Il comune più «povero» d’Italia è sul confine svizzero. Cosa nascondono le classifiche dei redditi

Dimitri Stagnitto

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I nuovi dati IRPEF comune per comune raccontano un’Italia spaccata in due, con Milano a 40.000 euro e la Calabria sotto i 18.500. Tra i più poveri comuni al confine con la Svizzera, come è possibile?

Il comune più «povero» d'Italia è sul confine svizzero. Cosa nascondono le classifiche dei redditi

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Se si scorre la classifica dei redditi dichiarati nei 7.896 comuni italiani partendo dal fondo, ci si aspetta di trovare la Calabria interna, i paesi spopolati dell’Appennino o qualche altro luogo sperduto sulla mappa. Li si trova, certo, ma i primi tre nomi sono altri: Gurro, Cavargna e Val Rezzo, piccoli centri in due valli del Verbano e del Comasco che guardano la Svizzera. Lì il reddito medio dichiarato non arriva a 9.000 euro l’anno, possibile?

Chi, come il sottoscritto, ha vissuto diversi anni in Canton Ticino sa già dove porta questa storia. Ma vale la pena raccontarla con ordine, perché dice molto su come ai numeri, per quanto presi da fonti ufficiali come il MEF, si debba sempre fare la tara.

Quanto si guadagna in Italia, comune per comune

I dati sono quelli del Ministero dell’Economia sulle dichiarazioni IRPEF per l’anno d’imposta 2024: facendo la media ponderata sui contribuenti, il reddito complessivo medio di un italiano che presenta la dichiarazione è di circa 25.100 euro lordi l’anno. Parliamo di imponibile IRPEF, quindi già al netto dei contributi previdenziali e di altre forme di reddito tassate separatamente come le rendite finanziarie e gli incassi da affitti gestiti con cedolare secca, per fare la tara anche a questo dato.

Ad ogni modo la media dei redditi imponibili IRPEF è un numero che dice poco, perché come ben descritto da Trilussa più di un secolo fa con le sue statistiche sul consumo di polli, nasconde un divario che non si è mai chiuso: la Lombardia è a 29.420 euro, il Trentino-Alto Adige a 27.978, l’Emilia-Romagna a 27.434. In fondo ci sono la Calabria con 18.474 euro, il Molise con 19.889, la Puglia e la Sicilia appaiate poco sotto i 20.000. Tra la prima e l’ultima regione ballano quasi 11.000 euro: un contribuente calabrese dichiara in media il 37% in meno di un lombardo.

Tra le città con più di 50.000 abitanti Milano è l’unica sopra i 40.000 euro (40.316), seguita a distanza da Monza (35.628), Bergamo (34.263) e Pavia (32.821). Roma è decima, a 31.423 euro. Il capoluogo con il reddito medio più basso è Andria, con 17.429 euro, poi Barletta (18.527) e Trani (20.379): l’intera provincia BAT occupa il fondo della graduatoria dei capoluoghi.

Chi sono i comuni più ricchi

In testa alla classifica assoluta ci sono i soliti noti, con qualche stranezza statistica. Il primo posto va a Maccastorna, nel Lodigiano: 67 abitanti e 72.157 euro di reddito medio, un dato che basta una sola dichiarazione importante a spostare. Seguono Lajatico, in provincia di Pisa (67.519 euro), e Portofino (65.836). Poi la cintura ricca di Milano: Basiglio, con Milano 3, a 52.885 euro, Cusago a 43.328, Segrate a 40.234. E le località dove si villeggia più che lavorare: Courmayeur (43.850), Forte dei Marmi (43.697), San Vito di Cadore (41.554).

Sono appena 44 in tutto i comuni sopra i 35.000 euro di media, quelli sotto i 15.000 sono 283.

Il paradosso dei frontalieri

E qui torniamo a Gurro (7.959 euro), Cavargna (8.020) e Val Rezzo (8.938). Seguono Valle Cannobina, San Bartolomeo Val Cavargna e San Nazzaro Val Cavargna, tutti tra i 9.000 e gli 11.900 euro. Non sono paesi poveri. Sono paesi dove buona parte degli adulti in età lavorativa (per non dire quasi tutti) attraversa il confine ogni mattina e torna la sera con uno stipendio svizzero.

Il punto è che quello stipendio, per chi è un «vecchio frontaliere», in Italia non si dichiara. In base all’accordo del 1974, rimasto in vigore per chi lavorava già oltre confine prima del 17 luglio 2023 (oggi le regole sono cambiate), il reddito dei frontalieri residenti entro 20 chilometri dal confine viene tassato solo in Svizzera, che poi gira una parte delle imposte ai comuni italiani di residenza attraverso i cosiddetti «ristorni».

Il nuovo accordo fiscale ha cambiato le regole per i nuovi assunti, con una tassazione concorrente e una franchigia di 10.000 euro, ma per anni ancora le statistiche italiane fotograferanno questi comuni come sacche di povertà.

È una vera e propria illusione ottica, ed è la stessa che deforma tutte le classifiche costruite sui redditi dichiarati. Il reddito IRPEF non è la ricchezza: come menzionato in apertura non comprende i redditi esteri esenti, gran parte delle rendite finanziarie tassate alla fonte, gli affitti in cedolare secca, né, naturalmente, quello che sfugge al fisco.

Il Sud che dichiara poco

Tolti i frontalieri, e limitandosi ai comuni con almeno mille abitanti, il fondo della classifica torna quello atteso. Mazzarrone, in provincia di Catania, è a 11.431 euro; Dinami, nel Vibonese, a 11.827; Goro, nel Ferrarese, a 11.917; poi Verbicaro, Zapponeta, Platì, Capizzi. Sono economie agricole o legate alla pesca, dove si lavora molto e si dichiara poco: per stagionalità, per contratti a giornata, e in parte, va detto, perché il reddito che passa dal modello 730 racconta solo un pezzo della storia. Certo, c’è anche da considerare che per molte realtà pesa la quota sempre più alta di pensionati: tanti (spesso) piccoli redditi che, messi insieme, pesano molto, forse già troppo.

Tra i 50 comuni con il reddito medio più basso, sette sono in provincia di Cosenza e quattro a Reggio Calabria, a Campobasso e a Como. Proprio Como: la stessa provincia che in testa alla classifica nazionale ha i comuni del lago dove una villa vale milioni.

Cosa ci insegnano davvero questi numeri

Le classifiche dei comuni più ricchi d’Italia sono un genere giornalistico amatissimo, e hanno un senso: il divario tra Nord e Sud è reale, e i 37 punti percentuali che separano un lombardo da un calabrese non li inventa nessuno. Ma bisogna leggerle sapendo cosa misurano. Misurano la base imponibile dell’IRPEF, cioè lo stipendio dei dipendenti e la pensione, molto più che la ricchezza effettiva di un territorio.

Il comune più povero d’Italia, secondo il fisco, è un paese dove si guadagna in franchi svizzeri. Se lo Stato fatica a vedere persino questo è un motivo in più diffidare di qualsiasi politica che pretenda di misurare il benessere degli italiani guardando soltanto alla loro dichiarazione dei redditi.

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