Non solo la Francia. Anche Israele è scosso da violente proteste della popolazione contro la riforma della giustizia voluta dal governo.
Proteste in tutto il Paese
Dodici week-end di protesta. Manifestazioni in tutto il Paese. Voli bloccati all’aeroporto di Tel Aviv. Ferme la Sanità e le Università. Decine di migliaia di persone davanti alla Knesset. Anche le ambasciate israeliane nel mondo, compresa quella in Italia, partecipano allo sciopero generale. Cresce la mobilitazione contro la volontà di riformare il sistema giudiziario del Paese. E il premier Netanyahu va verso lo stop del progetto.
Si allarga così la protesta popolare contro la riforma giudiziaria voluta dal governo Netanyahu innescata dal licenziamento del ministro della Difesa Yoav Gallant. All’aeroporto Ben Gurion sono stati bloccati tutti i decolli, su iniziativa del sindacato dei suoi dipendenti.
Uno sciopero storico
Il culmine delle proteste si è raggiunto tra il 25 e il 26 marzo, quando 630 mila persone sono scese in piazza nelle principali città israeliane per contestare la riforma.
Ieri, lunedì 27 marzo, il segretario generale dell’Histadrut, il potente sindacato laburista, Arnon Bar-David, ha annunciato «uno sciopero storico» che coinvolge anche il sistema sanitario. «Occorre chiudere il Paese, c’è un limite a quanto puoi stare a guardare», ha detto Bar-David.
E il leader del sindacato dei dipendenti degli aeroporti israeliani, Pinchas Idan, ha a sua volta annunciato l’arresto immediato di tutti i decolli dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Bloccato da uno sciopero a sorpresa anche il porto commerciale di Ashdod, nel Sud di Israele. Le università hanno annunciato il blocco a oltranza delle lezioni. Chiusi anche numerosi centri commerciali.
Netanyahu annuncia lo stop della riforma
Proteste anche davanti alla Knesset, a Gerusalemme, dove si sono riunite decine di migliaia di manifestanti e due di loro sono riusciti a entrare nella struttura, ma sono poi stati allontanati dalla sicurezza.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato lo stop all’iter parlamentare e quindi il rinvio della contestata riforma della giustizia.
In un discorso al Paese, il premier ha spiegato che sarà rinviata la seconda e la terza lettura della legge alla Knesset, mentre nel Paese dilagano le proteste. «Ho deciso di sospendere l’avanzamento della legge in questa sessione della Knesset per dare tempo ai negoziati e all’accordo», ha dichiarato Netanyahu. «Sto offrendo una vera opportunità per un vero dialogo, per raggiungere un accordo ampio», ha aggiunto il premier, che ha comunque ribadito l’intenzione di riprendere la riforma durante la sessione estiva della Knesset.