Venerdì sera, a mercati chiusi, Moody’s ha confermato il rating sovrano dell’Italia a Baa2 con outlook stabile, lo stesso livello raggiunto con la promozione del novembre 2025. La revisione, secondo il comunicato, «non annuncia un’azione di rating né indica una probabile azione nel breve periodo», ma rivede al rialzo le stime di crescita per il 2026 a +0,8% del Pil, dopo un primo semestre a +0,9%. Confermate le previsioni di deficit al 3% del Pil nel 2026 e al 2,9% nel 2027, con un debito pubblico atteso stabilizzarsi intorno al 138% nel biennio, prima di iniziare a scendere gradualmente.
Tra i fattori citati a sostegno del giudizio, Moody’s indica un’economia «ampia, diversificata e a reddito elevato, con una forte base di investitori interni» in grado di assorbire la maggior parte del debito pubblico, l’appartenenza a Ue ed eurozona e «solidi avanzi primari»; pesa invece negativamente «l’elevato debito pubblico italiano, che limita la flessibilità di bilancio».
Il mercato ha reagito con cautela stamattina: lo spread BTP-Bund ha aperto a 92,3 punti base, in aumento rispetto ai 91 punti della chiusura di venerdì, con il rendimento del BTP decennale al 4,55% e quello del Bund tedesco al 3,62%. Sullo sfondo resta il confronto con la Francia, dove il rendimento del decennale (Oat) tratta al 4,7%, un livello che da settimane rende il debito francese più caro di quello italiano nonostante un rapporto debito/Pil più basso.
La conferma di Moody’s, pur senza un upgrade, è una buona notizia per chi detiene BTP poiché consolida il giudizio investment grade a due gradini sopra la soglia spazzatura e riduce, almeno nel breve periodo, il rischio di sorprese negative sul costo del debito pubblico. Ma la sfida resta relativa più che assoluta: lo spread con la Germania si muove tanto sulla fiducia percepita dai mercati quanto sui numeri di bilancio in senso stretto, come dimostra proprio il caso francese.
Hormuz, la tregua che non c’è
Sul fronte geopolitico, il weekend ha riportato tensione sullo Stretto di Hormuz. Il 22 settembre l’Iran aveva offerto di riaprire lo stretto entro sette giorni in cambio di un allentamento del blocco navale statunitense; sabato Donald Trump ha respinto la proposta, definendola «non accettabile» e rivendicando il «controllo totale» americano sul passaggio. Domenica, in un’intervista ripresa da Axios, il presidente ha aggiunto:
«Mi aspetto altri colloqui con l’Iran questa settimana. Vogliono un accordo, ma non è l’accordo che voglio io».
Teheran non ha chiuso la porta al negoziato: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato alla Nbc di essere «pronto ai negoziati» e di essere «ancora in attesa di una risposta ufficiale tramite i mediatori». Secondo fonti regionali citate da Axios, colloqui indiretti mediati dal Qatar potrebbero riprendere già oggi.
Il mercato del petrolio ha reagito con un balzo: il Brent tratta sopra i 106-107 dollari al barile, in rialzo di oltre il 3%, mentre il Wti sale vicino ai 94-95 dollari.
Sul fronte energia, un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari alimenta pressioni sull’inflazione importata proprio mentre la Banca centrale europea, con Christine Lagarde attesa oggi pomeriggio al Parlamento europeo, valuta i tempi di un’eventuale pausa nel ciclo dei tassi.