Juventus e Milan, due nobili “decadute” in Europa League, possono contare su un bel gruzzoletto, a patto di arrivare fino in fondo (o quasi)
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Altro che “coppetta”. Il montepremi Europa League 2026/2027 vale 565 milioni di euro, la cifra che la UEFA distribuirà ai 36 club della fase campionato secondo lo schema fissato dalla circolare dello scorso luglio. Ed è proprio in questa vetrina, la seconda per importanza del calcio continentale, che l’Italia si presenta quest’anno con due nomi pesantissimi, vale a dire Milan e Juventus, rimaste fuori dalla Champions League dopo aver chiuso la Serie A 2025/26 rispettivamente al quinto e al sesto posto.
Due nobili decadute, appunto, con storie europee molto diverse in questa competizione. La Juventus l’ha già vinta tre volte, quando ancora si chiamava Coppa UEFA (1976/77, 1989/90 e 1992/93), mentre il Milan non è mai andato oltre le semifinali, raggiunte nel 1971/72 e nel 2001/02. Entrambe sono partite dalla prima fascia del sorteggio e puntano allo stesso traguardo: la finale del 26 maggio 2027 allo Stadion Frankfurt di Francoforte, il vecchio Waldstadion.
Il montepremi, però, non funziona come un assegno uguale per tutti. C’è una base fissa, ci sono i bonus legati ai risultati e c’è il nuovo value pillar, che pesa sul valore commerciale e sportivo di ogni club. Ma quanto vale davvero ogni vittoria? E quanto incassa chi alza il trofeo? Ecco tutte le cifre ufficiali.
Quanto vale il montepremi Europa League 2026/2027?
Il montepremi dell’Europa League 2026/27, come anticipato, ammonta a 565 milioni di euro, pari al 17,02% dei 3,317 miliardi che la UEFA riserva ai club partecipanti alle fasi centralizzate delle tre competizioni maschili. Alla Champions League e alla Supercoppa UEFA vanno 2,467 miliardi (74,38%), alla Conference League 285 milioni (8,60%). Il piano si basa su una soglia di ricavi lordi stimati in 4,4 miliardi di euro ed è l’ultimo atto del ciclo 2024-27, quello inaugurato con il nuovo format a 36 squadre.
Il confronto con la coppa maggiore dice molto. Una vittoria nella fase campionato di Champions vale 2,1 milioni, in Europa League 450mila euro: oltre quattro volte tanto. La quota di partenza della Champions è di 18,62 milioni, contro i 4,31 milioni dell’Europa League. Insomma, la distanza resta enorme, ma per club come Milan e Juventus ogni euro conta, soprattutto dopo aver perso il treno (e i milioni) della Champions.
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Come si dividono i 565 milioni: i tre pilastri
La UEFA suddivide la torta in tre blocchi. Il primo è la quota di partenza, pari al 27,5% del totale, cioè 155 milioni di euro. Il secondo comprende gli importi fissi legati alle prestazioni, che pesano il 37,5% e valgono 212 milioni. Il terzo è il value pillar, al 35%, per 198 milioni.
Tradotto: poco più di un quarto delle risorse arriva a prescindere dai risultati, mentre la fetta più ampia si conquista sul campo. Ed è qui che il cammino europeo può cambiare davvero il bilancio di una stagione.
Quota di partecipazione: 4,31 milioni per ogni club
Ognuno dei 36 club qualificati alla fase campionato riceve 4,31 milioni di euro, versati in due tranche: un acconto da 4,14 milioni, in calendario il 25 settembre 2026, e un saldo da 170mila euro, previsto per ottobre 2027. Per avere un termine di paragone, in Conference League la quota di partenza si ferma a 3,17 milioni.
È la parte più prevedibile degli incassi europei, l’unica che non dipende dalle otto partite della fase campionato. Una base certa su cui costruire le previsioni di ricavo, anche se, come si vedrà, la stessa UEFA chiede ai club di non dare nulla per scontato.
Quanto vale una vittoria in Europa League?
Nella fase campionato ogni vittoria vale 450mila euro e ogni pareggio 150mila euro per ciascuna squadra. Con otto partite in calendario, il bottino massimo ottenibile dai soli risultati è quindi di 3,6 milioni di euro.
C’è poi un meccanismo che rende i pareggi meno “neutri” di quanto sembri. Una vittoria distribuisce 450mila euro, un pareggio ne distribuisce 300mila (150mila per parte): i 150mila euro non assegnati per ogni pareggio vengono accantonati e poi redistribuiti in proporzione alla classifica finale della fase campionato, facendo salire il valore delle quote del bonus piazzamento. In pratica, più pareggi ci sono nel torneo, più vale chiudere in alto.
Il bonus per la classifica della fase campionato
Al termine delle otto giornate, le 36 squadre vengono ordinate in un’unica classifica e anche il piazzamento ha un prezzo. L’importo complessivo del bonus, circa 50 milioni, è diviso in 666 quote (la somma dei numeri da 1 a 36) dal valore iniziale di 75mila euro ciascuna. L’ultima classificata ne riceve una, la prima ne incassa 36, cioè 2,7 milioni di euro, cifra destinata a salire con la redistribuzione dei pareggi.
A questo si somma un ulteriore incentivo: le squadre dal 1° all’8° posto ricevono 600mila euro in più, quelle dal 9° al 16° 300mila euro. Chiudere tra le prime otto, quindi, non vuol dire soltanto evitare gli spareggi e volare direttamente agli ottavi, ma anche incassare un premio immediato. Le squadre dal 9° al 24° posto vanno ai playoff, mentre dalla 25ª in giù la corsa europea finisce lì.
I premi della fase a eliminazione diretta
Dopo la fase campionato i premi diventano progressivi e si sommano turno dopo turno. Ecco gli importi per ciascun club:
- Qualificazione ai playoff: 300mila euro;
- Qualificazione agli ottavi di finale: 1,75 milioni di euro;
- Qualificazione ai quarti di finale: 2,5 milioni di euro;
- Qualificazione alle semifinali: 4,2 milioni di euro;
- Qualificazione alla finale: 7 milioni di euro;
- Vittoria del trofeo: ulteriori 6 milioni di euro.
L’ultimo atto, da solo, può quindi valere 13 milioni di euro tra accesso alla finale e conquista della coppa. Ma il premio più pesante è sportivo, prima ancora che economico: chi vince l’Europa League si guadagna un posto nella fase campionato della Champions League successiva, se non lo ha già conquistato attraverso il proprio campionato nazionale. È quanto accaduto all’Aston Villa, che ha battuto il Friburgo nella finale di Istanbul dello scorso maggio ed è approdato alla Champions in corso (dove la sola quota di partenza, ricordiamo, vale oltre 18,6 milioni).
Value pillar: cos’è e come funziona?
Il value pillar è la grande novità del ciclo 2024-27. Vale 198 milioni di euro e sostituisce i due vecchi criteri del market pool (il valore del mercato televisivo del Paese) e del coefficiente individuale dei club. Si compone di due parti, i cui importi dipendono dall’esito effettivo della vendita dei diritti media di Europa League e Conference League, commercializzati insieme.
La parte europea si basa sulla media tra due classifiche. La prima ordina i club in base al contributo delle emittenti del proprio Paese ai ricavi media della competizione (e, tra club dello stesso Paese, in base alle partecipazioni europee delle ultime cinque stagioni: 3 punti per la Champions, 2 per l’Europa League, 1 per la Conference). La seconda è il ranking quinquennale UEFA dei club. La parte non europea, invece, segue il coefficiente decennale dei 36 partecipanti, senza i punti bonus per i titoli europei conquistati in passato che erano previsti nel ciclo 2021-24.
Anche qui la distribuzione avviene in 666 quote, da 1 a 36. Secondo la circolare UEFA, nella parte europea la quota minima vale 217mila euro, in quella non europea 80mila euro. Il club meglio posizionato in entrambe le graduatorie può quindi arrivare a circa 10,7 milioni di euro (7,81 milioni dalla parte europea e 2,88 da quella non europea), mentre il fanalino di coda si ferma a 297mila euro. Il 75% di questa voce è in calendario per il 25 settembre 2026, il restante 25% per l’11 giugno 2027.
Quanto guadagna chi vince l’Europa League?
Facendo i conti con le cifre ufficiali, una squadra che vince tutte e otto le partite, chiude prima la fase campionato e alza il trofeo a Francoforte mette insieme 32,66 milioni di euro tra quota di partenza (4,31), vittorie (3,6), bonus classifica (2,7), premio per le prime otto (0,6) e cammino a eliminazione diretta (21,45), senza passare dai playoff. Aggiungendo anche il massimo teorico del value pillar si superano i 43 milioni di euro.
Si tratta, ovviamente, di uno scenario limite e di una stima indicativa, non di un tetto assoluto né di un incasso garantito. Da un lato, la redistribuzione delle somme non assegnate con i pareggi e l’eventuale surplus dei ricavi UEFA possono far salire le cifre. Dall’altro, il massimo del value pillar presuppone il primo posto in entrambe le graduatorie, e un percorso perfetto, con otto vittorie su otto, resta un’eccezione. Rende bene, però, l’idea dell’escursione economica della competizione: tra chi esce subito e chi arriva fino in fondo ballano decine di milioni.
Milan e Juventus: quanto hanno incassato finora
Le due italiane partono dalla stessa base, i 4,31 milioni della quota di partecipazione, ma l’avvio è stato opposto. La Juventus ha esordito con un netto 5-0 al N.E.C. Nijmegen, mettendo subito in cassa i primi 450mila euro di bonus. Il Milan di Ruben Amorim, invece, è inciampato all’esordio: 0-2 contro il Benfica a San Siro, con i gol di Lukébakio e Kamiński, e quindi zero euro di premi prestazione dopo la prima giornata.
Il calendario offre subito la possibilità di rifarsi. Domani, giovedì 15 ottobre, si gioca la seconda giornata e i rossoneri sono attesi a Salisburgo; nel resto della fase campionato affronteranno in casa Ferencváros, Sunderland e Ararat-Armenia, in trasferta Olympiacos, Bournemouth e Levski Sofia. La fase campionato si chiuderà il 28 gennaio 2027, con il Milan impegnato in casa contro l’Ararat-Armenia e la Juventus contro la Real Sociedad.
Sul fronte del value pillar, entrambe partono avvantaggiate rispetto a gran parte delle avversarie. La prima fascia del sorteggio, infatti, raggruppa le nove partecipanti con il coefficiente UEFA per club più alto, e proprio il ranking quinquennale è uno dei due parametri della parte europea. Nella scheda UEFA delle squadre in gara, il Milan figura al 27° posto del ranking per club e la Juventus al 35°. Sulla parte europea incide poi il peso del mercato televisivo italiano, mentre per quella non europea conta il coefficiente decennale. Le cifre esatte, però, si conosceranno solo a consuntivo.
Quando arrivano i soldi: il calendario provvisorio dei pagamenti UEFA
I premi non vengono versati tutti insieme, e le date indicate dalla circolare sono provvisorie, quindi soggette a conferma. Dopo l’acconto e la prima tranche del value pillar (in calendario il 25 settembre 2026), il 20 novembre 2026 sono previsti i bonus delle prime quattro giornate; il 19 febbraio 2027 quelli delle giornate dalla 5ª all’8ª, insieme al bonus classifica e ai premi per le prime sedici. Il 26 marzo 2027 sarà la volta dei premi per l’accesso a playoff e ottavi, il 14 maggio di quelli per quarti e semifinali e l’11 giugno 2027 dei premi per la finale, della vittoria e della seconda tranche del value pillar. Il saldo della quota di partenza chiuderà i conti a ottobre 2027.
Perché la UEFA invita alla prudenza
C’è però un “asterisco” che i club non possono ignorare. Nella circolare, la UEFA sottolinea che tutti gli importi sono soggetti a conferma definitiva e non possono essere considerati ricavi garantiti: a pesare sono l’alta volatilità dei tassi di cambio e l’instabilità del quadro economico globale. Le distribuzioni finali si baseranno sui pagamenti effettivamente incassati dalla UEFA e le cifre possono subire lievi scostamenti per arrotondamento.
Se i ricavi supereranno la soglia di 4,4 miliardi, l’eventuale surplus sarà diviso tra club partecipanti (93,5%) e UEFA (6,5%), dopo l’assegnazione di una somma forfettaria all’European Football Clubs (EFC), e redistribuito in proporzione a quanto già incassato da ciascuna società.
Per Milan e Juventus, insomma, la morale è semplice: l’Europa League non vale la Champions, ma non è nemmeno un torneo da snobbare. Ogni turno superato pesa sui conti, e la vittoria finale porterebbe con sé il premio più ricco di tutti, ovvero il biglietto di ritorno tra le grandi d’Europa.
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