Le mani della CIA sui social media: cosa dicono i «Twitter Files»

Roberto Vivaldelli

29/05/2024

I Twitter Files rivelano un coinvolgimento dei servizi nel tentativo di assumere il controllo del sistema di gestione dei contenuti della piattaforma.

Le mani della CIA sui social media: cosa dicono i «Twitter Files»

I «Twitter Files» diffusi nei mesi scorsi dal patron della piattaforma social (ora «X»), Elon Musk, che si è avvalso della collaborazione di giornalisti indipendenti come Matt Taibbi, hanno avuto il merito di svelare al mondo le pressioni dei funzionari del governo statunitense sul social network per censurare i contenuti scomodi e mettere il bavaglio alle voci critiche. Ora una nuova inchiesta condotta dallo stesso Taibbi con altri giornalisti indipendenti come Michael Shellenberger e Alex Guntag, racconta il ruolo dell’intelligence americana e in particolare della CIA (Central Intelligence Agency) non solo nel controllare la piattaforma ma anche la moderazione dei contenuti, cercando di stabilire cosa è vero e cosa è falso come un inquietante Ministero della Verità orwelliano.

Cosa dicono i Twitter Files sulla CIA

La CIA non può legalmente spiare cittadini americani sul territorio nazionale. Tuttavia, secondo quanto emerge dai nuovi «Twitter Files», nel 2021-2022, ex analisti della CIA e membri collegati all’intelligence Usa hanno tentato di prendere il controllo del sistema di gestione dei contenuti di Twitter. Tra le persone coinvolte ci sono un appaltatore del Dipartimento della Difesa, Nina Jankowicz, e Jim Baker, ex consigliere generale dell’FBI, noto per il suo controverso ruolo nel Russiagate e nella censura della storia su Hunter Biden. L’inchiesta dei tre giornalisti americani pubblicata su Substack descrive nel dettaglio gli «esperti» legati alla comunità dell’intelligence Usa, che miravano a esercitare controllo su diverse piattaforme online come Twitter, PayPal, Amazon Web Services e GoDaddy. Il loro obiettivo era rimuovere, «de-monetizzare» e escludere completamente dalla rete internet le persone che erano ritenute una minaccia dalla CIA e dalla comunità d’intelligence Usa.

Le mani della CIA sui social

L’11 giugno 2020, una casa editrice poco conosciuta (“I.B. Tauris”) ha pubblicato How to Lose the Information War: Russia, Fake News, and the Future of Conflict di Nina Jankowicz, che sostiene la necessità di una “guerra dell’informazione” come quella condotta dal governo statunitense in Ucraina e nell’Europa orientale. Jankowicz paragona la mancanza di regolamentazione dei contenuti sui social media a quella delle automobili negli anni Sessanta. Chiede un approccio “multipiattaforma” e pubblico-privato, in modo che qualsiasi azione venga intrapresa contemporaneamente da Google, Facebook e Twitter.

L’esperta indica l’Europa come modello e, in particolare, la legge liberticida del governo tedesco che impone alle società di social media e ad altri host di contenuti di rimuovere i discorsi “palesemente illegali” entro ventiquattro ore«, pena di rischiare di incorrere in una»multa fino a 50 milioni di dollari’. Per contro, negli Stati Uniti, lamenta l’autrice, “il Congresso non ha ancora approvato una legge che imponga anche la più elementare delle regolamentazioni relative ai social media e alla pubblicità elettorale”. Se l’Occidente vuole vincere la “guerra dell’informazione”, afferma, ha bisogno di una risposta che coinvolga l’intera società, come hanno fatto gli Stati Uniti e la NATO nell’Europa orientale. Un anno dopo la pubblicazione del libro, Jankowicz avrebbe collaborato con una società di consulenza «anti-disinformazione» di Twitter composta da “ex” analisti dell’intelligence: l’Alethea Group.

Il 28 luglio 2020, riporta l’inchiesta, una casa editrice di libri per ragazzi e giovani adulti poco conosciuta ha pubblicato un altro libro sull’argomento: True or False: A CIA Analyst’s Guide to Spotting Fake News, di Cindy Otis, ex analista della CIA. Anche lei, dopo la pubblicazione di questo saggio, è stata assunta come analista senior per Alethea Group. Un altro analista di Alethea è Patrick Conlon. Dal 2019 al 2022, Conlon è stato Global Lead of Threat Intelligence di Twitter, dove ha diretto il gruppo “Threat Disruption” di Twitter. Secondo la sua biografia, Conlon “ha anche guidato il processo di selezione delle indagini per la divulgazione pubblica nel Twitter Moderation Research Consortium”. In precedenza, dal 2013 al 2019, aveva lavorato per il Dipartimento della Difesa come analista di intelligence e linguista. Perché tutti questi ex analisti della CIA sono finiti per lavorare alla moderazione dei contenuti su Twitter e le altre piattaforme? E se si fosse trattata di un’operazione «non ufficiale» della stessa CIA per tentare di censurare le opinioni scomode? Certo, qualora fosse così, sicuramente non degna di un Paese che si definisce libero.

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