Meta Platforms prova a lasciarsi alle spalle settimane difficili: alle 17,58 il titolo sale a 634,53 dollari, in rialzo del 3,6% rispetto alla chiusura precedente di 612,49, dopo aver toccato in giornata un minimo di 616,80 e un massimo di 634,63. È il miglior rialzo giornaliero da tempo per un’azione che nell’ultimo mese ha perso il 17,12% e nell’ultima settimana il 12,19%.
Il rimbalzo arriva infatti dopo un tratto di mercato duro. Mercoledì 28 ottobre Meta aveva chiuso in calo dell’1,24%, proseguendo un ribasso partito circa una settimana fa con la pubblicazione dei conti trimestrali.
Perché Meta era scesa: conti forti ma capex in aumento
Il 21 ottobre Meta ha pubblicato i risultati del terzo trimestre 2026 insieme a una novità societaria: il consiglio di amministrazione ha approvato una nuova classe di azioni ordinarie senza diritto di voto, la Classe C, pensata per dare alla società più flessibilità nel finanziare la crescita. Il mercato ha letto il mix di guidance sul capex più alta del previsto e flusso di cassa in territorio negativo come un segnale che il conto dell’intelligenza artificiale sta diventando più salato: ne avevamo scritto in questo articolo di Money.it sull’aumento di capitale da 95 miliardi, pubblicato il 26 ottobre.
Pochi giorni dopo, il 26 ottobre, Meta ha reso concreto il piano di finanziamento annunciando un’offerta combinata di azioni e titoli preferred per circa 35 miliardi di dollari (22,5 miliardi in azioni ordinarie di Classe A più 12,5 miliardi in azioni privilegiate convertibili), che può salire fino a 40,25 miliardi se gli underwriter esercitano le opzioni aggiuntive. A questo si affianca un programma, non ancora attivato e previsto non prima del primo trimestre 2027, per vendere sul mercato fino a 60 miliardi di azioni di Classe C. Tra gli investitori cosiddetti «cornerstone» della tranche azionaria figurano Nvidia, AMD e Broadcom, con un’adesione indicativa complessiva di 5 miliardi di dollari: lo racconta l’approfondimento di Money.it sull’ingresso di Nvidia nel capitale di Meta.
Il contrasto con la giornata nera di Alphabet
La differenza con la seduta di oggi si vede soprattutto nel confronto con Alphabet, che invece affonda di oltre il 10% dopo una trimestrale che ha mostrato un flusso di cassa libero tornato negativo per il secondo trimestre di fila. Meta condivide lo stesso tema di fondo, un capex guidato fino a 145 miliardi di dollari per il 2026, ma lo sta finanziando soprattutto con equity fresca anziché con debito: una scelta che il mercato, almeno oggi, sembra premiare rispetto a chi mostra segnali di tensione sulla cassa.
Non è un verdetto definitivo sulla sostenibilità della spesa in intelligenza artificiale, quanto una differenziazione tra titoli che condividono lo stesso rischio ma lo stanno gestendo in modo diverso. Il rimbalzo di Meta si innesta peraltro su un titolo che veniva da un ipervenduto tecnico marcato, un terreno in cui i rialzi tendono a essere più ampi quando arriva una notizia percepita come positiva.
Il quadro tecnico
Sui dati di chiusura di mercoledì, i pivot point classici indicano una resistenza a 630,72 dollari, già toccata nel corso della seduta odierna, e un supporto a 606,19. Il titolo resta sotto la sua media mobile a 50 sedute, a 667,90 dollari, ma si muove ormai in area di media mobile a 200 sedute, posizionata a 614,46 dollari: un livello che in passato ha fatto da spartiacque per il trend di fondo. L’RSI a 14 sedute è salito a 30,7, uscendo dalla soglia più profonda di ipervenduto ma restando su livelli compressi, mentre l’ADX, a 27, segnala che la spinta ribassista delle ultime settimane era comunque un trend abbastanza definito, non un rumore di fondo.
Allargando lo sguardo, il titolo resta lontano dal massimo delle 52 settimane di 779,82 dollari, con una performance a un anno negativa del 16,6%, e la volatilità implicita nei dati recenti resta elevata, con un’escursione media giornaliera del 2,23% nelle ultime 20 sedute. Sono numeri che inquadrano il rialzo di oggi come un primo segnale di respiro più che come la fine delle turbolenze: la vera prova per il titolo resta il modo in cui il mercato continuerà a leggere, trimestre dopo trimestre, il rapporto tra la spesa per l’intelligenza artificiale e la capacità di finanziarla senza intaccare i conti.
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