Quando si confrontano strumenti diversi, il primo errore è guardare il numero più grande stampato in vetrina. Un 3,95% di un conto deposito e un 4,10% di un BTP sembrano cugini stretti e invece appartengono a famiglie con regole fiscali e rischi molto diversi. Per questo abbiamo messo sullo stesso tavolo quattro alternative con un orizzonte di circa cinque anni e le abbiamo spogliate di tutto ciò che non arriva al risparmiatore.
In gara ci sono il BTP Valore appena collocato, il miglior conto deposito vincolato a 60 mesi che abbiamo verificato, un BTP ordinario con scadenza simile comprato sul mercato e un ETF che replica l’intero mercato dei titoli di Stato italiani.
Investire a 5 anni. BTP Valore, BTP, conto deposito ed ETF a confronto
Il BTP Valore è il titolo riservato ai risparmiatori che il Tesoro ha collocato dal 19 al 23 ottobre. Paga cedole trimestrali al 3,75% nei primi due anni, al 4,20% nel terzo e nel quarto e al 4,75% nel quinto, con scadenza il 27 ottobre 2031. Il gemello BTP Valore Insieme paga invece tutto alla fine, con una cedola unica del 22,25% rivista al 22,70%. Secondo una nostra elaborazione sui tassi definitivi, il rendimento effettivo lordo di entrambi si colloca intorno al 4,18% annuo.
Sul fronte bancario abbiamo scelto ContoTe di Tyche Bank, che sul proprio sito offre il 3,95% lordo annuo sulle somme vincolate a 60 mesi, con un minimo di 10.000 euro e senza possibilità di svincolo anticipato. La banca si fa carico dell’imposta di bollo e liquida gli interessi ogni tre mesi. Il deposito è coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100.000 euro per ciascun cointestatario.
Come termine di paragone sul mercato secondario c’è il BTP con cedola del 3,95% e scadenza 1° febbraio 2032 (codice IT0005733636), il quinquennale emesso dal Tesoro a inizio ottobre. Alle 14.52 del 23 ottobre quotava 99,27 sul MOT, con una vita residua di 5,27 anni.
Chiude il quartetto l’iShares Italy Govt Bond UCITS ETF (IITB), uno dei fondi indicizzati più diffusi per chi vuole comprare in un colpo solo un paniere di circa cento titoli di Stato italiani. Ha costi annui dello 0,20% e, secondo i dati di BlackRock al 14 ottobre, un rendimento a scadenza medio ponderato del 4,14%, con una duration effettiva di 6,02 anni.
I rendimenti netti
Per rendere i numeri confrontabili abbiamo sottratto a ciascuno le imposte e il bollo dello 0,20% annuo, che grava sul dossier titoli e sui conti deposito salvo quando la banca lo paga al posto del cliente. Per l’ETF abbiamo tolto anche i costi di gestione.
| Strumento | Rendimento lordo annuo | Tassazione | Netto annuo dopo tasse e bollo | Dato aggiornato al |
|---|---|---|---|---|
| BTP Valore (all’emissione) | 4,18% circa | 12,5% | 3,46% circa | tassi definitivi MEF del 23 ottobre 2026 |
| ContoTe Tyche Bank vincolato 60 mesi | 3,95% | 26% | 2,92% | sito della banca, 23 ottobre 2026 |
| BTP 3,95% febbraio 2032 | 4,10% circa | 12,5% | 3,40% circa | prezzo 99,27 alle 14.52 del 23 ottobre 2026 |
| ETF iShares Italy Govt Bond (IITB) | 4,14% meno costi 0,20% | 12,5% circa sulla quota di titoli di Stato | 3,25% circa, non garantito | dati BlackRock al 14 ottobre 2026 |
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A parità di tasso lordo, lo Stato trattiene sugli interessi di un conto deposito più del doppio di quanto trattiene sulle cedole di un BTP, perché i titoli di Stato godono dell’aliquota agevolata del 12,5% mentre i depositi bancari scontano il 26%. È questa differenza, più ancora del tasso, a scavare il fossato tra il 2,92% netto del conto e il 3,4% abbondante dei due BTP.
Tradotto in euro su 10.000 euro investiti, il conto vincolato restituisce in cinque anni 1.461,50 euro di interessi netti. Il BTP Valore con cedole trimestrali ne distribuisce 1.806,88, che scendono intorno ai 1.707 euro dopo il bollo. Il BTP Valore Insieme arriva a 1.986,25 euro netti, circa 1.886 dopo il bollo, ma li paga tutti alla fine e quindi non si possono confrontare alla lettera con chi incassa ogni tre mesi e può reinvestire.
Va sottolineato anche il confronto tra i due titoli di Stato, perché è più stretto di quanto la pubblicità lascerebbe credere. Il premio del BTP Valore sul quinquennale ordinario si misura in pochi punti base, e il vantaggio vero sta altrove. All’emissione non si pagano commissioni e il titolo si compra esattamente a 100. Chi lo vuole adesso dovrà però attendere il 27 ottobre e acquistarlo sul MOT al prezzo di mercato, che potrà essere sopra o sotto la pari.
Liquidità e rischi da prendere in considerazione
Il rendimento, come anticipavamo, racconta solo metà della storia. L’altra metà si legge nella seconda tabella, dove ciò che conta è quanto è facile riavere i propri soldi e che cosa può andare storto nel frattempo.
| Strumento | Liquidità | Costi | Rischio principale |
|---|---|---|---|
| BTP Valore | vendibile ogni giorno sul MOT al prezzo di mercato | nessuna commissione all’emissione, commissioni del broker sul secondario | oscillazione del prezzo se si vende prima del 2031, rischio Italia |
| ContoTe Tyche Bank vincolato 60 mesi | capitale bloccato fino alla scadenza del vincolo | nessun costo, bollo a carico della banca | rischio della banca oltre i 100.000 euro coperti dal FITD |
| BTP 3,95% febbraio 2032 | vendibile ogni giorno sul MOT al prezzo di mercato | commissioni del broker e differenza tra prezzo di acquisto e di vendita | oscillazione del prezzo se si vende prima del 2032, rischio Italia |
| ETF iShares Italy Govt Bond | vendibile ogni giorno in Borsa | costi annui 0,20% più commissioni di compravendita | nessuna scadenza, il prezzo resta esposto ai tassi per tutta la durata dell’investimento |
Il conto deposito, una volta firmato il vincolo, il capitale resta fermo per sessanta mesi, senza scorciatoie, ma in cambio non oscilla di un centesimo e fino a 100.000 euro per banca è protetto dal fondo di garanzia. È lo strumento di chi sa con certezza che quei soldi non gli serviranno prima del 2031 e vuole dormire senza guardare le quotazioni.
I due BTP si possono vendere in qualsiasi seduta, ma al prezzo del giorno, che dipende dai tassi e dallo spread. Il quinquennale di febbraio 2032 ha una duration modificata intorno a 4,6, il che significa che un rialzo dei rendimenti di un punto percentuale gli costerebbe all’incirca il 4,6% del valore. Chi arriva alla scadenza viene rimborsato a 100 e incassa esattamente il rendimento promesso al momento dell’acquisto. Chi vende prima può guadagnare o perdere.
L’ETF è il più flessibile e il più insidioso per chi ha un orizzonte preciso poiché non ha una data di scadenza e il gestore sostituisce continuamente i titoli che scadono con titoli nuovi, e quindi la promessa del rendimento a scadenza è un’indicazione e non un impegno. Con una duration di sei anni è anche il più sensibile ai tassi del gruppo. I numeri lo dimostrano, visto che dall’inizio dell’anno al 14 ottobre il fondo ha perso il 3,20% e nel 2022, l’anno nero delle obbligazioni, aveva lasciato sul terreno il 17,49%.
C’è poi un dettaglio fiscale che molti scoprono troppo tardi. I guadagni realizzati su un ETF sono redditi di capitale e non possono essere compensati con le minusvalenze accumulate in passato, mentre le perdite finiscono tra i redditi diversi, generando un’asimmetria che penalizza chi ha uno zainetto fiscale da recuperare.
Occhio all’effetto dell’inflazione
A settembre l’Istat ha misurato un’inflazione del 4,2% su base annua, e con prezzi che corrono a questa velocità nessuno dei rendimenti netti in tabella basta a difendere il potere d’acquisto. Il conto deposito perde più terreno degli altri, i BTP limitano i danni, e l’ETF dipende da come si muoveranno i tassi. Se l’inflazione dovesse rallentare nei prossimi anni, come prevedono le banche centrali, il calcolo cambierebbe, ma chi investe oggi lo fa senza alcuna garanzia che accada.
Come scegliere?
Non esiste un vincitore assoluto, si tratta di strumenti più o meno adatti a esigenze diverse. Il conto deposito vincolato è la scelta di chi mette la certezza del capitale davanti a tutto e accetta di rinunciare a circa mezzo punto di rendimento netto l’anno in cambio della totale assenza di oscillazioni.
Il BTP Valore e il quinquennale ordinario offrono il rendimento netto più alto tra le opzioni a scadenza certa e lasciano la porta aperta a un’uscita anticipata, purché si accetti il rischio di dover vendere in un momento sfavorevole e di concentrare i risparmi sul debito italiano. L’ETF si addice a chi vuole un’esposizione diversificata sui titoli di Stato da tenere a lungo o da usare come mattone di un portafoglio più ampio, molto meno a chi deve riavere una cifra precisa in una data precisa.
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