Nvidia investirà 3 miliardi nell’aumento di capitale di Meta, che punta a raccogliere fino a 97,5 miliardi per l’AI. Cosa prevede l’accordo e perché divide Wall Street.
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Nella corsa all’intelligenza artificiale il confine tra chi vende e chi compra si fa ogni giorno più sottile. Martedì 27 ottobre Nvidia ha annunciato che investirà 3 miliardi di dollari nell’aumento di capitale di Meta, uno dei suoi clienti più importanti, che con quei soldi continuerà a riempire i propri data center di processori Nvidia. È un giro di denaro che dice molto dell’accordo e ancora di più del momento che sta vivendo il settore, se perfino un gruppo con i conti di Meta deve rivolgersi al mercato per non perdere terreno.
Cosa prevede l’intesa tra Nvidia e Meta
L’investimento passa per l’offerta di azioni lanciata lunedì dal gruppo di Mark Zuckerberg, ma porta con sé un accordo industriale più ampio. In una nota congiunta le due società hanno spiegato che rafforzeranno la collaborazione su Muse, l’assistente che Meta ha lanciato a settembre, e sull’intera famiglia di modelli che porta lo stesso nome. Lavoreranno insieme per migliorarne le prestazioni sia nell’addestramento sia nell’inferenza, la fase in cui il modello elabora le risposte per gli utenti.
In cambio, Meta ha messo nero su bianco l’intenzione di estendere l’uso delle tecnologie Nvidia, dai sistemi Vera Rubin ai processori Vera, fino alle reti Ethernet Spectrum-X e alle unità BlueField-4. Si tratta di prodotti di nuova generazione che in alcuni casi non hanno ancora raggiunto la piena diffusione commerciale. Restano invece da chiarire i dettagli finanziari, perché Nvidia non ha precisato se sottoscriverà azioni ordinarie, privilegiate convertibili o entrambe, né quanti titoli finiranno nel suo portafoglio.
Una raccolta da 97,5 miliardi di dollari
L’ingresso di Nvidia è solo un tassello di un’operazione che Bloomberg colloca tra le più grandi emissioni azionarie della storia. Lunedì Meta ha annunciato di voler raccogliere fino a 95 miliardi di dollari, partendo da circa 35 miliardi divisi tra 22,5 miliardi di azioni ordinarie di classe A e 12,5 miliardi di azioni privilegiate a conversione obbligatoria. La domanda degli investitori ha poi spinto la società ad alzare in corsa la quota di ordinarie a 25 miliardi, collocate a 625 dollari ciascuna, portando il primo blocco a 37,5 miliardi e l’intero piano a 97,5 miliardi.
Il modo in cui arriveranno questi soldi è meno lineare di quanto suggeriscano le cifre. Le ordinarie sono state vendute con contratti forward, per cui Meta incasserà i circa 24,9 miliardi netti solo al momento del regolamento, previsto entro il 19 novembre 2027. Le privilegiate, emesse in 250 milioni di quote da 50 dollari, pagano invece un dividendo annuo del 6,50% e si trasformeranno in azioni ordinarie intorno al 15 agosto 2029. Nvidia, AMD e Broadcom avevano indicato di essere pronte a sottoscrivere fino a 5 miliardi complessivi, e con l’annuncio di martedì Nvidia si fa carico da sola di tre quinti di quella cifra.
Gli altri 60 miliardi passeranno per un programma at the market, che permette di vendere azioni sul mercato poco alla volta e che non dovrebbe partire prima del primo trimestre 2027. Riguarderà le nuove azioni di classe C, prive di diritto di voto, presentate insieme alla trimestrale del 21 ottobre. Meta le distribuirà ai soci attuali con un dividendo in azioni, una per ogni titolo posseduto, con un effetto simile a un frazionamento due per uno, e potrà così raccogliere capitali senza scalfire il controllo che Zuckerberg esercita sul gruppo. Secondo Semafor è la prima volta dal 2013 che la società torna a emettere nuove azioni sul mercato.
Perché Meta ha bisogno di tutti questi soldi
La risposta sta nei conti dell’ultimo trimestre, che hanno mostrato due facce difficili da conciliare. Tra luglio e settembre i ricavi sono cresciuti del 26% a 64,6 miliardi di dollari, sopra le attese degli analisti, sostenuti dalla pubblicità. Nello stesso periodo gli investimenti in infrastrutture hanno raggiunto 34,91 miliardi, superando i 32,79 miliardi di liquidità generata dall’attività operativa e spingendo il flusso di cassa libero in territorio negativo per 2,12 miliardi. Sul risultato ha pesato anche un onere legale da 9,89 miliardi legato alle cause sulla salute mentale degli adolescenti, e il giorno dopo la pubblicazione dei conti il titolo ha ceduto circa il 7%.
Per l’intero 2026 Meta prevede investimenti tra 135 e 145 miliardi di dollari. Sta costruendo quattro supercluster di calcolo con una capacità superiore a un gigawatt ciascuno e conta di raddoppiare quasi la propria infrastruttura rispetto al 2025. Per sostenere questa spinta, ha spiegato la società, userà un mix di flussi di cassa, debito con merito di credito elevato, partnership strategiche e capitale azionario. Per un gruppo che negli ultimi anni aveva impiegato buona parte della propria liquidità per ricomprare azioni proprie, il cambio di rotta non potrebbe essere più netto.
La reazione di Wall Street
Gli investitori hanno accolto l’annuncio con prudenza. Lunedì 26 ottobre le azioni Meta hanno chiuso in calo dell’1,88% a 630,56 dollari, appena sopra il prezzo di collocamento, portando al 9,6% la perdita accumulata dalla vigilia della trimestrale. Il timore principale è la diluizione, perché l’intero piano vale intorno al 6% di una capitalizzazione di circa 1.612 miliardi di dollari. Non tutti gli analisti però vedono nero. Canaccord Genuity ha confermato il giudizio Buy con un prezzo obiettivo di 950 dollari, sostenendo che la diluizione resta gestibile rispetto alla crescita del gruppo, anche perché buona parte delle nuove azioni potrà essere emessa dal 2027 in poi.
Ben diverso l’umore attorno a Nvidia, che lunedì aveva chiuso in rialzo del 2,39% a 216 dollari. Per il colosso dei semiconduttori l’operazione vale più del possibile rendimento delle azioni Meta, perché rafforza il legame con un grande acquirente proprio mentre questo si prepara a introdurre la prossima generazione di processori. I 3 miliardi restano comunque un investimento finanziario, che non si tradurrà automaticamente in ricavi aggiuntivi per Nvidia.
Il nodo dei finanziamenti circolari
Proprio questo intreccio riaccende un dibattito che accompagna da mesi il boom dell’intelligenza artificiale. Quando un produttore di chip investe nei propri clienti e questi si impegnano a comprare i suoi prodotti, distinguere la domanda reale da quella sostenuta dal fornitore diventa più complicato. Nvidia aveva già imboccato questa strada nel settembre 2025, annunciando l’intenzione di investire fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, e ogni nuova intesa dello stesso tipo alimenta i timori di chi vede nel settore un meccanismo che si autoalimenta.
Meta, del resto, è in buona compagnia nella caccia ai capitali. A giugno Alphabet aveva annunciato una raccolta da 85 miliardi, SpaceX ha chiuso un finanziamento in debito da 40 miliardi per acquistare processori grafici e Anthropic si prepara alla quotazione in Borsa. Goldman Sachs stima che tra il 2026 e il 2031 la spesa globale legata all’intelligenza artificiale, tra calcolo, data center ed energia, possa raggiungere 7.600 miliardi di dollari, mentre la scorsa settimana Ken Griffin, fondatore di Citadel, ha avvertito che gli investitori si trovano quasi certamente dentro una bolla.
I prossimi mesi diranno se la scommessa regge. Le due emissioni dovrebbero chiudersi giovedì 29 ottobre, mentre il programma sulle azioni di classe C partirà solo nel 2027, e il suo esito dipenderà in buona parte dall’andamento del titolo da qui ad allora. Nel frattempo il mercato guarderà ai conti trimestre dopo trimestre, per capire se pubblicità, Muse e infrastrutture sapranno generare abbastanza cassa da rendere meno necessario tornare a bussare alla porta degli investitori.
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