Il Grande Reset passa anche per l’abolizione dei parcheggi. Parola di World Economic Forum

Enrica Perucchietti

12/05/2023

Il celebre slogan “Non avrai nulla e sarai felice” riecheggia in un articolo pubblicato sul sito del WEF in cui si raccomanda la micromobilità e si disincentiva la costruzione di parcheggi pubblici.

Il Grande Reset passa anche per l’abolizione dei parcheggi. Parola di World Economic Forum

«Benvenuti nell’anno 2030. Benvenuti nella mia città – o dovrei dire “la nostra città”. Non possiedo nulla. Non ho un’auto. Non ho una casa. Non posseggo alcun elettrodomestico o vestito. Potrei sembrarvi strano, ma tutto ciò ha perfettamente senso per noi in questa città. Tutto ciò che voi consideravate un prodotto, ora è diventato un servizio. Abbiamo accesso ai trasporti, agli alloggi, al cibo e a tutto ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre vite quotidiane. Poco per volta, tutte queste cose sono diventate gratuite, quindi non ha senso per noi averne tante».

Questo è l’incipit del breve saggio di Ida Auken, ex ministro dell’ambiente danese, membro del Forum di Davos dove si occupa di politica europea e di progettare l’urbanizzazione del futuro, dal titolo emblematico: “Benvenuti nel 2030, dove la proprietà privata e la privacy non esistono”.

La visione pauperista e neoambientalista di Auken rimanda al progetto tecno-utopistico in cui la tecnologia e la sharing economy avranno sostituito la proprietà privata, liberando la popolazione dalla povertà; in cambio, la cessione della privacy e lo stravolgimento dell’attuale “normalità”, già intaccata dall’era pandemica.

“Non avrai nulla e sarai felice”

Lo slogan adottato dai sostenitori del Grande Reset (Klaus Schwab in testa) è proprio questo: “Non avrai nulla e sarai felice”. Esso coincide con gli obiettivi che si pone l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e riecheggia tra le righe di un recente articolo pubblicato sul sito del WEF (World Economic Forum) in cui si raccomandano la micromobilità (come e-scooter e e-bike) e la sharing economy e si disincentiva la costruzione di parcheggi pubblici per rendere la guida una «attività indesiderabile». Ovviamente, per salvaguardare l’ambiente.

L’articolo parte dalla considerazione che metà della popolazione mondiale - 4,4 miliardi - vive nelle città e che «entro il 2050, questa cifra dovrebbe quasi raddoppiare».

Questa crescita, leggiamo sul sito, rende le città un punto fondamentale per la lotta globale contro il cambiamento climatico. Queste emissioni, in parte, sono alimentate dalle automobili e alcune città non riescono ad aggiornare le politiche e i regolamenti per far fronte all’adozione di queste nuove modalità. Ciò può ostacolare la crescita e l’innovazione dei fornitori di servizi, e quindi l’adozione da parte del pubblico della sharing economy.

Tre esperti del settore della mobilità delineano nel contributo on line come i cambiamenti normativi potrebbero aiutare la lotta contro il cambiamento climatico, migliorando al contempo la sicurezza e l’efficienza delle nostre strade. Tra i cambiamenti consigliati, troviamo proprio il divieto a costruire nuovi parcheggi: «Le autorità potrebbero persino eliminare completamente la necessità di costruire parcheggi. Questo è stato provato a Buffalo, New York, e dove il governo ha abolito qualsiasi tipo di regolamentazione dei parcheggi per gli sviluppatori». Insomma, meno parcheggi «migliorerebbe l’esperienza umana delle città».

E continua:

«Tutto questo, in definitiva, porta a minori emissioni di carbonio e fa parte della decarbonizzazione.
A fronte di ciò, andrebbe incentivata inoltre l’adozione degli e-scooter che sta crescendo a livello globale. [...] La Commissione europea sta ora esaminando la propria legislazione sui veicoli al fine di aggiornarla. Ciò rappresenta un’opportunità chiave per consultare i fornitori - cosa che ha già iniziato a fare - e stabilire le migliori pratiche a livello globale per il modo in cui è governata la micromobilità
».

La sharing economy e l’abolizione della proprietà privata

Possiamo leggere in questo senso l’ennesimo attacco progressivo alla proprietà privata che va di pari passo con la spinta verso la sharing economy: il potere sta abituando le persone a usufruire dei servizi senza possedere più nulla, a partire dai mezzi di trasporto. Ciò va esattamente nella direzione auspicata pubblicamente da Schwab nella riunione di gennaio del WEF: «Mentre l’umanità si muove ulteriormente verso un futuro post-carbonio, le persone devono accettare che mangiare carne e la proprietà privata siano semplicemente insostenibili».

L’abolizione della proprietà privata è sempre stato uno degli obbiettivi principali, se non il motto stesso, del comunismo, il cui messaggio, però, si rivolgeva ai proletari di tutto il mondo, ergendosi a paladino dei lavoratori, dei poveri, dei deboli e degli sfruttati. Degli ultimi, insomma.

Oggi, quell’obiettivo viene riproposto dal massimo rappresentate dell’élite globalista multimiliardaria, in una chiave totalmente diversa. Aumentare semmai la forbice tra i paperoni e i poveri, in modo da poter meglio controllare e schiavizzare quest’ultimi.

Il tranello dei Big Data

Uno degli aspetti che, per esempio, il giornalista e sociologo bielorusso, Evgeny Morozov, critica della sharing economy, è la crescita dell’industria dei Big Data (con conseguente aumento del controllo sociale), il cui esempio più eclatante è forse Uber, che attua una politica aggressiva nei confronti di chi la usa come piattaforma, imponendo tariffe e «canoni» da pagare che costringono il singolo ad essere disponibile 24 ore al giorno se vuol conseguire un reddito dignitoso. Tanto aggressiva nei confronti di chi usa la sua piattaforma, Uber è specularmente friendly nei confronti dei potenziali utenti, prospettando basse tariffe e libertà di scelta.

Con efficacia, Morozov parla di una smartification della vita sociale, cioè di una riduzione di ogni attività a una elaborazione di informazioni e di profili individuali al fine di aumentare i Big Data da vendere per strategie pubblicitarie, oppure per operazioni di marketing personalizzato.

La sharing economy, per Morozov, è una componente di una ideologia dominante di quel neoliberismo che ha usato la crisi come una opportunità per continuare l’opera di demolizione del vecchio ordine e dei diritti sociali.

Dietro al socialismo di facciata, infatti, si nasconde una Agenda volta non a colmare ma semmai a incrementare lo squilibrio nelle diseguaglianze.