Mercati internazionali, settimana chiave: fari puntati su Fed e BCE

Settimana cruciale per i mercati, partita col G7 in Canada e poi proseguita con lo storico incontro fra Trump e Kim Jong-un. Ora salgono le attese attorno alle riunioni di Fed e BCE, rispettivamente domani e giovedì. Ecco come cambia lo scenario

Mercati internazionali, settimana chiave: fari puntati su Fed e BCE

Bank of America ha definito questa la settimana più importante dell’intero 2018.
Dopo la partenza a razzo con il G7 di lunedì e l’incontro fra il Presidente americano Donald Trump e l’omologo nordcoreano Kim Jong-un, ora l’attenzione degli investitori internazionali è catalizzata sulle due banche centrali più importanti al mondo: Fed e BCE.

Lo storico incontro fra Trump e Kim-Jong-un

Lo storico accordo firmato dai leader di Stati Uniti e Corea del Nord dà il via a un impegno degli Usa a garantire la sicurezza del Paese asiatico e, dall’altra parte, alla promessa di Pyongyang di intraprendere un processo che porterà alla sua totale denuclearizzazione.

Se le cose dovessero andare effettivamente così, si tratterebbe di una decostruzione piena della tensione che intercorre tra i due Paesi. Molti analisti, tuttavia, continuano a non dare troppo peso all’incontro, che non può dare vere garanzie visti gli impegni presi in precedenza da Kim, che potrebbero essere minacciati dal controllo della conformità a un nuovo accordo.

Settimana spartiacque: dopo il G7, fari puntati su FED e BCE

In agenda prima della fine della settimana ci sono altri due eventi in grado di pesare enormemente sui mercati internazionali: il 13 e il 14 giugno sono in programma le riunioni del FOMC, il braccio operativo della Federal Reserve e del Consiglio direttivo della BCE, con il cambio euro dollaro che potrebbe muoversi in relazione a due variabili: in prima battuta sulla scia delle decisioni della banca centrale statunitense sul rialzo dei tassi e poi in base alle nuove indicazioni sul Quantitative Easing in arrivo dal Governatore BCE Mario Draghi.

Secondo Olivier De Berranger, CIO di La Financière de l’Echiquier, per entrambe le riunioni il trend è segnato dal ritorno alla normalizzazione delle politiche monetarie:

“L’attenzione non si concentrerà tanto sulla nuova risalita dei tassi ufficiali da parte della Fed, data ormai per scontata, quanto sul comunicato del FOMC in modo da capire se la Fed deciderà di fare altri due aumenti di tassi quest’anno o uno solo. In Europa, invece, le vicende italiane avevano fatto emergere dei dubbi sullo scenario da tutti condiviso secondo cui la BCE avrebbe dato comunicazioni circa la fine del QE. Le ultime dichiarazioni rilasciate da alcuni membri della banca centrale hanno sciolto queste incertezze”.

Si attende invece cautela dalle banche centrali Edoardo Fusco Femiano, market analyst di eToro, che considera l’attuale scenario un possibile continuo della strategia della Fed di rialzo dei tassi:

“Dal punto di vista delle reazioni delle banche centrali, sebbene le politiche di queste ultime siano in divergenza - con la FED in una fase avanzata di tightening e BCE e BOJ ancora in quella allentamento monetario - ci attendiamo un’impostazione complessivamente dovish da parte dei banchieri centrali, nell’ottica di proseguire in una graduale rimozione degli aiuti monetari, salvaguardando la stabilità dei mercati finanziari e dell’economia reale”.

Gli appuntamenti chiave in arrivo: il consiglio europeo del 28 e 29 giugno

Altri due temi cruciali in ottica politico-economica saranno poi discussi durante il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno prossimi, quando i riflettori si accenderanno su Brexit da un lato, Eurozona e l’attuale modello politico dell’Unione Monetaria dall’altro:

“Londra sta preparando nuove proposte - spiega De Berranger - e l’esecutivo britannico deve affrontare dissensi al vertice dello Stato relativi al confine con l’Irlanda del Nord, che vedono opporsi Theresa May e David Davis, il ministro incaricato della Brexit. Un fallimento delle trattative farebbe aumentare il rischio di no-deal nel marzo del 2019. Per quel che riguarda l’Eurozona, alla luce del recente stress provocato dalla situazione italiana il dibattito assume ora un’altra dimensione.”

De Berranger ricorda infine anche le imminenti elezioni del 24 giugno in Turchia e del primo luglio in Messico, che si annunciano meno cruciali visto il peso dei Paesi coinvolti negli indici emergenti globali (il 4,5% cumulato circa), ma “andranno nondimeno monitorati data la fragilità di entrambi”.

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