Il petrolio? Appartiene al passato. Il futuro dell’Arabia Saudita dovrà essere sostenibile, all’avanguardia e in grado di attirare non tanto multinazionali energetiche o governi, quanto schiere di giovani interessati a passare del tempo – o perché no: trasferirsi – a Riad. Non è un caso che, per accelerare la complicata trasformazione genetica del suo Paese, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, avesse in agenda un viaggio in Giappone.
Mbs era atteso a Tokyo dal 20 al 23 maggio, dove avrebbe dovuto incontrare l’imperatore Naruhito e il primo ministro Kishida Fumio. Anche se la visita sarebbe stata congelata a pochi giorni dalla partenza a causa dei problemi di salute di re Salman, 88 anni, sottoposto a cure per un’infiammazione ai polmoni, l’interesse mostrato dall’Arabia Saudita nei confronti del Giappone resta, ed è più che concreto.
I sauditi, del resto, continuano ad essere (e lo saranno ancora per qualche anno) importanti fornitori di petrolio per il Giappone, mentre il Public Investment Fund (PIF), ricchissimo fondo sovrano saudita, possiede una partecipazione (8,6%) nel colosso dei videogiochi nipponico Nintendo.
Eccolo qui, dunque, il trat d’union che lega due nazioni tanto geograficamente distanti quanto culturalmente agli antipodi: la necessità di Riad di padroneggiare settori dell’hi-tech che siano in grado di alimentare il proprio soft power da un lato, e quella di Tokyo di rafforzare i rapporti con un partner ricco di oro nero e fame di investimenti.
Non solo: occhio al calendario. Tra un anno, nel 2025, va in scena l’Expo mondiale di Osaka. Proprio in vista di questo appuntamento, Mbs ha lasciato intendere di essere disposto a rafforzare la cooperazione bilaterale con il Giappone in ambiti chiave quali l’intrattenimento e il turismo. E il turismo made in Arabia, si sa, è particolarmente generoso quando si tratta di spendere.
Perché l’Arabia è interessata al Giappone
I dossier sul tavolo dei due Paesi sono dunque numerosissimi. Il Giappone, ad esempio, vorrebbe lavorare insieme all’Arabia Saudita per promuovere fonti di energia pulita come l’idrogeno e l’ammoniaca. Vorrebbe poi creare «corridoi turistici» per accogliere viaggiatori sauditi, da implementare anche mediante iniziative e scambi culturali tra le due nazioni. Infine, è intenzionato ad esportare a Riad tecnologia, know-how legato all’infotainment, al comparto videoludico e a tutto ciò che può emanare soft power.
Ci sarebbe da considerare anche la questione petrolifera, visto che al momento l’80% delle forniture di oro nero nipponiche dipendono dal Medio Oriente, nello specifico da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il fronte più caldo coincide però con quello saudita: Mbs desidera imparare dalle tecnologie e competenze giapponesi – compresa l’animazione – per consentire al suo Paese di cambiare pelle, in linea con le riforme strutturali (economiche) avallate dal governo saudita di fronte allo scenario della decarbonizzazione globale.
Detto altrimenti, quando, tra qualche anno, l’Arabia Saudita non potrà più fare affidamento alle sue ingenti ricchezze energetiche (in primis petrolifere), in quel preciso istante la nazione mediorientale dovrà avere tra le mani uno o più jolly alternativi. L’Arabia sogna quindi di diventare un hub logistico, la regina delle nuove tecnologie green, una calamita di videogiochi, l’Eden degli sport reali e virtuali, e tanto altro ancora. Il Giappone, da questo punto di vista, offre un aggancio strategico per molti degli obiettivi stilati da Mbs.
Un asse strategico
Si dice che Mohammed bin Salman sia un appassionato videogiocatore e che abbia un debole per la serie Call of Duty. È invece accertato che l’Arabia Saudita abbia investito ingenti quantità di denaro nel settore videoludico nel corso degli ultimi anni.
Nel 2022, il principe ereditario aveva annunciato una strategia di investimento da 38 miliardi di dollari per Savvy Games Group, veicolo di proprietà del fondo sovrano saudita PIF. Lo stesso fondo che ha messo le mani su una fetta di Nintendo e che ha acquistato partecipazioni nello sviluppatore di Call of Duty, Activision Blizzard, in Electronic Arts e nel produttore di Street Fighter, Capcom.
L’Arabia Saudita mira inoltre ad organizzare una Coppa del mondo di eSport a partire da quest’anno, come parte della spinta per diventare il «principale hub globale» per l’industria, includendo studi locali che realizzano (video)giochi. Il regno sta anche progettando un parco a tema basato sul franchise manga giapponese Dragon Ball con almeno 30 giostre e statue dei personaggi della serie alte 70 metri.
I piani, ricordiamolo, rientrano nel programma Vision 2030, che Riad intende attuare per diversificare la propria economia. L’asse con il Giappone è dunque quanto mai propedeutico alla realizzazione del delicatissimo piano.
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