Settembre inizia in maniera ambigua, sia a Piazza Affari che nel resto delle borse europee. Alcuni equilibri che davamo per scontati si stanno sgretolando, e sui mercati questa evidenza è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi mesi si è parlato molto di BTP, di spread e del ruolo che l’Italia sta assumendo come nuovo hub europeo per il rischio sovrano. Ma troppo poco si è discusso di come potrebbero reagire le azioni in Europa, e in Italia, di fronte agli shock globali già avvenuti e a quelli in arrivo.
Quella che segue è una disamina che non puoi ignorare, perché i capital flows si stanno muovendo in direzioni non sempre intuitive.
Multipli e valutazioni: il quadro di partenza
L’Europa viene chiamata “vecchio continente”, ma in borsa qualcosa di nuovo si sta muovendo. Per anni i listini europei hanno scambiato con multipli più bassi rispetto agli Stati Uniti, spesso interpretati come una sottovalutazione cronica. Oggi lo scenario è diverso: i multipli sono tornati in media sui 15x gli utili attesi, un livello che non è affatto trascurabile. Basti pensare che dieci anni fa il mercato europeo oscillava stabilmente sotto le 13 volte.
Il confronto con Wall Street rimane aperto: negli USA siamo a 21x, ma l’Europa non è più “scontata”. Non possiamo parlare di sottovalutazione: siamo in territorio di valutazioni piene. E questo, più che un rischio, rappresenta il pretesto per una nuova rotazione settoriale.
I driver globali che non possiamo ignorare
Dopo Jackson Hole, i mercati hanno iniziato a prezzare un cambio di passo della Federal Reserve. I dati sul lavoro americano, più deboli delle attese, aprono la strada a tagli dei tassi già nei prossimi mesi. Sarebbe un errore pensare che questo riguardi solo gli Stati Uniti: ogni movimento sui Fed Funds influenza direttamente anche i flussi in Europa.
C’è però un altro ingrediente da aggiungere al quadro: la politica. In Francia si parla di crisi istituzionale, mentre la Germania è in piena contrazione economica. Il rischio è quello di una stagflazione europea, con crescita anemica e inflazione che non rientra come previsto. Uno scenario scomodo che costringe gli investitori a ripensare l’asset allocation.
Dove si stanno spostando i capitali
In questo contesto, le prime a essere osservate con cautela sono le utilities. Da Iberdrola in Spagna a RWE in Germania, fino a Enel in Italia, i multipli di queste società sono tornati a livelli sostenuti. Non solo: la loro natura regolata le rende estremamente sensibili alle oscillazioni dei tassi. Se la Fed taglia, ma l’inflazione in Europa resta alta, i margini di queste aziende potrebbero soffrirne.
All’opposto, settori più ciclici ma oggi dimenticati tornano sul radar degli investitori. Il lusso, ad esempio. Però, le complicazioni politiche in Germania riducono l’appeal delle aziende industriali tedesche, e i capitali sembrano preferire player più globali e meno dipendenti dal ciclo europeo. Nomi come Moncler a Milano, diventano alternative interessanti.
Euro stocks 50
Grafico a candele dell'indice euro stocks 50. Fonte: baha.com
Lo scenario resta aperto
In sostanza, siamo nel campo della scenario analysis: non c’è una previsione certa, ma una gamma di possibili sviluppi da monitorare. Le valutazioni europee non sono più una “bargain opportunity”, e proprio per questo i capitali si stanno riallocando in maniera più selettiva.