Il FMI avverte: il debito pubblico mondiale corre verso il 100% del Pil, il boom dell’AI rischia di amplificare uno shock

Ufficio Studi Money.it

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Alla vigilia delle Riunioni Annuali di Bangkok, la direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva ha descritto un’economia globale tesa tra uno shock energetico negativo legato al Golfo e uno shock di domanda positivo alimentato dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, con il debito pubblico mondiale verso il 100% del Pil.

Il FMI avverte: il debito pubblico mondiale corre verso il 100% del Pil, il boom dell'AI rischia di amplificare uno shock

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Mercoledì 7 ottobre, alla Lee Kuan Yew School of Public Policy di Singapore, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, ha tenuto il tradizionale discorso che apre le Riunioni Annuali del Fondo e della Banca Mondiale, quest’anno in programma a Bangkok dal 12 al 18 ottobre. È l’intervento con cui l’istituzione anticipa, una settimana prima della pubblicazione ufficiale, i temi che domineranno il nuovo World Economic Outlook (WEO), atteso martedì 13 ottobre, il modo in cui il FMI comunica in anteprima come legge lo stato dell’economia globale.

Georgieva ha descritto l’economia mondiale come tesa tra due forze opposte: uno shock negativo di offerta energetica legato alla guerra nel Golfo, ora all’ottavo mese, e uno shock positivo di domanda alimentato dagli investimenti nell’intelligenza artificiale. Sul fronte energetico, il petrolio greggio resta sopra i 100 dollari al barile, con vincoli di raffinazione che avrebbero aggiunto a prodotti come il diesel altri 100 dollari di margine, portando alcuni prezzi dei carburanti raffinati a livelli record; le interruzioni al trasporto di gas naturale liquefatto nello Stretto di Hormuz espongono soprattutto Asia ed Europa, e i prezzi elevati potrebbero persistere anche con un’eventuale distensione nel Golfo, come indicano i future sul petrolio fino al 2027.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, invece, Georgieva ha detto che l’IA sta «rapidamente diventando un fattore chiave delle fortune relative dei paesi» nell’economia globale, descrivendola come un fenomeno inflazionistico al pari degli shock energetici e alimentari, dei dazi e della maggiore spesa per la difesa.

Gli investimenti legati all’IA, in rapporto al Pil mondiale, potrebbero eguagliare o superare i grandi cicli infrastrutturali del passato - ferrovie, reti elettriche, telecomunicazioni - e hardware e prodotti collegati all’IA già rappresentano oltre il 10% del commercio mondiale di beni.

Secondo le stime del FMI, se gestita bene, l’intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,5 punti percentuali alla crescita mondiale annua: «Passare dal 3% al 3,5% in un decennio equivale ad aggiungere all’economia mondiale un’economia delle dimensioni dell’Asean».

Ma Georgieva ha messo in guardia sui rischi. I benefici sono concentrati e potrebbero allargare le disuguaglianze tra i paesi che hanno accesso alla tecnologia e quelli che non ce l’hanno; e la pressione sulle aziende tecnologiche per soddisfare le aspettative di utile dei mercati è tale che una delusione sugli utili, combinata con la leva finanziaria degli «hyperscaler» e le enormi posizioni globali in azioni statunitensi, potrebbe trasformarsi in uno shock finanziario dagli effetti estesi. Richiamando la cosiddetta legge di Amara - la tendenza a sopravvalutare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e sottovalutarlo nel lungo - ha detto che il punto di massimo rischio si colloca «da qualche parte nella transizione tra l’attuale boom della costruzione dell’IA e il futuro arrivo dei suoi benefici».

Sul debito, la direttrice del FMI ha detto che il debito pubblico mondiale è vicino al livello più alto dal secondo dopoguerra ed è sulla traiettoria per superare il 100% del Pil globale prima del 2030, con le economie avanzate come maggiori responsabili. Per diciassette anni, ha detto, tassi d’interesse bassi rispetto alla crescita hanno dato ai governi «un giro facile»: «tassi d’interesse più alti ora mettono fine a tutto questo».

Ha citato i rendimenti decennali di Stati Uniti, Germania e Giappone ai massimi rispettivamente dal 2007, dal 2009 e dal 1996, e - secondo la ricostruzione di una testata che ha seguito il discorso - ha osservato che gli spread obbligazionari europei si stanno allargando per Francia e Italia, oltre che per Irlanda e Portogallo: «lo spazio fiscale grida a gran voce di essere ricostituito». Il suo monito ai governi: «Non possiamo continuare a rimandare l’azione politica necessaria: avete gli strumenti, ora serve la saggezza di usarli».

Sulle ricette di policy? Prima linea di difesa regolamentazione e vigilanza sui rischi dell’IA (perdita di posti di lavoro su larga scala, rischi cyber e di stabilità finanziaria, modelli avanzati che potrebbero sfuggire al controllo umano); politica monetaria orientata, in molti paesi, a una «propensione prudentemente restrittiva»; per le economie avanzate molto indebitate, priorità al consolidamento fiscale e alle riforme strutturali piuttosto che alla sola politica monetaria; per i mercati emergenti, ampliare lo spazio fiscale e costituire riserve valutarie.

Questa è un’analisi editoriale e non costituisce consulenza di investimento personalizzata.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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