Il 31 ottobre non è solo Halloween: è anche la Giornata Mondiale del Risparmio, istituita nel 1924 a Milano durante il primo congresso internazionale delle casse di risparmio per promuovere l’educazione finanziaria. Poiché quest’anno cade di sabato, l’Acri ha anticipato a venerdì 30 ottobre l’evento della 102ª edizione, dedicata al tema «Il risparmio nella società che cambia».
A che punto sono i soldi degli italiani
La 26ª indagine Acri-Ipsos Doxa registra un lieve recupero sul 2025: chi riesce ad accantonare parte del reddito sale dal 41% al 44%, mentre resta al 37% chi lo consuma tutto. Scende dal 15% al 12% chi ha attinto ai risparmi, sale dal 5% al 6% chi ha chiesto prestiti. Il 63% tiene i risparmi liquidi (64% un anno fa).
Le cifre su quanto risparmiano gli italiani nel 2026 si affiancano ai dati Banca d’Italia: a fine 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie ha raggiunto 6.480 miliardi di euro (+7,4%), con la quota in depositi scesa al 21,6%, minimo dal 2007. A settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2%.
Giornata del Risparmio, le 10 regole d’oro
Ecco allora 10 consigli concreti per gestire meglio i propri soldi ed evitare «orrori finanziari».
- Fare il bilancio delle spese. Distinguere spese fisse e spese variabili è il primo passo per capire dove vanno a finire i propri soldi. Un riferimento pratico è la regola 50/30/20: metà del reddito netto alle necessità (casa, bollette, spesa alimentare), il 30% ai desideri e il 20% al risparmio. Su uno stipendio di 2.000 euro significa 1.000 euro per le spese essenziali, 600 per quelle accessorie e 400 da mettere da parte. Se le uscite fisse superano la metà delle entrate, il primo intervento va fatto lì.
- Definire obiettivi di risparmio mensili. Anche solo 100 euro al mese, ma con costanza: in un anno fanno 1.200 euro, in cinque anni 6.000, prima di qualsiasi rendimento. Il metodo più efficace è un bonifico automatico verso un conto separato nel giorno di accredito dello stipendio, così la cifra esce prima di essere spesa. Per monitorare le uscite basta un’app di gestione delle finanze oppure un foglio Excel aggiornato ogni settimana.
- Controllare le spese ogni tre mesi. È il modo migliore per eliminare costi nascosti e abbonamenti dimenticati. Lo stesso vale per il conto corrente: secondo dati Banca d’Italia elaborati da Adusbef, la spesa media di gestione è arrivata a 101,1 euro l’anno, il 23% in più rispetto a dieci anni fa. Va considerata anche l’imposta di bollo di 34,20 euro annui, dovuta dalle persone fisiche con giacenza media superiore a 5.000 euro.
- Confrontare le tariffe di luce, gas e telefono. Un’operazione faticosa ma che può portare a risparmi anche a due cifre percentuali, soprattutto ora: a settembre 2026 i beni energetici segnavano un aumento annuo del 22,3% secondo l’Istat. Lo strumento ufficiale è il Portale Offerte di ARERA e Acquirente Unico, che confronta le proposte del mercato a partire da CAP e consumi annui indicati in bolletta. Per telefonia e internet il piano va rivisto ogni anno: le offerte migliori vanno spesso ai nuovi clienti.
- Evitare gli acquisti impulsivi al supermercato. Fare una lista della spesa e rispettarla, cucinando con quello che c’è già in casa. Il dato da guardare è il prezzo al chilo riportato sull’etichetta del ripiano, non quello della confezione. L’attenzione serve ancora di più per i prodotti alimentari freschi, cresciuti a settembre del 5,5% su base annua secondo l’Istat. Alternare i punti vendita e preferire le marche del distributore sono altre leve per risparmiare 100 euro al mese sulla spesa.
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- Costruire un fondo di emergenza, ma in modo professionale. L’obiettivo è coprire almeno da 3 a 6 mesi di spese fisse: con uscite mensili di 1.500 euro servono tra 4.500 e 9.000 euro. Oggi il 24% degli italiani non riuscirebbe a sostenere con mezzi propri un imprevisto da 1.000 euro. Una soluzione semplice è un ETF monetario, che investe in strumenti a breve scadenza, liquidi e a basso rischio: il rendimento segue il tasso BCE sui depositi, al 2,50% dal 16 settembre, al lordo di costi e tasse.
- Non lasciare troppa liquidità ferma. Dopo aver coperto le emergenze, il resto va investito in modo oculato. Lasciare i soldi sul conto è come vedere la neve sciogliersi al sole: con l’inflazione al 4,2%, 10.000 euro fermi perdono in un anno circa 400 euro di potere d’acquisto. Per somme da non toccare esistono conti deposito e titoli di Stato. Le famiglie si stanno muovendo: nel secondo trimestre 2026, secondo Bankitalia, hanno acquistato 15,4 miliardi di risparmio gestito e ridotto i depositi di 1,7 miliardi.
- Definire un budget per le spese extra. Così ci si può concedere cene o viaggi senza intaccare i risparmi, insegnando anche ai figli il valore dell’attesa. Secondo Acri-Ipsos sale dal 14% al 19% chi preferisce godersi il presente senza preoccuparsi troppo del futuro, mentre scende dal 38% al 35% chi vede nel risparmio una fonte di tranquillità. Una soglia fissa, ad esempio il 10% del reddito netto caricato ogni mese su una carta prepagata dedicata, permette di spendere senza sforare.
- Trovare fonti di reddito alternative. Non sempre si può guadagnare di più dal lavoro principale, ma una passione può diventare un secondo introito. Un’entrata extra di 200 euro al mese vale 2.400 euro l’anno. Per attività saltuarie esiste la prestazione occasionale, con ritenuta d’acconto del 20% se il committente è sostituto d’imposta e contributi alla Gestione Separata INPS solo sopra i 5.000 euro annui di compensi. Se l’attività diventa abituale, serve la partita IVA.
- Controllare quanto costano i fondi comuni, e non solo. Spesso le banche propongono portafogli pieni di prodotti con costi esagerati. L’alternativa sono gli ETF (Exchange Traded Fund), strumenti quotati in Borsa che replicano un indice azionario o obbligazionario con costi di gestione anche dello 0,10% annuo. 50.000 euro investiti per 20 anni diventano circa 132.700 euro al 5% annuo, ma solo 109.600 al 4%. Gli studi SPIVA di S&P Dow Jones Indices rilevano che sul lungo periodo la maggior parte dei fondi attivi non batte il proprio indice.
Commenti
1Sinceramente, mi sembra di vedere sempre le stesse problematiche a ripetersi. Da noi al di là, in Svizzera, il risparmio è gestito in modo diverso, c’è più attenzione e consapevolezza rispetto alla pianificazione finanziaria. Qui in Italia, sebbene ci siano segnali di miglioramento, come il lieve aumento di chi riesce ad accantonare, il 37% che consuma tutto segna una mancanza di cultura del risparmio a livello più profondo. Non è solo questione di numeri; servirebbe una vera educazione finanziaria che parta da subito, magari nelle scuole. Dobbiamo imparare a gestire le risorse in modo più efficiente, perché i tassi di inflazione come quello attuale al 4,2% non possono essere ignorati se vogliamo davvero avere una stabilità economica.