Il dollaro sta finalmente tornando a contrarsi, lasciando spazio all’euro di respirare dopo mesi di oppressione.
Nonostante l’arrivo di Trump e l’introduzione dei primi vincoli tariffari, il biglietto verde ha reagito esattamente al contrario di come in molti si aspettavano. Questo dimostra come il detto buy the rumor, sell the news non sia mai così sbagliato.
Spesso, il cambio valutario segue non solo logiche economiche ma anche dinamiche di mercato più speculative. Infatti, il recente calo del biglietto verde potrebbe essere riconducibile a due fattori principali: aspettative economiche e analisi tecnica.
Aspettative economiche
La paura di una possibile stagflazione negli Stati Uniti, caratterizzata da tassi di interesse elevati, inflazione in crescita e un’economia stagnante, sta diventando sempre più concreta per gli investitori. Al momento, questa preoccupazione rimane solo una paura, confermata dall’indagine sulla fiducia dei consumatori del Conference Board, che ha evidenziato un elevato livello di incertezza tra gli americani.
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Tuttavia, i dati economici di gennaio dipingono un quadro molto diverso. Disoccupazione ai minimi storici, inflazione ancora alta e prospettive di crescita economica superiori al 2% per il PIL USA. In sostanza, il mercato sta attualmente scontando aspettative basate sul sentiment, ovvero sui rumors piuttosto che sui dati concreti.
Questo è un fenomeno interessante, poiché in caso di reale contrazione economica il dollaro dovrebbe indebolirsi in quanto i capitali si sposterebbero verso altre economie. Tuttavia, tale movimento non si è ancora verificato, rendendo la recente debolezza del dollaro un fenomeno da monitorare con attenzione.
Elementi tecnici
A volte, il dollaro si muove anche solo per questioni di convenienza tecnica, specialmente in relazione alle dinamiche del commercio internazionale. Un dollaro eccessivamente forte incentiva il commercio in altre valute, portando così alla sua vendita.
Questa è un’evidenza tecnica facilmente monitorabile attraverso indicatori di analisi tecnica. Ad esempio, utilizzando il DXY come indice standard della forza del dollaro rispetto ad altre valute, si possono applicare oscillatori e indicatori tecnici per individuare segnali di inversione. Il recente calo del dollaro era facilmente individuabile da una situazione di eccessivo squilibrio rialzista.
Gli oscillatori tecnici erano troppo carichi, l’RSI settimanale aveva raggiunto la zona di ipercomprato, segnalando un possibile ritracciamento. Il mercato era saturo di posizioni rialziste, rendendo conveniente le prese di profitto. La pressione tecnica ha generato un sell-off che ha successivamente innescato movimenti di mercato più ampi.
DXY, 1D
Grafico a candele settimanali dell'indice DXY. Fonte: baha.com
Quali aspettative per il dollaro USA?
Guardando i dati economici attuali, non ci sono grandi motivi per un ulteriore indebolimento del dollaro, a meno che non si concretizzi uno scenario di recessione. Con i tassi dei Treasury ai massimi, il biglietto verde rimane ancora una valuta di riferimento per gli investitori. In conclusione, la recente debolezza del dollaro sembra essere guidata più da fattori tecnici e di sentiment piuttosto che da un reale deterioramento economico.
La chiave sarà osservare l’evoluzione dei dati macroeconomici e il comportamento dei flussi di capitale per determinare se questa fase di debolezza sia solo una correzione temporanea o l’inizio di una tendenza più strutturale.