Nuovo rally in arrivo per i mercati emergenti

Tommaso Scarpellini

24 Luglio 2023 - 18:39

Continua a crescere l’interesse degli investitori per i mercati emergenti in un contesto economico sempre più incerto. Come analizzare gli EM e cosa aspettarsi dall’andamento delle borse globali?

Nuovo rally in arrivo per i mercati emergenti

Con l’accelerazione senza precedenti del processo di globalizzazione nell’ultimo decennio, l’area finanziaria delle borse legate ai mercati emergenti ha costantemente e inesorabilmente acquisito un peso sempre più significativo e preponderante nelle decisioni d’investimento degli investitori internazionali. Tale fenomeno è stato il risultato di un intricato insieme di fattori, tra cui l’espansione dei flussi commerciali internazionali, l’integrazione dei mercati finanziari a livello globale e la crescente consapevolezza degli investitori riguardo alle eccezionali opportunità di rendimento che si celano in queste aree.

Come diretta conseguenza di questa trasformazione epocale, la quota di popolazione in tutto il mondo che ha deciso di destinare parte dei propri capitali sia a fondi passivi che attivi all’interno del proprio portafoglio ha assistito a una notevole crescita, attirata dalla necessità di diversificare il rischio, dato un contesto finanziario molto incerto come quello del 2022 e del 2023.

Le ragioni che hanno spinto gli investitori a interessarsi sempre più alla macro-categoria dei mercati emergenti sono molteplici, spaziando dalle solide fondamenta economiche di alcune nazioni in via di sviluppo, all’adozione di tecnologie innovative e all’evoluzione delle industrie emergenti.

Tuttavia, le promettenti prospettive vanno di pari passo con alcune sfide importanti da affrontare, a cui sono associati rischi che ogni investitore dovrebbe considerare con una certa prudenza.

Come analizzare i mercati emergenti?

I mercati emergenti rappresentano una categoria di economie e Paesi in rapida crescita e sviluppo. Solitamente, si trovano in nazioni con un reddito pro capite relativamente basso ma un elevato potenziale di crescita. Tra i quattro fondatori del BRICS (Brasile, Russia, India e Cina) e altri circa 40 Paesi selezionati dal FMI rientrano nei mercati emergenti. Questi includono Messico, Indonesia e molte altre nazioni dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa.

Tuttavia, la situazione della Cina è diventata più complessa e il suo status di «mercato emergente» è stato oggetto di dibattito. A causa delle dimensioni e della complessità dell’economia cinese, alcuni esperti suggeriscono che sarebbe più appropriato considerarla una «economia in via di sviluppo» o una «grande economia emergente». La Cina è ormai una delle principali potenze economiche e un attore chiave nei mercati finanziari globali, il che ha portato a escluderla spesso dagli studi moderni sui mercati emergenti.

Questa considerazione assume particolare rilevanza, soprattutto perché il mercato azionario cinese sembra non beneficiare di particolari apprezzamenti di valore a causa delle complicazioni economiche interne. Queste alterano le quotazioni dei fondi attivi e passivi che seguono l’andamento dei mercati emergenti. Ad esempio, analizzando tre indici MSCI, l’iShares MSCI EM ex-China UCITS ETF ha mantenuto una performance migliore rispetto all’indice generale dei mercati emergenti ma è risultato inferiore all’indice All-World.

Questo scenario presenta una strana anomalia poiché tradizionalmente l’economia dei mercati emergenti dipendeva spesso dalle richieste di esportazione di Paesi più sviluppati, come l’Occidente, ma anche dalla Cina. La Cina potrebbe quindi esportare la deflazione nel resto del mondo se i mercati emergenti non dimostrassero effettivamente di poter mantenere uno sviluppo sostenibile senza basarsi esclusivamente sulle esportazioni.

Questa ipotesi diventa particolarmente preoccupante se consideriamo le aspettative di una possibile contrazione anche nelle economie occidentali.

Tuttavia, alcuni ritengono ancora che i mercati emergenti rappresentino una valida alternativa in questa fase economica. Rispetto ai mercati sviluppati, il segmento degli «Emerging World» offre multipli decisamente più contenuti ed economici.

Cosa sta accadendo oggi nel segmento dei mercati emergenti?

Nei mercati dei capitali delle economie sviluppate, inclusi nell’indice MSCI Emerging Market (EM), si è osservato un apprezzamento dei temi legati alla tecnologia, in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale generativa (AI). Inoltre, l’intero settore dell’IT ha conseguito risultati positivi, posizionandosi tra i tematici più performanti nel segmento emergente. Tra le regioni che hanno guidato la crescita dell’indice, spicca l’America Latina, con il Messico e il Brasile che continuano a mostrare una tendenza positiva di sviluppo. Questo indica un aumento dell’indipendenza di questi Paesi dalle sole esportazioni.

In Asia, invece, secondo i dati forniti dall’MSCI, Taiwan, India e Corea del Sud hanno ottenuto le migliori performance, superando persino la Cina.

I mercati emergenti stanno attirando un crescente interesse da parte degli investitori, con un conseguente flusso di capitali in entrata che contribuisce a finanziare il debito di tali Paesi, favorendo le prospettive di sviluppo economico nelle rispettive regioni. A differenza di altri Paesi sviluppati, le tendenze demografiche e l’urbanizzazione sono in aumento in queste economie, alimentando ulteriormente l’interesse degli investitori e aumentando la liquidità disponibile. Il debito locale dei mercati emergenti ha continuato a sovraperformare i principali mercati del reddito fisso, alimentato dall’innalzamento dei tassi d’interesse per combattere l’inflazione.

Dal punto di vista tecnico, la situazione diventa interessante: secondo i dati FactSet, il P/E (Price/Earnings ratio) dei mercati emergenti si avvicina alla propria media storica e si colloca all’interno della zona di +1, -1 Std Dev (Standard Deviation), una zona che storicamente si è dimostrata tendenzialmente neutra per l’investimento.

Argomenti

# Bric