Questo indicatore anticipa il crollo del settore bancario italiano

Tommaso Scarpellini

1 Settembre 2025 - 07:52

Il settore bancario italiano resta appeso a un indicatore: la curva dei tassi. Ecco come usarla per interpretare i movimenti di mercato nel segmento bancario.

Questo indicatore anticipa il crollo del settore bancario italiano

Ricordate il lontano 2008, oppure il 2012? Periodi bui per l’Europa e, soprattutto, per l’Italia, che rimane un mercato fortemente bancocentrico. In quegli anni i titoli bancari furono travolti da crolli che hanno lasciato cicatrici profonde, tanto che molti istituti non si sono ancora pienamente ripresi da quelle crisi.

E oggi, dopo che alcune banche sono tornate a brillare in Borsa, la paura è sempre la stessa. Se reinvesto, siamo sicuri che questa volta non resterò di nuovo a secco?

La risposta non sta solo nei bilanci, spesso pieni di voci tecniche che scoraggiano anche i più volenterosi. C’è un indicatore molto più semplice e potente: la curva dei tassi.

La curva dei tassi

Ma come? Avevi detto più semplice”, starai pensando. Eppure non c’è niente di più diretto per capire la salute del settore bancario.

Il modello base di una banca commerciale funziona così: raccoglie liquidità a breve termine (depositi, conti correnti) e la presta a lungo termine (mutui, prestiti, obbligazioni). Questo significa che paga i tassi corti e incassa i tassi lunghi.

La differenza fra i due valori rappresenta la base del margine di profitto, cioè il Net Interest Income (NII), e, ancora più nello specifico, il Net Interest Margin (NIM).

In parole semplici: più ampia è la distanza tra i tassi a lungo e i tassi a breve, più le banche guadagnano.

Lo steepening

Molti investitori hanno sempre creduto che quando la BCE abbassava i tassi le banche fossero destinate a guadagnare di meno. In realtà, non è proprio così. Quando i tassi corti scendono, le banche pagano meno sui depositi. Se, contemporaneamente, i tassi lunghi rimangono più alti, la curva dei tassi resta inclinata (positiva) e i margini bancari non solo reggono, ma spesso migliorano.

Questo è successo più volte in Europa e, più di recente, anche negli USA. Si parla di steepening della curva, ovvero di un suo “irrobustimento”, quando lo spread tra breve e lungo termine si allarga.

Il problema nasce quando accade l’opposto, cioè quando la curva si appiattisce. Storicamente, nei momenti più difficili per le banche, come nel 2008, nel 2012 e nel 2022,lo spread 10Y/2Y è sceso sotto lo zero. Questo segnale, noto anche come inversione della curva dei tassi, ha rappresentato il preludio a forti difficoltà per il business bancario e, spesso, anche per l’intero mercato.

Quindi?

Non è una profezia di sventura, ma un invito alla consapevolezza. Anche perché oggi in Europa, l’indicatore è in crescita.
Certo, non si tratta di evitare il settore in blocco, né di inseguire ansiosamente ogni variazione di spread. Si tratta piuttosto di capire che dietro i numeri c’è un meccanismo chiaro, che può aiutare a prevenire brutte sorprese.

UCG UCG Grafico a candele di UCG. Fonte: baha.com

E la prossima volta che vedrete i titoli bancari brillare o crollare improvvisamente, provate a guardare la curva dei tassi.