Hormuz è chiuso. E questo basta a muovere i prezzi da Wall Street a Piazza Affari.
Da quel passaggio controllato dall’Iran transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota analoga di gas naturale liquefatto diretto soprattutto verso l’Asia. Bloccarlo significa comprimere un nodo essenziale dell’offerta globale. Se la chiusura dovesse protrarsi, la pressione sui prezzi dell’energia sarebbe inevitabile, come ha sottolineato Edward Fishman del Council on Foreign Relations.
A Milano, però, l’impatto non è omogeneo. Energia, shipping, assicurazioni e industria energivora reagiscono in modo diverso. Per alcuni significa costi in aumento e margini sotto stress. Per altri, invece, potrebbero aprirsi spazi di crescita.
In questo scenario tre titoli italiani risultano più esposti degli altri, con petrolio in salita e traffico ridotto nell’area mediorientale. Ecco dove l’impatto può essere assorbito e dove, invece, rischia di concentrarsi.
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Eni
Per Eni l’effetto è stato immediato: il titolo è salito oltre 20,5 euro, superando i massimi del 2014. Un segnale tecnico rilevante, perché rompe un livello che per anni ha fatto da barriera.
Se Hormuz dovesse restare chiuso e il Brent continuare a salire, l’impatto sull’upstream sarebbe diretto. Prezzi più alti significano ricavi più robusti e maggiore generazione di cassa nel breve periodo. È il motivo per cui nelle prime fasi di uno shock sull’offerta il titolo tende a reagire con maggiore solidità rispetto al resto del listino.
La variabile chiave resta però il tempo. Un rialzo ordinato del petrolio è gestibile e può sostenere il business. Un’impennata prolungata rischia invece di comprimere la domanda globale, rallentare la crescita e mettere sotto pressione i margini della raffinazione. Eni è esposta allo shock, ma non in modo lineare: tutto dipenderà dall’equilibrio tra beneficio upstream e rischio macro.
Grafico azioni Eni
Fonte Tradingview
Dal punto di vista grafico, area 20 euro diventa ora uno spartiacque. Una stabilizzazione sopra questa soglia rafforzerebbe l’impostazione positiva e aprirebbe spazio verso il target di 22 euro indicato da JP Morgan (rating overweight). Il prezzo obiettivo di 20,5 euro fissato da Citigroup è già stato raggiunto: il mercato, adesso, chiede conferme oltre i massimi.
Saipem
Per Saipem il movimento è stato più nervoso e nella direzione opposta. Il titolo ha reagito alla tensione sull’energia con un crollo del 3,7%, coerente con la sua natura più ciclica rispetto alle major integrate. È un titolo che tende a reagire in modo più brusco nelle fasi di tensione. Quando il Brent accelera, i prezzi più alti possono sostenere nuovi progetti, ma l’instabilità geopolitica può anche rallentarne la realizzazione.
Ma nel breve periodo la volatilità pesa di più e Saipem tende ad amplificare i movimenti del comparto.
Grafico azioni d’Amico
Fonte Tradingview
Dal punto di vista tecnico, le aree di resistenza a 3,7 circa diventano ora il primo banco di prova. Se i prezzi riuscissero a consolidare sopra quei livelli, il movimento potrebbe estendersi. In caso contrario, il rischio è un ritorno in congestione con scambi irregolari e direzionalità incerta.
d’Amico
d’Amico è il titolo che più direttamente intercetta quello che sta accadendo nel Golfo. Meno traffico in un’area strategica e maggiore rischio operativo tendono a far salire i noli. In queste fasi, chi ha flotta disponibile può beneficiare di tariffe più alte e condizioni contrattuali più favorevoli.
Il vantaggio, però, dipende dalla durata della crisi. Se la chiusura dovesse trasformarsi in un blocco prolungato con effetti recessivi sulla domanda globale, il quadro cambierebbe rapidamente. Lo shipping vive di equilibrio tra offerta di stiva e volumi trasportati e basta poco per alterarlo.
Grafico azioni d’Amico
Fonte Tradingview
Sul grafico il titolo ha toccato i livelli più alti dal 2010, a 8,25 circa, e sta disegnando un’ampia struttura a “cup & handle”, tipica delle fasi di accumulazione prima di una possibile rottura dei massimi. L’area appena raggiunta è decisiva: una conferma sopra quei livelli rafforzerebbe l’impostazione rialzista. Eventuali prese di profitto veloci non cambierebbero l’impostazione rialzista dopo la corsa recente.
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