Covid, l’allarme dell’Iss: tutte le regioni a rischio moderato. Chi passa in zona gialla

Emiliana Costa

19/11/2021

19/11/2021 - 10:40

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Dal monitoraggio dell’Iss emerge una crescita dell’incidenza che tocca quota 98 su 100 mila abitanti. Tutte le regioni sono a rischio moderato. Entriamo nel dettaglio.

Covid, l'allarme dell'Iss: tutte le regioni a rischio moderato. Chi passa in zona gialla

Dopo cinque settimane in continua crescita, l’indice Rt in Italia si attesta a 1,21. Stesso dato della scorsa settimana. Ma è allarme incidenza che continua a salire, toccando quota 98 casi per 100 mila abitanti contro i 78 della settimana precedente. È quanto comunica l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), alla luce dei dati della cabina di regia in corso questa mattina.

Non è tutto. Negli ultimi sette giorni sono cresciuti ancora ricoveri e terapie intensive. «Il tasso di occupazione in terapia intensiva - si legge nella nota - è al 5,3% (rilevazione giornaliera del ministero della Salute al 18/11) contro il 4,4% (rilevazione giornaliera all’11/11). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 7,1% (rilevazione giornaliera al 18/11) contro il 6,1% all’11/11». Entriamo nel dettaglio.

Tutte le regioni a rischio moderato, una verso il rischio alto

Tutte le 21 regioni e province autonome sono classificate a «rischio moderato», contro le 20 della scorsa settimana. Tra queste, una è ad alta probabilità di progressione a «rischio alto». Non solo. Undici regioni riportano un’allerta di resilienza, ma finora nessuna riporta molteplici allerte di resilienza. Lo evidenzia il monitoraggio della cabina di regia, i cui dati sono comunicati dall’Istituto superiore di sanità.

Dal monitoraggio settimanale dell’Iss, emerge anche un’altra novità. Sono in forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (15.773 contro 11.001 di sette giorni fa). La percentuale dei casi di contagio rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è stabile (34% contro 34% la scorsa settimana). Diminuisce la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (45% contro 48% della scorsa settimana), mentre aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (21% contro 18%).

Le regioni a rischio zona gialla

Questa settimana nessuna regione passa in zona gialla, ma gli esperti stanno studiando attentamente le cosiddette «proiezioni sui tempi di raddoppio», per capire cosa aspettarsi da qui a Natale. In una fase epidemica ascendente come questa.

Al momento la situazione è ancora sotto controllo. Ma senza un’inversione della curva certificata da una riduzione sotto l’1% dell’Rt, la prospettiva è che prima di Natale alcune regioni possano finire in zona gialla (o arancione) se il tasso di saturazione dei reparti ordinari e delle terapie intensive dovesse superare le soglie critiche fissate lo scorso luglio.

I dati che emergono dal monitoraggio dell’Iss fanno suonare il campanello d’allarme per il Friuli Venezia Giulia, che evita la zona gialla per un soffio (al 13,1%, ben oltre la soglia del 10%, per i posti occupati in terapia intensiva. Ma lievemente sotto al limite del 15%, al 14,8, per i posti in area medica). L’incidenza è già da fascia rossa con 289,3 casi ogni 100 mila abitanti.

Anche la provincia di Bolzano è al limite. Il tasso di saturazione delle terapie intensive è all’11,3% e al 14,2% per la degenza ordinaria. L’incidenza è da zona rossa, 406 su 100 mila abitanti.

In corso stamane la cabina di regia del ministero della Salute. A seguire probabilmente un tavolo con il Comitato tecnico scientifico (Cts) per analizzare una situazione epidemiologica sempre più complicata, con oltre 10 mila casi per il secondo giorno consecutivo.

Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, aveva già anticipato che nessuna regione passerà da lunedì in zona gialla «ma alcune, come il Friuli-Venezia Giulia e le Marche, vanno un po’ attenzionate». Stessa situazione per le province di Bolzano e Trento. Poi anche la Liguria e il Veneto.

Secondo il ministro della Salute Roberto Speranza «siamo entrati in una fase molto più delicata» per due ragioni: la diminuzione della copertura vaccinale che attorno ai sei mesi dalla seconda dose scende in tutte le fasce d’età e l’arrivo della stagione fredda che consente al virus di diffondersi più velocemente al chiuso. Trainato anche dalla variante Delta.

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