Prosegue il collocamento del BTP Valore, partito lunedì 19 ottobre e aperto fino alle 13 di venerdì 23 ottobre salvo chiusura anticipata. Arriva alla fine di un anno che molti risparmiatori preferirebbero dimenticare, con il rialzo dei rendimenti che si è abbattuto soprattutto su fondi ed ETF obbligazionari. Ma chi ha venduto in perdita si ritrova oggi con un’eredità scomoda ma non inutile, le minusvalenze da compensare entro quattro anni. Meglio affidare la liquidità al nuovo titolo retail del Tesoro o a un BTP quotato sotto la pari, che a scadenza genera una plusvalenza con cui assorbire le minusvalenze?
Abbiamo fatto i conti su un caso tipo, con 5.000 euro di minusvalenze e 20.000 euro da investire, e la risposta è meno scontata di quanto sembri perché il vantaggio dei BTP sotto la pari esiste, ma è più piccolo di quanto si creda. Vale solo a certe condizioni di scadenza e il rendimento netto esposto sulle piattaforme lo ingigantisce come una lente d’ingrandimento.
Zero impatto dai nuovi BTP Valore sullo zainetto fiscale
Per capire perché, bisogna partire da una distinzione che il fisco tiene ben ferma. Cedole, interessi e proventi di ETF e fondi sono redditi di capitale; le plusvalenze realizzate vendendo un titolo, o incassandone il rimborso a un prezzo superiore a quello pagato, sono invece redditi diversi. Le minusvalenze parlano una sola lingua e si compensano con altri redditi diversi, mai con quelli di capitale.
Il BTP Valore si sottoscrive a 100 e si rimborsa a 100 e tutto ciò che rende passa dalle cedole trimestrali crescenti. Per chi ha perdite da recuperare, i tassi minimi annunciati dal MEF (3,70% per i primi due anni, 4,10% per il terzo e il quarto, 4,70% per il quinto) producono interessi che, sul piano fiscale, non spostano nulla. Lo stesso vale per il BTP Valore Insieme, con la sua cedola unica, pagata alla scadenza del 27 ottobre 2031, che resta un interesse, per quanto concentrato in un solo pagamento.
Diverso il caso di un BTP comprato sul mercato a 90 e rimborsato a 100. Quei 10 punti di differenza sono una plusvalenza a tutti gli effetti, anche se il titolo non viene mai venduto, perché per il fisco il rimborso equivale a una cessione. È lì che le minusvalenze ancora valide trovano finalmente un appiglio. Restano utilizzabili fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate.
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La regola del 48,08% dimezza il beneficio
I titoli di Stato sono tassati al 12,5% invece che al 26% e così, per riequilibrare, la normativa fa entrare le plusvalenze su BTP nella compensazione solo per il 48,08% del loro importo. Una plusvalenza di 1.000 euro su un BTP cancella quindi 480,80 euro di minusvalenze, non 1.000.
In termini di euro risparmiati, il conto non cambia, poiché ogni euro di minusvalenza utilizzato vale sempre 26 centesimi di imposte evitate e uno zainetto da 5.000 euro corrisponde perciò a un risparmio massimo di 1.300 euro. Cambia invece la quantità di plusvalenze necessaria per esaurirlo, considerando che per “consumare” 5.000 euro di minusvalenze con i soli titoli di Stato servono 10.399 euro di plusvalenze.
Ecco un esempio per chiarire la convenienza marginale: con il BTP agosto 2030, che ieri ha chiuso con un prezzo di riferimento di 90,01, occorrerebbero circa 104.100 euro nominali, cioè circa 93.700 euro investiti, mentre con 20.000 euro si arriva a coprire una quota compresa tra il 14% e il 32% delle minusvalenze, a seconda del titolo scelto.
Per dimensionare l’acquisto basta una formula:
nominale da comprare = minusvalenze da assorbire ÷ (0,4808 × sconto rispetto a 100).
Con 1.000 euro di minusvalenze e un BTP a 90, lo sconto è di 10 punti (0,10). Il risultato è 20.800 euro nominali, da arrotondare al lotto superiore da 1.000.
La scadenza del BTP deve precedere quella delle perdite
Dato che la plusvalenza nasce il giorno del rimborso, il BTP deve scadere prima che le minusvalenze si estinguano. Le perdite realizzate nel 2026 sono utilizzabili fino al 31 dicembre 2030 e per queste funzionano i titoli con scadenza 2029 e 2030. I BTP del 2031 arrivano troppo tardi, a meno di venderli prima sul mercato, a un prezzo che oggi nessuno può garantire.
Il vincolo vale ancora di più per chi ha minusvalenze in scadenza a fine anno, cioè quelle realizzate nel 2022. Per loro nessun BTP con scadenza tra il 2029 e il 2031 è d’aiuto, servono titoli che rimborsano entro dicembre 2026, come abbiamo analizzato in 4 BTP per compensare le minusvalenze 2022 in scadenza.
Quattro BTP sotto la pari a confronto con il BTP Valore
La tabella mette a confronto quattro BTP a cedola bassa, emessi tra il 2020 e il 2021 e oggi quotati ben sotto 100. Per ciascuno simula l’investimento di 20.000 euro e il rendimento netto è calcolato in due versioni, una con la plusvalenza tassata al 12,5%, come accade a chi non ha minusvalenze, e una con la plusvalenza interamente compensata.
| Titolo (ISIN) | Prezzo | Rendimento netto senza minusvalenze | Rendimento netto con minusvalenze | Plusvalenza su 20.000 € | Minusvalenze assorbite | Utile per minusvalenze realizzate dal |
|---|---|---|---|---|---|---|
| BTP 0,45% 15/02/2029 (IT0005467482) | 93,14 | 3,14% | 3,52% | 1.440,60 € | 692,64 € | 2025 |
| BTP 0,95% 01/08/2030 (IT0005403396) | 90,01 | 3,38% | 3,72% | 2.197,80 € | 1.056,70 € | 2026 |
| BTP 0,60% 01/08/2031 (IT0005436693) | 85,60 | 3,50% | 3,89% | 3.312,00 € | 1.592,41 € | 2027 |
| BTP 0,95% 01/12/2031 (IT0005449969) | 86,03 | 3,56% | 3,90% | 3.213,10 € | 1.544,86 € | 2027 |
| BTP Valore 27/10/2031 | 100 | 3,58% | 3,58% | nessuna | nessuna | - |
| BTP Valore Insieme 27/10/2031 | 100 | 3,62% | 3,62% | nessuna | nessuna | - |
Note: prezzi di riferimento del 19/10/2026. Fonte: Borsa Italiana. Rendimenti netti annui: elaborazioni di Money.it su flussi effettivi, regolamento al 21/10/2026, rateo netto incluso, commissioni e imposta di bollo escluse. Importi nominali arrotondati al lotto da 1.000 euro inferiore. BTP Valore e Insieme calcolati con i tassi minimi garantiti, che a fine collocamento possono essere confermati o rivisti solo al rialzo.
Senza minusvalenze da usare, nessuno dei quattro BTP sotto la pari batte il BTP Valore al netto delle tasse, con il migliore, il dicembre 2031, che si ferma al 3,56% contro il 3,58% del titolo in collocamento, uno scarto ormai minimo. Con le minusvalenze la classifica cambia: tre titoli su quattro superano il BTP Valore, ma non il febbraio 2029.
Il caso più comune è quello di chi ha perso nel 2026 e non prevede altre plusvalenze. I titoli compatibili sono il BTP febbraio 2029 e il BTP agosto 2030, ma solo il secondo batte il BTP Valore. Con la compensazione rende il 3,72% netto, 14 centesimi di punto l’anno più del titolo del Tesoro. Il beneficio fiscale si traduce in 274,73 euro di imposte evitate, mentre 3.943 euro di minusvalenze restano nello zainetto. Dividere i 20.000 euro a metà tra BTP 2029 e BTP 2030 non migliora le cose dato che il rendimento netto del portafoglio scende al 3,65%, sopra il BTP Valore ma sotto il solo agosto 2030, perché la scadenza più breve paga meno.
Il distacco si allarga con i titoli del 2031, che con la compensazione rendono il 3,89% e il 3,90%, circa tre decimi di punto l’anno più del BTP Valore, un vantaggio che tuttavia è riservato a chi realizzerà minusvalenze dal 2027 in avanti, oppure a chi accetta di vendere prima della scadenza. Va considerato anche il prezzo di questo vantaggio, poiché con una duration modificata di 4,53 per l’agosto 2031 e di 4,78 per il dicembre 2031, un rialzo dei tassi di un punto farebbe perdere a questi titoli circa il 4,5-4,8% di valore, se si dovesse uscire in anticipo.
Il rendimento netto del MOT è vero solo se hai minusvalenze
Chi ha uno zainetto fiscale capiente può fidarsi di quel numero, ma chi non ce l’ha deve togliere la tassa del 12,5% sulla differenza tra prezzo d’acquisto e rimborso, che per il BTP agosto 2030 vale 34 centesimi di punto l’anno (per cui il netto reale scende dal 3,72% al 3,38%). Il rendimento effettivo a scadenza netto pubblicato da Borsa Italiana e dalle piattaforme di trading applica il 12,5% alle cedole, ma non tassa il guadagno tra prezzo d’acquisto e rimborso. Per un titolo a cedola quasi nulla, quel guadagno è la parte principale del rendimento.
Quale scegliere?
Chi ha chiuso il 2026 con qualche perdita in portafoglio e non vede altre plusvalenze all’orizzonte si trova davanti a un bivio in cui le due strade corrono quasi parallele. Il BTP agosto 2030 sfrutta una parte delle minusvalenze e rende 14 centesimi di punto in più. Il BTP Valore risponde con le sue armi: cedole che arrivano ogni tre mesi e nessuna commissione in fase di sottoscrizione. Comprare sul secondario, invece, ha un costo. La commissione della banca, su 20.000 euro, va da qualche euro a qualche decina e rosicchia un margine già sottile.
Se a fine collocamento il Tesoro alzerà i tassi definitivi, il vantaggio del titolo sotto la pari si assottiglierà. Basterebbe un ritocco come quello di marzo, quando la fascia intermedia salì dal 2,80% al 3,20%, per annullarlo del tutto. Non è detto che debba essere per forza l’uno o l’altro, si può dimensionare il BTP sotto la pari sulla quota di minusvalenze che si vuole recuperare, con la formula vista sopra, e affidare il resto al collocamento.
Chi guarda più lontano, perché prevede di realizzare perdite nei prossimi anni o ha comunque un orizzonte fino al 2031, trova nei BTP agosto e dicembre 2031 il guadagno più consistente, ma a rendimento più alto corrisponde un rischio più alto, e qui il rischio è quello del prezzo se si dovesse uscire prima della scadenza. Per chi invece non ha minusvalenze da usare, il discorso è più semplice, dato che non c’è ragione fiscale per preferire un BTP sotto la pari.
Con i prezzi attuali, BTP Valore e BTP Valore Insieme restano avanti al netto delle tasse, anche se sui titoli del 2031 il distacco è di pochi centesimi di punto.
Le verifiche da fare in banca prima di comprare
Nel regime amministrato la compensazione è automatica solo se il BTP viene acquistato sullo stesso deposito, con la stessa intestazione. Se le perdite sono in un’altra banca, si possono trasferire chiudendo il rapporto e facendosi rilasciare la certificazione delle minusvalenze residue, da far valere sul nuovo deposito oppure da indicare nelquadro RT della dichiarazione dei redditi.
La plusvalenza calcolata dalla banca può risultare inferiore alla semplice differenza tra 100 e il prezzo pagato poiché l’intermediario scorpora l’eventuale scarto di emissione maturato, che rientra tra i redditi di capitale e non compensa nulla. Per titoli collocati a prezzi vicini alla pari la quota è contenuta, ma conviene chiedere il calcolo prima dell’acquisto, soprattutto per i titoli riaperti più volte.
Ricordiamo, infine, che le plusvalenze realizzate su ETF e fondi non servono allo scopo perché, anche quando nascono da una vendita, sono redditi di capitale. Le minusvalenze sugli stessi strumenti, invece, finiscono regolarmente nello zainetto, ed è proprio una delle asimmetrie che spiegano perché molti investitori in fondi accumulano crediti fiscali che poi faticano a utilizzare.
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