Non bastavano task force, Commissioni parlamentare, disegni di leggi, fact-checkers e debunkers, tutti in prima linea contro la «disinformazione». Ora, arriva anche un «esercito digitale» targato ONU.
Una minaccia «mortale»
L’Organizzazione delle Nazioni Unite, un tempo rispettata come un faro di cooperazione internazionale e promozione dei diritti umani, sembra essersi spinta oltre i confini della sua missione originaria.
Un nuovo progetto, apparentemente volto a contrastare la disinformazione online, sta sollevando gravi preoccupazioni riguardo alle sue implicazioni per le libertà fondamentali e alla sua inclinazione verso atteggiamenti che evocano l’Inquisizione.
L’ONU sta abbracciando una narrativa allarmista che dipinge la disinformazione addirittura come una «minaccia mortale» ed esistenziale per la società moderna.
Questa visione eccessivamente catastrofica sembra essere un tentativo di giustificare un considerevole cambiamento di politica e focus dall’operatività tradizionale dell’ONU verso il cosiddetto «combattimento» contro la disinformazione. In linea con la deriva liberticida imboccata negli ultimi anni, si vuole indurre nell’opinione pubblica l’idea che esista una minaccia, la disinformazione appunto, per legittimare la creazione di una informazione certificata e la censura dell’informazione libera e delle opinioni divergenti.
Un esercito digitale
In ciò che sembra un’interpretazione distorta dei compiti dei caschi blu, l’ONU sta ora «costruendo un esercito digitale».
Questo solleva domande fondamentali sul ruolo delle forze dell’ONU e sulle priorità delle risorse finanziarie dei Paesi membri. Mentre il mondo affronta crisi umanitarie, conflitti e disastri, l’ONU sembra concentrarsi sempre più sulla sfera digitale piuttosto che sull’assistenza sul campo.
L’uso dei termini «guerra» e «campo di battaglia» per descrivere la situazione dell’informazione online sembra eccessivamente sensazionalistico e inappropriato. Tale retorica militaristica non solo esagera la portata della questione, ma getta un’ombra inquietante sulla vera natura della censura proposta.
L’ONU afferma che la disinformazione rappresenta una minaccia «esistenziale» per le istituzioni democratiche e i diritti umani fondamentali. Questo collegamento forzato sembra un esercizio di retorica finalizzato a spaventare il pubblico e giustificare ulteriori restrizioni alla libertà di espressione.
Inculcare nell’opinione pubblica l’idea che le fake news siano un pericolo addirittrua «mortale» e che il lavoro di peacekeeping e la sicurezza dei caschi blu siano minacciati dalla «disinformazione su larga scala» è un espediente volto semplicemente a giustificare un maggiore controllo online.
L’iniziativa UN Verified, che mira a «educare» le persone su come proteggersi dalla disinformazione online, solleva timori riguardo a quale entità avrà il potere di definire ciò che è vero e ciò che è falso. Questo potrebbe potenzialmente portare a una censura arbitraria e a una limitazione della libertà di informazione.
Il nuovo progetto dell’ONU sembra aver perso di vista i princìpi fondamentali delle libertà civili e dei diritti umani.
L’approccio allarmista e l’uso di retorica bellica per descrivere la disinformazione sollevano preoccupazioni sulla creazione di un clima di paura e repressione. È cruciale che la comunità internazionale rimanga vigile nel monitorare e criticare qualsiasi tentativo di limitare la libertà di informazione e di espressione, anche quando proviene da istituzioni che dovrebbero invece difenderla.