Venerdì 2 ottobre IG Group Holdings (Borsa di Londra, ticker IGG), uno dei principali operatori al mondo nel trading online su CFD e spread betting, ha perso in una sola seduta fino a oltre il 27% del proprio valore di Borsa, toccando i minimi da aprile 2025 e oggi viaggia a quota 974,87 pence (-1,53%). Il motivo è un aggiornamento trimestrale che ha tagliato le previsioni di crescita dei ricavi per l’esercizio 2026, passate da «10-15%» a «una crescita a singola cifra bassa» su base annua. Un rovescio arrivato a sorpresa perché la stessa guidance più ambiziosa era stata confermata appena tre mesi prima.
Il problema non sono i clienti, è la «ritenzione» dei ricavi
Secondo l’aggiornamento del 2 ottobre, i ricavi del terzo trimestre 2026 di IG Group sono attesi intorno a 240 milioni di sterline, in calo del 14% su base annua; i ricavi netti da trading sarebbero scesi a circa 210 milioni di sterline dai 249,5 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il numero di nuovi clienti e di clienti attivi, ha precisato la società, è invece rimasto solido: il problema è altrove, nella cosiddetta «ritenzione» dei ricavi sui derivati OTC (i CFD veri e propri), scesa a circa il 70% nel trimestre contro una media dell’80% registrata dalla seconda metà del 2025, da quando l’azienda aveva introdotto misure di ottimizzazione del market making. In parole semplici, un broker di CFD guadagna soprattutto trattenendo, al netto delle coperture, una parte delle perdite nette dei propri clienti; quando i mercati si muovono poco e i clienti perdono meno (o vincono di più), il margine del broker si comprime, anche se il numero di clienti e le loro operazioni restano stabili.
È esattamente la dinamica descritta dall’amministratore delegato Breon Corcoran:
«La crescita delle prime operazioni e dei clienti attivi è rimasta solida nel terzo trimestre del 2026. I ricavi più bassi del terzo trimestre riflettono una ridotta ritenzione dei ricavi OTC in condizioni di mercato meno favorevoli».
Una correzione che arriva dopo mesi di stime in rialzo
Il taglio di inizio ottobre colpisce per la rapidità con cui ribalta la narrazione dei mesi precedenti. A marzo 2026, con i risultati dell’esercizio chiuso a dicembre 2025, IG Group indicava una crescita organica dei ricavi verso l’estremo superiore di un intervallo «da media ad alta singola cifra». Il 19 maggio, con l’aggiornamento trimestrale legato all’assemblea annuale, la società aveva invece alzato l’asticella a 10-15% di crescita organica sulla base 2025 di circa 1,10 miliardi di sterline, upgrade motivato da un primo trimestre giudicato eccellente.
L’8 luglio, in occasione dei risultati semestrali, IG Group aveva confermato quello stesso obiettivo del 10-15%, annunciando contestualmente l’intenzione di creare una nuova capogruppo con sede legale a Jersey - operazione presentata come una scelta di maggiore flessibilità finanziaria e strategica, coerente con una base di ricavi per circa due terzi generata fuori dal Regno Unito, e senza impatti sulla quotazione a Londra né sulla residenza fiscale. Meno di tre mesi dopo quella conferma, la guidance è stata tagliata quasi a metà.
Il mercato guarda anche ai concorrenti quotati
La reazione di Borsa ha coinvolto, in misura più contenuta, anche altri operatori quotati dello stesso settore. I titoli di CMC Markets e Plus500 hanno perso terreno nella stessa seduta, con cali comunque nettamente inferiori a quello di IG Group secondo le fonti consultate (le stime sulle percentuali esatte divergono tra loro, un punto da verificare ulteriormente).
Il mercato sembra quindi leggere l’episodio non solo come un problema specifico di IG Group, ma come un richiamo a un fattore di rischio strutturale dell’intero comparto dei broker di CFD e spread betting: la dipendenza dei ricavi dalla volatilità dei mercati sottostanti, più che dal solo numero di clienti o dai volumi scambiati.
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