Paradosso NBA: meno pubblico negli USA, ma numeri record all’estero

Francesco Nasato

20/12/2024

L’NBA sembra vivere una situazione poco spiegabile. Se infatti a livello internazionale la sua popolarità è alta come non mai, a soffrire è il mercato USA. Ecco perché.

Paradosso NBA: meno pubblico negli USA, ma numeri record all’estero

Se c’è una caratteristica che certamente si può associare alla NBA è quella di essere una lega internazionale, che soprattutto negli ultimi decenni ha spinto con estrema convinzione su una sua espansione al di fuori degli Stati Uniti.

Una situazione che ha generato un interesse globale per il prodotto NBA, con numeri e cifre che a livello internazionale sono in continua ascesa. A questo però si contrappone una diminuzione, almeno osservando i dati, dell’interesse e della popolarità all’interno degli Stati Uniti.

Un paradosso ulteriormente accentuato dal fatto che le altre leghe sportive americane registrano il segno «+» alla voce popolarità in casa propria. La situazione dell’NBA però potrebbe avere una parte di spiegazione collegata proprio alle scelte di business operate fino a questo momento.

Una lega internazionale con meno storie americane

Il sistema sportivo americano è differente da quello europeo, anche e non solo per quanto riguarda la fase del reclutamento dei talenti da parte delle maggiori leghe professionistiche. In questo senso il sistema del college è una vetrina di popolarità impressionante soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti e gli appassionati di sport del paese. Lo sport a livello collegiale registra numeri impensabili in Europa, ma negli ultimi anni i principali volti della NBA non sono emersi dalle università, ma sono stati scelti al Draft arrivando direttamente da altre parti del mondo. Nomi come Jokic, Wembanyama, Doncic, Antetokounmpo, Embiid, vincitori di anelli e titoli di MVP, non si sono fatti conoscere dal pubblico americano per le loro prodezze universitarie. Il loro arrivo nell’NBA non è stato anticipato da alcuna esperienza nel sistema americano. Una condizione che se può avere pesato sul mercato domestico per la NBA ha generato una poderosa accelerata a livello internazionale.

Qualche cifra aiuta a inquadrare meglio il ragionamento. Da poco è terminata la seconda edizione dell’NBA Cup, il torneo parallelo alla regular season NBA con l’obiettivo di movimentare maggiormente la stagione regolare che altrimenti con 82 partite da giocare per ognuna delle 30 squadre della NBA rischiava di avere sempre più sfide con poco in palio. Ebbene il sito OutKick riferisce che già rispetto alla prima edizione l’NBA Cup quest’anno ha registrato il 10% di pubblico in meno. Su ESPN c’è stato un calo del 28% in un anno per le gare NBA in generale e in totale gli spettatori in televisione sono calati del 48% negli ultimi 12 anni. Non sorridono nemmeno le Finals, con le ultime quattro edizioni nella top cinque delle serie di finali meno viste degli ultimi 30 anni.

Diritti tv e sponsor: numeri da capogiro

Non ci sono solo numeri al ribasso, l’NBA può sorridere se si osservano altre voci. Sui social media oltre il 75% dei follower arriva da fuori gli Stati Uniti e i contenuti dell’NBA nella scorsa stagione hanno totalizzato oltre 26 miliardi di visualizzazioni, +22% rispetto all’annata precedente. Per non parlare dei diritti televisivi. In un’epoca in cui altri sport arrancano, su questo fronte l’NBA sembra scoppiare di salute, forse proprio per la sua rilevata capacità di essere davvero un prodotto internazionale senza particolari restrizioni. Proprio pochi mesi fa ecco il nuovo gigantesco contratto televisivo con cui la lega ha venduto il suo prodotto: accordo da 77 miliardi di dollari in undici anni con Disney (ESPN/ABC), NBC Universal e Amazon, suddividendo in tre pacchetti la propria offerta. Numeri talmente grandi che si fa anche fatica a immaginarli.

Da qualche anno inoltre si è dato via libera alla presenza degli sponsor sulle canotte dei giocatori. Anche da questo punto di vista i dati raccontano che sì, secondo le aziende vale la pena investire milioni di dollari per vedere il proprio nome sulla canotta di una delle 30 franchigie della NBA o comunque associare il proprio nome al marchio NBA. Ecco che così l’incasso totale dai vari sponsor per la lega arriva a 2 miliardi di dollari. Complessivamente il giro d’affari che ruota attorno alla galassia della NBA arriva abbondantemente in doppia cifra, a quota 11 miliardi di dollari. Prendiamo ad esempio le cifre dell’intesa con Nike, sponsor NBA dal 2017 che ha siglato una nuova intesa fino al 2037. Il primo accordo durava otto anni, dal 2017 al 2025, per un valore di 1 miliardo di dollari, il nuovo contratto sottoscritto è superiore anch’esso al miliardo di dollari con scadenza appunto al 2037.

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