima del 40% e la seconda del 60%.
Per esempio, a un acconto complessivo di 1.000 euro corrispondono una prima rata di 400 euro e una seconda di 600 euro. Con la dichiarazione del 2027 si confronteranno poi gli anticipi versati con quanto effettivamente dovuto per il 2026: se gli acconti saranno insufficienti emergerà un saldo da pagare, mentre un versamento superiore al necessario potrà generare un credito.
Come e quando non pagare l’acconto Irpef sulla pensione di novembre
Mettiamo il caso, però, che l’acconto calcolato con il modello 730 risulti superiore a quanto effettivamente necessario per il 2026. Può succedere, per esempio, quando un pensionato ha smesso di svolgere un’attività lavorativa che gli garantiva un reddito aggiuntivo oppure ha sostenuto maggiori spese che danno diritto a deduzioni e detrazioni.
In queste situazioni è possibile utilizzare il metodo previsionale, ricalcolando l’acconto sulla base delle imposte che si ritiene di dover effettivamente pagare per l’anno in corso. Il contribuente può quindi chiedere di ridurre o annullare la trattenuta di novembre, considerando anche quanto eventualmente già versato con la prima rata.
Riprendendo l’esempio precedente, se l’acconto inizialmente previsto era di 1.000 euro, ma dal nuovo calcolo risultano necessari soltanto 700 euro, dopo una prima rata di 400 euro a novembre saranno sufficienti altri 300 euro.
Se invece quanto già versato copre interamente l’acconto ricalcolato, la seconda rata potrà essere azzerata.
Per intervenire bisogna però rispettare una scadenza: il termine ordinario per comunicarlo al sostituto d’imposta è il 10 ottobre, che nel 2026 slitta a lunedì 12 ottobre, essendo il 10 un sabato. L’Inps, nel proprio avviso sul cedolino, continua a richiamare il 10 ottobre: per la richiesta attraverso il suo servizio è quindi prudente procedere entro questa data.
A tal proposito, chi ha indicato l’Inps come sostituto d’imposta nel modello 730 può presentare la richiesta accedendo con Spid, Cie, Cns o eIDAS al servizio “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, disponibile sul sito dell’Istituto e nell’app Inps Mobile. Nella sezione “Riduzione II acconto” va indicato il nuovo importo che si intende versare a novembre, oppure zero per l’annullamento; salvando la richiesta viene prodotto un documento protocollato da conservare. La procedura consente di intervenire anche sull’acconto della cedolare secca.
Attenzione: la scelta resta comunque sotto la responsabilità del contribuente. Se la previsione si rivela sbagliata e l’acconto versato risulta insufficiente, oltre alla differenza saranno dovuti sanzioni e interessi, con le eventuali riduzioni previste dal ravvedimento operoso. Prima di inviare la richiesta, quindi, è opportuno verificare i calcoli, anche con l’assistenza di un Caf o di un commercialista.