L’ascesa della robotica e dell’intelligenza artificiale sta sollevando nuove domande e portando a rivoluzioni che coinvolgono ogni ambito sociale, persino la religione.
Mentre i cittadini finiscono per subire passivamente l’ingerenza sempre più massiccia del transumanesimo, l’automazione si affaccia anche nel mondo della spiritualità destando sconforto e confusione tra i fedeli.
Mindar, il robot buddista
A Kyoto, nel tempio zen di Kodaij, la preghiera è guidata da un robot. Il suo nome è Mindar, è costato un milione di dollari e ha le sembianze di Kannon Bodhisattva, dea della misericordia e della compassione. L’androide è programmato per pronunciare un sermone di 25 minuti, muovendo il busto, le braccia e la testa.
Adottato nell’agosto del 2019, l’automa ha creato sdegno, critiche e polemiche su questa forma di sovversione della spiritualità.
Tensho Goto, il monaco amministratore del tempio buddista è invece entusiasta della presenza di Mindar ed è convinto che l’androide potrà insegnare ai fedeli “la vera essenza del buddismo”. Questo perché a differenza sua e di qualunque altro monaco al mondo il robot non morirà mai e grazie all’intelligenza artificiale potrà acquistare una infinita sapienza: «La grande differenza tra un monaco e un robot è che moriremo […] [Mindar] può incontrare molte persone e memorizzare molte informazioni [nel tempo]. Si evolverà all’infinito».
Goto respinge le accuse di sacrilegio che alcuni critici hanno indirizzato alla scelta di adottare un robot per le funzioni religiose: «Il buddismo non è credere in un Dio, è perseguire il sentiero del Buddha […] Non importa se è rappresentato da una macchina, un pezzo di ferraglia o un albero».
Goto ha aggiunto che «Se un’immagine del Buddha parlasse, sarebbe probabilmente più facile comprendere i suoi insegnamenti. Vogliamo che le persone guardino il robot e pensino all’essenza del Buddismo».
Con i suoi 180 centimetri di altezza per 30 chili di peso, Mindar è principalmente realizzato in alluminio, anche se le mani, il viso e le spalle sono ricoperti di silicone per sembrare simile alla pelle umana. È in grado di muovere il torso, le braccia e la testa. Il cranio, peraltro, è per metà aperto e da esso spuntano cavi e luci lampeggianti. Come se non bastasse, il suo occhio robotico sinistro è dotato di una piccola telecamera.
Ha un corpo neutro rispetto al genere – non ha sembianze né maschili né femminili – ed è stato sviluppato in collaborazione tra il tempio Kodaiji e il professore di robotica Hiroshi Ishiguro dell’Università di Osaka, con un costo di circa un milione dollari. Il suo collaboratore, Kohei Ogawa, ha spiegato al Washington Post come il loro obiettivo fosse utilizzare le moderne tecnologie per creare una statua buddista robotica.
Il caso di Kannon non è isolato.
I robot entrano in chiesa
A Wittenberg, la città della Riforma Protestante di Martin Lutero, una chiesa evangelica ha creato BlessU-2, un robot che benedice i fedeli con un raggio di luce. Quando si entra in chiesa il robot accoglie i fedeli e chiede loro se vogliono essere benedetti: se la risposta è affermativa il robot fa una specie di sorriso, illumina il fedele con un raggio di luce dal naso e dalle braccia, alza le mani al cielo e inizia con la benedizione.
Anche in ambito cattolico non mancano gli esempi di robotica religiosa: un esempio su tutti è SanTo (Sanctified Theomorphic Operator), una statuetta di un metro e mezzo inventata dalla Pontificia Università Cattolica del Peru.
Pensato soprattutto per praticanti anziani e realizzato dal ricercatore italiano Gabriele Trovato, SanTo è capace di raccontare le vite dei santi, di riferire le omelie papali, di citare versi della Scrittura. Può anche rispondere ad alcune domande dei fedeli e accompagnarli nella preghiera, come una sorta di “Alexa cattolica”.
La messa celebrata da ChatGPT
Ora, come riporta il canale tedesco ZDF, nella sede della chiesa luterana di San Paolo a Fürth, cittadina della Baviera, in Germania, si è celebrata la prima funzione religiosa basata sui testi di ChatGPT.
L’evento ha attirato oltre 400 persone, tra curiosi e credenti, pronti ad assistere alla finzione; questa è stata condotta da uno schermo posto sull’altare, nel quale ben quattro avatar diversi, basati su modelli umani, hanno a recitare la funzione religiosa.
La celebrazione è durata circa 40 minuti e rappresentava un esperimento del teologo viennese Jonas Simmerlein. «Ho ideato questo servizio. Ma in realtà l’ho piuttosto accompagnato, perché direi che circa il 98% viene dalla macchina», ha detto all’Associated Press lo studioso di 29 anni.
Dopo la messa, il pubblico ha lasciato il proprio parere in merito e sono arrivati pareri principalmente negativi. Secondo la maggioranza delle critiche, l’IA ha mostrato poca empatia ed emozioni, risultando impersonale. Bocciate anche le musiche create da ChatGPT, considerate “da ascensore”.
La presenza di robot e algoritmi nel campo della spiritualità sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni, portando a delle derive di una vera e propria sovversione che dovrebbero quantomeno allarmare i fedeli, invece che spingerli ad abbracciare tali simulacri tecnologici. Almeno a Fürth, l’esperimento sembra fallito.