Il Tesoro colloca 7 miliardi di BTP a rendimenti in rialzo, eppure l’Italia paga meno di Francia e Regno Unito

Ufficio Studi Money.it

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Il triennale è andato al 3,69%, il massimo dal 2023. Ma sul secondario il BTP decennale rende il 4,53%, trenta punti base meno dell’OAT francese e quasi novanta meno del gilt britannico, che ha quarantacinque punti di Pil di debito in meno. Il premio al rischio si è spostato dalla periferia al centro.

Il Tesoro colloca 7 miliardi di BTP a rendimenti in rialzo, eppure l'Italia paga meno di Francia e Regno Unito

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Il Tesoro ha chiuso tre aste e portato a casa 7 miliardi di euro, pagandoli più cari di un mese fa. Il BTP a tre anni con scadenza 15 settembre 2029 è stato assegnato per 2,5 miliardi a un rendimento lordo del 3,69%, ventisette punti base sopra l’asta del 10 settembre e, secondo la ricostruzione di Radiocor, il livello più alto dal 2023. Il settennale scadenza 15 settembre 2033 ha visto collocare 3 miliardi al 4,24%, ventisei punti base in più rispetto al collocamento precedente. Il quindicennale 1 ottobre 2041 ha chiuso a 4,84% su 1,5 miliardi.

La domanda non è mancata, il rapporto di copertura è a 1,56 sul triennale, 1,59 sul settennale (oltre 4,75 miliardi di richieste) e 1,60 sul quindicennale. Sono livelli ordinari, in linea con le aste degli ultimi mesi. Il punto, quindi, non è la tenuta della domanda, ma il prezzo a cui quella domanda arriva.

Il secondario racconta la storia opposta

Nella stessa giornata il BTP decennale sul mercato secondario è sceso sotto il 4,55%, ai minimi della settimana, con un calo di circa sei punti base, trascinato dal rientro generale dei rendimenti globali e dalla discesa del petrolio. Il premio sul Bund tedesco, che rende il 3,44%, resta in area 110 punti base.

È il confronto con gli altri emittenti, però, a rendere la giornata interessante. L’OAT francese decennale rende il 4,83%, trenta punti base più del BTP. Il Treasury americano sta al 5,19%, il gilt britannico al 5,40%. Detta altrimenti: il quindicennale che il Tesoro italiano ha appena collocato al 4,84% paga quanto paga Parigi su una scadenza di cinque anni più corta, e quasi sessanta punti base meno di quanto costa a Londra finanziarsi su dieci anni.

Il debito più alto, il rendimento più basso

Secondo le proiezioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio pubblicate a luglio, nel 2026 il rapporto debito/Pil italiano sale al 138,6%, contro il 118,4% della Francia, il 99,3% della Spagna e il 66,3% della Germania. È il valore più alto dell’eurozona, e quest’anno supera anche quello greco, atteso in discesa al 136,8% secondo l’agenzia del debito di Atene. Dall’altra parte della Manica, l’Office for National Statistics ha certificato che a fine agosto 2026 il debito pubblico britannico valeva il 93,8% del Pil, 1,3 punti in meno di un anno prima.

Quarantacinque punti di Pil di debito in meno, e un costo del denaro decennale superiore di quasi novanta punti base. Il mercato, in altre parole, ha smesso di prezzare lo stock di debito accumulato e ha cominciato a prezzare la credibilità di chi scrive i conti del prossimo triennio. L’Italia arriva all’autunno con un percorso di bilancio già scritto, discusso in Parlamento e negoziato con Bruxelles, e con un rating che nel 2026 nessuna delle agenzie ha finora tagliato. Il Regno Unito arriva allo stesso autunno con un bilancio ancora da scrivere.

Il 28 ottobre è la data da segnare

Il 28 ottobre il cancelliere dello Scacchiere John Healey presenta il suo primo bilancio autunnale, accompagnato dalle previsioni dell’Office for Budget Responsibility. L’Institute for Fiscal Studies, in un rapporto pubblicato il 12 ottobre a firma di Bee Boileau, Olly Harvey-Rich e Darcey Snape, ha calcolato che portare la spesa per la difesa al 3% del Pil, far crescere la sanità del 2,7% reale all’anno e non tagliare in termini reali il resto dei ministeri costerebbe circa 20 miliardi di sterline nel 2030-31; aggiungendo la compensazione delle pressioni su stipendi e produttività si arriva a un’integrazione illustrativa di 35 miliardi.

La direttrice dell’IFS Helen Miller, in carica dal luglio 2025, è stata netta sulla posta in gioco: «Il cancelliere deve fissare tetti di spesa complessivi entro i quali sia davvero disposto a stare», perché «limitarsi ad annotare tagli impliciti che non ha alcuna intenzione di realizzare renderebbe il bilancio un’opera di fantasia».

Sul fronte monetario, la Bank of England ha lasciato il tasso di riferimento al 3,75% nella riunione del 16 settembre, con un voto di sei a tre: i tre dissenzienti chiedevano un rialzo a quota 4%. L’inflazione britannica era al 3,1% ad agosto e la banca centrale prevede che salga ancora. La prossima riunione è il 5 novembre, una settimana dopo il bilancio. Il mercato sconta oggi quattro rialzi nei prossimi dodici mesi, una traiettoria che diversi analisti considerano eccessiva. Il trentennale britannico, dopo aver toccato il 6,036% il 7 ottobre - il massimo dal gennaio 1998 - è rientrato al 5,93%. È la coda dello stesso sell-off obbligazionario globale di inizio ottobre che aveva spinto i Treasury americani sui massimi dal 2002.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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