La terza coppa continentale calcistica organizzata dalla UEFA è senz’altro la meno attraente per prestigio... e anche per montepremi: ecco tutti i numeri
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Non avrà il fascino della Champions League né il blasone dell’Europa League, ma la Conference League resta un affare tutt’altro che trascurabile per i bilanci dei club. Lo sa bene l’Atalanta, che stasera, giovedì 15 ottobre, alle 21 debutta nella fase campionato alla New Balance Arena contro i ciprioti del Pafos: per la squadra di Maurizio Sarri, in palio non ci sono soltanto i primi tre punti del girone unico, ma anche 400mila euro, cioè il valore di una vittoria.
Una cifra lontana anni luce dai 2,1 milioni che la UEFA riconosce per un successo in Champions, certo. Ma sommando quota di partecipazione, premi partita, piazzamento in classifica e passaggi del turno, il conto finale può diventare molto interessante. Quanto vale, quindi, il montepremi Conference League 2026/2027? Come viene diviso tra i club? E soprattutto, quanto può incassare la Dea? Ecco le risposte, numeri alla mano.
Quanto vale il montepremi Conference League 2026/2027
Partiamo dalla cifra che conta. Il montepremi Conference League 2026/2027 ammonta a 285 milioni di euro, destinati ai 36 club che partecipano alla fase centralizzata, cioè dalla fase campionato in poi. Il dato è contenuto nella circolare UEFA n. 48/2026 del 13 luglio 2026, dedicata alla distribuzione dei ricavi per la stagione 2026/27, l’ultima del ciclo 2024-2027.
I 285 milioni sono una fetta dell’8,6% di una torta molto più grande: 3,317 miliardi di euro complessivamente destinati ai club delle competizioni maschili UEFA. Di questi, 2,467 miliardi vanno a Champions League e Supercoppa europea (74,38%), 565 milioni all’Europa League (17,02%) e, appunto, 285 milioni alla Conference.
Come si arriva a questi numeri? La UEFA ha fissato una soglia di ricavi lordi pari a 4,4 miliardi di euro per le tre coppe maschili e la Supercoppa 2026. Da questa base vengono sottratti circa 387 milioni di costi organizzativi e amministrativi, 132 milioni (il 3%) per i turni preliminari, 308 milioni (il 7%) di pagamenti di solidarietà, 22 milioni per la Champions League femminile e 3 milioni per la Youth League. Restano 3,548 miliardi di ricavi netti: il 93,5% finisce ai club partecipanti, il 6,5% resta alla UEFA per gli investimenti nel calcio europeo.
Un dettaglio non da poco: le cifre non sono incassi garantiti. La stessa UEFA, citando la volatilità dei tassi di cambio e l’instabilità del quadro economico globale, invita i club a una gestione prudente dei budget, perché le distribuzioni finali dipenderanno dai ricavi effettivamente incassati.
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Come si divide il prize money: quota fissa, risultati e value pillar
Rispetto a Champions ed Europa League, la Conference segue una logica più «egualitaria». I 285 milioni sono infatti divisi in tre pilastri:
| Voce | Quota | Importo |
|---|---|---|
| Quote fisse di partecipazione | 40% | 114 milioni di euro |
| Premi legati ai risultati | 40% | 114 milioni di euro |
| Value pillar | 20% | 57 milioni di euro |
| Totale | 100% | 285 milioni di euro |
Nelle altre due coppe, invece, la quota fissa pesa il 27,5%, i risultati il 37,5% e il value pillar il 35%. In soldoni, quindi, in Conference conta di più esserci e vincere sul campo, mentre il peso commerciale e storico del club ha un’incidenza minore.
Ogni squadra qualificata alla fase campionato riceve una quota base di 3,17 milioni di euro, versata in due tranche: un acconto da 3,05 milioni (pagato il 25 settembre 2026) e un saldo da 120mila euro previsto per ottobre 2027. Una somma che, per molte società di fascia media e per i club dei campionati minori, vale da sola una fetta consistente del bilancio stagionale.
Premi partita e bonus classifica: quanto vale ogni risultato
Ed eccoci al campo. Nella fase campionato della Conference ogni squadra gioca sei partite (tre in casa e tre in trasferta), contro le otto di Champions ed Europa League. Ogni vittoria vale 400mila euro, ogni pareggio 133mila euro, mentre la sconfitta non porta nulla. Fare l’en plein, quindi, significa mettere in cassa 2,4 milioni di soli premi partita.
C’è poi un meccanismo meno noto ma decisivo: il bonus legato alla classifica finale. La UEFA divide la somma disponibile in 666 quote (la somma dei numeri da 1 a 36), dal valore iniziale di 28mila euro ciascuna. L’ultima classificata ne riceve una, la prima ne incassa 36, cioè circa 1,008 milioni. Non solo: i soldi «risparmiati» con i pareggi (i 133mila euro non assegnati per ogni partita finita in parità) vengono redistribuiti in proporzione alla classifica, facendo crescere il valore effettivo delle quote.
A tutto questo si aggiunge un ulteriore premio per il piazzamento: 400mila euro per le squadre dal 1° all’8° posto, che accedono direttamente agli ottavi, e 200mila euro per quelle dal 9° al 16° posto, che invece passano dagli spareggi insieme alle formazioni dal 17° al 24° posto. Dal 25° in giù, invece, la stagione europea finisce lì. Ecco perché, per una squadra impegnata su più fronti, la gestione delle rotazioni nelle sei giornate europee ha un impatto economico diretto.
I bonus della fase a eliminazione diretta
La parte più ricca del percorso arriva con i turni a eliminazione diretta, i cui premi sono cumulativi: chi arriva in semifinale incassa anche i bonus dei turni precedenti.
- Qualificazione agli spareggi: 200mila euro
- Qualificazione agli ottavi di finale: 800mila euro
- Qualificazione ai quarti di finale: 1,3 milioni di euro
- Qualificazione alle semifinali: 2,5 milioni di euro
- Qualificazione alla finale: 4 milioni di euro per ciascuna finalista
- Vittoria del trofeo: ulteriori 3 milioni di euro
Attenzione, però, a non confondere i 3 milioni del successo finale con il guadagno complessivo della vincitrice, che somma tutte le voci accumulate durante la stagione. Facendo due conti sulle cifre ufficiali, una squadra che vincesse tutte e sei le gare del girone chiudendo al primo posto e poi alzasse il trofeo arriverebbe a circa 18,6 milioni di euro, escludendo value pillar, redistribuzione dei pareggi ed eventuale surplus.
Il valore sportivo, poi, va oltre l’assegno: la vincitrice della Conference conquista anche un posto nella fase campionato dell’Europa League 2027/28, se non si è già qualificata a Champions o Europa League attraverso il proprio campionato. La finale è in programma mercoledì 2 giugno 2027 al Beşiktaş Park di Istanbul, lo stesso stadio dove lo scorso maggio l’Aston Villa ha vinto l’Europa League battendo 3-0 il Friburgo. E per i tifosi italiani c’è già una data da cerchiare sul calendario: la finale del 2028 si giocherà all’Allianz Stadium di Torino.
Il value pillar: la voce che fa la differenza tra club
Il value pillar vale 57 milioni di euro ed è la componente più variabile del montepremi. Introdotto con il ciclo 2024-2027, unisce in un’unica voce i vecchi market pool (legato al valore dei diritti tv del Paese) e ranking per coefficiente. Si divide in due parti, ciascuna ripartita ancora una volta in 666 quote:
Parte europea: si basa sulla media tra la posizione del club nella classifica del valore del mercato televisivo del proprio Paese e quella nel ranking UEFA quinquennale. Ogni quota vale inizialmente 63mila euro, quindi la prima della graduatoria può arrivare a circa 2,27 milioni.
Parte non europea: conta soltanto il coefficiente UEFA decennale dei 36 partecipanti, senza i bonus per i titoli storici previsti nel ciclo precedente. Ogni quota vale inizialmente 23mila euro, per un massimo di circa 830mila euro.
Poiché i diritti media di Europa League e Conference League vengono commercializzati insieme, il valore finale delle due parti dipenderà dall’esito complessivo delle vendite. In pratica, due squadre con lo stesso cammino sportivo possono incassare cifre molto diverse: un club italiano con un ricco storico europeo parte avvantaggiato rispetto a una debuttante di un campionato minore.
Quanto può guadagnare l’Atalanta in Conference League
E qui entra in gioco la Dea. Arrivata settima in Serie A nel 2025/26, l’Atalanta è entrata in Conference dagli spareggi, superando gli israeliani dell’Hapoel Tel Aviv (0-0 a Bergamo, 1-0 nel ritorno giocato sul campo neutro di Miskolc, in Ungheria). Un passaggio tutt’altro che scontato, che ha aperto le porte a un incasso già consistente.
Secondo le stime di Calcio e Finanza, l’accesso alla fase campionato vale per i nerazzurri oltre 6,2 milioni di euro, proprio grazie al peso del value pillar, dove il club bergamasco, reduce da anni di Champions ed Europa League (vinta nel 2024), occupa le posizioni di vertice:
| Voce | Importo stimato |
|---|---|
| Quota di partecipazione | 3,17 milioni di euro |
| Value pillar, parte europea | 2,25 milioni di euro |
| Value pillar, parte non europea | 0,81 milioni di euro |
| Bonus classifica (minimo garantito) | 0,028 milioni di euro |
| Totale | 6,26 milioni di euro |
A questa cifra, come previsto dalla circolare UEFA per le vincitrici degli spareggi di Conference, si aggiungono 175mila euro per il turno preliminare disputato. E poi c’è il botteghino: prima della finale, ogni club trattiene gli incassi delle proprie gare casalinghe, e l’Atalanta ne giocherà tre nella fase campionato.
Nello scenario migliore, cioè sei vittorie su sei, primo posto e trofeo alzato a Istanbul, il bottino UEFA dei bergamaschi supererebbe i 21,5 milioni di euro, escludendo l’effetto della redistribuzione dei pareggi e l’eventuale surplus. Un ordine di grandezza simile a quello incassato dal Chelsea, che vincendo l’edizione 2024/25 ha ricevuto dalla UEFA 21,8 milioni di euro, mentre il Real Betis finalista si è fermato intorno ai 17 milioni.
Il calendario, intanto, è fitto: dopo il Pafos, campione di Cipro nel 2025 e reduce da una Champions chiusa al 26° posto della fase campionato, la Dea tornerà in campo nelle giornate del 22 ottobre, 5 novembre, 26 novembre, 10 dicembre e 17 dicembre. I premi delle prime tre partite saranno versati dalla UEFA il 20 novembre 2026, quelli delle ultime tre (insieme ai bonus classifica) il 15 gennaio 2027.
Non solo soldi: il ranking UEFA e la quinta italiana in Champions
C’è poi un valore che non si misura in euro, almeno non subito. Ogni punto conquistato dall’Atalanta in Conference contribuisce al ranking UEFA stagionale dell’Italia: le due federazioni con il miglior rendimento nella stagione 2026/27 otterranno un posto in più nella Champions League 2027/28.
Il calcolo, però, è impietoso: i punti raccolti dalle squadre di un Paese vengono sommati e poi divisi per il numero di club partecipanti a inizio stagione, comprese quelle eliminate. Ecco perché una vittoria della Dea contro il Pafos pesa sul ranking quanto una dell’Inter in Champions. E un posto in più nella massima competizione europea, per la Serie A, significa decine di milioni di euro di ricavi in più per una sua squadra.
Conference, Europa League e Champions a confronto: il divario resta enorme
Per capire il reale peso economico della Conference basta metterla a confronto con le due «sorelle maggiori». I numeri della circolare UEFA per la stagione 2026/27 parlano chiaro:
| Voce | Champions League | Europa League | Conference League |
|---|---|---|---|
| Montepremi | 2,467 miliardi* | 565 milioni | 285 milioni |
| Quota di partecipazione | 18,62 milioni | 4,31 milioni | 3,17 milioni |
| Vittoria nella fase campionato | 2,1 milioni | 450mila | 400mila |
| Pareggio nella fase campionato | 700mila | 150mila | 133mila |
| Qualificazione agli ottavi | 11 milioni | 1,75 milioni | 800mila |
| Qualificazione alla finale | 18,5 milioni | 7 milioni | 4 milioni |
| Bonus per la vittoria del trofeo | 6,5 milioni | 6 milioni | 3 milioni |
*Comprende anche la Supercoppa europea
In altre parole, la sola quota d’ingresso in Champions vale quasi sei volte quella della Conference, e la qualificazione agli ottavi della coppa più prestigiosa frutta più di quanto la vincitrice della Conference incassi dall’intero percorso a eliminazione diretta (11,6 milioni). Il confronto più eloquente arriva dai pagamenti effettivi del 2024/25, certificati dal report finanziario UEFA: il Paris Saint-Germain, campione d’Europa, ha incassato 144,4 milioni di euro, il Tottenham vincitore dell’Europa League circa 41 milioni, il Chelsea re della Conference 21,8 milioni. Una cifra quasi identica a quella dello Slovan Bratislava, che in Champions aveva perso tutte e otto le partite.
Turni preliminari, solidarietà e surplus: il resto del piano UEFA
La circolare UEFA, però, non riguarda solo i 36 club della fase campionato. Per i preliminari di Champions, Europa e Conference League è previsto un fondo separato da 132 milioni di euro: ogni club riceve 175mila euro per turno disputato (con alcune eccezioni), mentre le squadre eliminate nelle qualificazioni di Conference, dove confluiscono tutte le sconfitte dei preliminari, ottengono un bonus crescente: 150mila euro al primo turno, 350mila al secondo, 550mila al terzo e 750mila agli spareggi. I campioni nazionali che non raggiungono nessuna fase campionato ricevono ulteriori 260mila euro.
Ci sono poi i 308 milioni di euro di solidarietà destinati, tramite le federazioni nazionali, ai club che non partecipano alla fase campionato delle tre coppe: una voce poco visibile ma rilevante per la tenuta del sistema calcistico europeo.
Infine, il capitolo surplus: gli eventuali ricavi oltre la soglia dei 4,4 miliardi saranno ripartiti tra club partecipanti e UEFA con lo stesso rapporto della distribuzione netta (93,5% e 6,5%), dopo l’assegnazione di una somma forfettaria all’EFC, l’associazione dei club europei. Il resto sarà diviso in proporzione a quanto ciascun club avrà già ricevuto. Il saldo definitivo arriverà a ottobre 2027: fino ad allora, i 285 milioni restano la base di calcolo ufficiale, non un conto chiuso al centesimo.
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