Il ritorno dei petrodollari segna la fine della green economy

Guido Salerno Aletta

18 Maggio 2025 - 09:45

Il ritorno dei petrodollari segna la fine della Green Economy: il mondo resta dipendente dal petrolio, mentre inflazione, crisi energetica e geopolitica bloccano la transizione ecologica.

Il ritorno dei petrodollari segna la fine della green economy

In fondo, tutto è più semplice di quanto sembri: il mondo non può fare a meno del petrolio.

Per cercare di ridurre il saldo commerciale strutturalmente passivo, negli anni scorsi gli Usa hanno percorso una sola strada, quella di aumentare la produzione interna di petrolio e gas diventando esportatori. Mentre nel 2005 erano importatori netti per 12,5 milioni di barili equivalenti al giorno, nel 2024 sono stati esportatori netti per 2,3 milioni di barili equivalenti al giorno.

Non solo queste esportazioni nette di prodotti petroliferi non sono bastate agli Usa per azzerare il deficit commerciale, ma gli unici Paesi in grado di acquistare nuovamente il debito pubblico americano subentrando a Cina e Giappone, sono i Paesi arabi produttori di petrolio e gas. In particolare, l’Arabia Saudita ha promesso al Presidente Trump in visita ufficiale investimenti finanziari per 600 miliardi di dollari in dieci anni. Una cifra consistente, ma pur sempre una goccia nell’oceano del debito americano.

Il viaggio di Trump in Arabia ha segnato dunque la fine del Great Reset, il progetto che voleva imporre al mondo intero una rivoluzione industriale, ma soprattutto geopolitica, finanziaria e sociale: si dovevano abolire completamente le fonti energetiche di origine fossile, il carbone, il petrolio ed il gas, che erano diventate le nemiche della Umanità.
La Green Economy era il nuovo paradigma globale.
Una spallata, altrettanto globale, l’ha fatta fallire: la fiammata dell’inflazione dei prezzi delle materie prime e dell’energia che si è verificata a partire dalla primavera del 2021 ha reso impossibile la realizzazione di questa strategia. La benzina a 5 dollari al gallone ha fatto imbestialire gli automobilisti americani, mentre in Europa il gasolio viaggiava ben oltre i 2,5 euro al litro. Il prezzo dell’energia elettrica aveva letteralmente fulminato le famiglie e le imprese, mentre il gas era arrivato a livelli mai visti prima.

Come se non bastasse, in Europa è venuta meno la fornitura del gas russo per via delle sanzioni decise dopo l’invasione dell’Ucraina e per il sabotaggio del North Stream: con le bollette alle stelle, il processo di transizione si è andato bloccando dappertutto.
La Green Economy è stata dunque sepolta, soprattutto perché era moribonda di suo, per essere stata concepita a tavolino, sulla base di ipotesi macroeconomiche e di fattibilità politica e sociale inconsistenti: ma intanto avevano convinto praticamente tutti, con Greta Thunberg che era divenuta il simbolo della necessità del cambiamento, perché il Pianeta si poteva salvare solo con la decarbonizzazione della produzione, visto che il riscaldamento globale aveva innescato fenomeni climatici irreversibili.

L’Umanità era in pericolo: solo le energie rinnovabili, quelle di fonte solare ed eolica, avrebbero potuto salvarci, con una rivoluzione energetica colossale, finanziata dagli stessi consumatori che avrebbero dovuto pagare tasse ambientali commisurate all’uso di energia prodotta con risorse fossili. Tasse, queste, che venivano commisurate alla quantità di emissioni di CO2 nell’atmosfera che erano a loro volta parametrate al combustibile fossile utilizzato: al livello più alto di emissioni c’era il carbone, poi il petrolio ed infine il gas.
I produttori di energia e le grandi imprese industriali che nella loro attività produttiva emettevano CO2, dovevano pertanto comprare i corrispondenti “diritti di emissione” partecipando ad apposite aste pubbliche.

Naturalmente, il costo per l’acquisto di questi diritti sarebbe stato scaricato sui prezzi di vendita dell’energia elettrica e degli altri beni come il cemento oppure l’acciaio. Di converso, i proventi fiscali derivanti dalla vendita dei diritti di emissione sarebbero stati utilizzati per agevolare gli investimenti in infrastrutture di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, solare ed eolico in primo luogo. Ma anche per finanziare la filiera industriale a valle, dai sistemi di ricarica alle batterie: l’auto elettrica era il paradigma della Green Economy.
Per realizzare questo processo di investimenti agevolati, negli Usa fu varato sotto l’egida dell’Amministrazione Biden l’Inflation Reduction Act (IRA) mentre l’Unione europea decise di approvare il programma denominato Next Generation UE, finanziato con fondi propri e con indebitamento. Riconversione in campo energetico, Innovazione tecnologica nel settore informatico e Coesione sociale erano i tre pilastri del programma, di cui il PNRR dell’Italia è lo svolgimento concreto.

È saltato il meccanismo di fondo: i colossali investimenti necessari per la decarbonizzazione delle fonti energetiche e della intera produzione non sono sostenibili perché con i prezzi attuali dell’energia non si possono imporre le tasse ambientali che avrebbero dovuto essere destinate al finanziamento delle nuove infrastrutture e della riconversione produttiva.
Non sarà facile la marcia indietro, soprattutto in Europa: le auto elettriche costano troppo, gli Stati non hanno risorse per agevolarne l’acquisto, i consumatori stessi non sono entusiasti di questa nuova tecnologia, le industrie hanno investito troppi soldi in questa strategia e non sanno cosa fare.

Gli Stati Uniti, con Trump, sono decisamente orientati a tenere l’acceleratore premuto sulle fonti energetiche fossili: solo se l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo continueranno a vendere petrolio e gas a tutto spiano, per tantissimi anni ancora, ed a prezzi sostenuti per non spiazzare la produzione americana che è particolarmente costosa in quanto sfrutta i giacimenti di scisto, si potrà rimpiazzare il minore acquisto dei titoli del Tesoro americano da parte di Cina e Giappone.
Anche se il riequilibrio della bilancia commerciale americana sarà accelerato con dazi e trattative, agli Usa servono comunque migliaia di miliardi di dollari dall’estero per rifinanziare il suo debito colossale.
Tornano i Petrodollari, la Green Economy viene sepolta.