Ci sono mesi che sui mercati finanziari sembrano portarsi dietro una reputazione difficile da scrollarsi di dosso. Settembre è uno di questi. Nella memoria degli investitori viene spesso associato a correzioni, ritorno della volatilità e improvvisi cambiamenti di direzione dopo la pausa estiva. Ma le medie degli indici possono nascondere differenze molto profonde tra un titolo e l’altro.
Guardare ciò che è accaduto negli ultimi dieci anni permette allora di affrontare la questione da una prospettiva diversa. Non per cercare una regola capace di anticipare il futuro, ma per verificare se alcune società abbiano mostrato una maggiore capacità di attraversare questo particolare periodo dell’anno. Una distinzione importante, perché la stagionalità descrive ciò che è successo, non ciò che necessariamente succederà.
Il risultato è meno scontato di quanto si potrebbe immaginare. Alcuni dei protagonisti non coincidono con le azioni che hanno realizzato le migliori performance complessive nel decennio e, soprattutto, emerge una forte presenza del settore finanziario. Ma la semplice media dei rendimenti non basta: per capire quanto un comportamento sia stato realmente ricorrente bisogna affiancarle la mediana e il numero di mesi conclusi in positivo.
Come è stata costruita la classifica
L’analisi considera le società oggi appartenenti al FTSE MIB e misura, per ciascuna, il rendimento realizzato esclusivamente nel mese di settembre. Per rendere il confronto il più omogeneo possibile sono stati utilizzati i dieci mesi di settembre completi compresi tra il 2016 e il 2025. Settembre 2026 è naturalmente escluso, perché ancora in corso.
Il rendimento di ciascun anno è ottenuto confrontando il prezzo di fine settembre con quello di fine agosto. Si tratta quindi di performance del prezzo, senza considerare il reinvestimento degli eventuali dividendi.
Accanto al rendimento medio sono stati considerati altri due indicatori. Il primo è la mediana, che può essere ancora più utile della media quando un singolo anno particolarmente positivo o negativo altera il risultato complessivo. Il secondo è la frequenza: quante volte, nei dieci anni analizzati, il titolo ha concluso settembre con un rendimento positivo.
La combinazione di questi tre valori permette di distinguere una stagionalità relativamente regolare da un risultato medio apparentemente favorevole generato in realtà da uno o due episodi eccezionali.
BPER guida la classifica tra i titoli con dieci anni completi
Tra le società con dieci osservazioni complete, BPER Banca presenta il rendimento medio di settembre più elevato: circa il 2,46%. Il dato diventa ancora più interessante osservando la mediana, pari al 4,97%. Sette degli ultimi dieci mesi di settembre si sono inoltre conclusi con una variazione positiva.
La mediana superiore alla media racconta qualcosa di importante. Nei dieci anni considerati si è verificato anche un settembre particolarmente negativo, quello del 2020, quando il titolo perse circa il 13,5%. Quel singolo episodio trascina verso il basso la media complessiva, mentre il risultato centrale della distribuzione rimane nettamente positivo.
È dunque un caso nel quale la stagionalità storica non dipende soltanto da un exploit isolato. Naturalmente questo non implica che il comportamento debba ripetersi nel 2026: dimostra soltanto che negli ultimi dieci anni BPER ha affrontato settembre meglio di molti altri componenti attuali del FTSE MIB.
Prysmian è la sorpresa al secondo posto
Alle spalle di BPER compare Prysmian, con una performance media di settembre pari a circa l’1,72%. Anche in questo caso la mediana rimane positiva, intorno all’1,90%, mentre sei settembre su dieci si sono chiusi in rialzo.
Prysmian è interessante perché il risultato non nasce da una frequenza eccezionalmente elevata, ma da una combinazione relativamente equilibrata tra numero di mesi favorevoli e ampiezza delle variazioni.
La volatilità non è stata trascurabile. Nel periodo analizzato il migliore settembre ha prodotto un progresso vicino al 12,7%, mentre il peggiore ha registrato un calo intorno al 9,7%. Questo rende evidente uno dei limiti della stagionalità: una media positiva può convivere con oscillazioni annuali molto ampie. Non esiste dunque una traiettoria regolare, ma una tendenza statistica che emerge soltanto osservando un numero sufficientemente lungo di anni.
Unipol completa il podio
Al terzo posto troviamo Unipol, con un rendimento medio di settembre di circa l’1,46%. È probabilmente uno dei risultati più equilibrati della graduatoria perché la mediana, pari a circa l’1,45%, è praticamente identica alla media. Sei settembre su dieci si sono inoltre conclusi in territorio positivo.
La quasi coincidenza tra media e mediana riduce il rischio che il dato complessivo sia stato distorto da un singolo anno eccezionale. Anche per Unipol, tuttavia, le oscillazioni sono state significative: nel decennio considerato si osservano sia un settembre positivo superiore all’11% sia uno negativo vicino al 9%.
Il dato storico favorevole deve quindi essere letto insieme alla volatilità che caratterizza inevitabilmente un singolo titolo azionario.
Fineco è quarta, ma la mediana racconta una storia diversa
FinecoBank raggiunge una performance media di settembre intorno all’1,38%, sufficiente per occupare la quarta posizione. Se ci si fermasse a questo numero, il risultato apparirebbe particolarmente convincente. La mediana, però, è sostanzialmente nulla, intorno a -0,03%, e soltanto cinque dei dieci mesi analizzati si sono chiusi positivamente.
La spiegazione è nella presenza di alcuni risultati particolarmente forti, tra cui il settembre 2022, quando il titolo guadagnò circa il 17,7%.
Fineco rappresenta quindi un ottimo esempio del motivo per cui una graduatoria basata soltanto sulla performance media può essere fuorviante. La media è elevata, ma il mese di settembre non è stato positivo con particolare regolarità.
Generali e UniCredit emergono per frequenza
Subito dietro Fineco troviamo Generali e UniCredit.
Generali ha registrato un rendimento medio di settembre di circa l’1,21%, con una mediana decisamente superiore, pari al 2,48%. Il dato forse più significativo è però la frequenza: sette settembre positivi su dieci.
UniCredit presenta numeri ancora più particolari. La performance media è pari a circa l’1,17%, ma la mediana raggiunge il 4,78%, con sette mesi positivi su dieci. Una mediana così superiore alla media significa che alcuni settembre molto negativi hanno abbassato sensibilmente il risultato complessivo. In uno degli anni considerati la flessione si è infatti avvicinata al 15%.
La stagionalità di UniCredit appare dunque storicamente favorevole in termini di frequenza, ma accompagnata da un rischio di coda non trascurabile.
Il settore finanziario domina la parte alta della graduatoria
Osservando i primi posti emerge un elemento difficile da ignorare. BPER, Unipol, Fineco, Generali e UniCredit occupano cinque delle prime sei posizioni. Poco più indietro si trovano Poste Italiane, Banca Mediolanum e Intesa Sanpaolo.
Poste ha registrato una performance media di settembre dello 0,85%, con mediana dello 0,61% e sei mesi positivi su dieci. Banca Mediolanum presenta una media dello 0,82%, mediana dell’1,05% e sei settembre positivi. Intesa Sanpaolo si ferma a una media dello 0,56%, ma mostra una mediana del 2,11% e sei mesi positivi su dieci.
Il quadro suggerisce quindi che, negli ultimi dieci anni, una parte significativa del sistema finanziario italiano abbia affrontato settembre meglio di molti altri settori del listino.
A2A sale poco in media, ma è positiva 7 volte su 10
Un’altra situazione interessante è quella di A2A. Il rendimento medio di settembre è appena dello 0,21%, quindi apparentemente poco significativo. La mediana raggiunge però l’1,50% e soprattutto sette degli ultimi dieci settembre si sono conclusi positivamente.
È un esempio quasi opposto rispetto a Fineco. Fineco presenta una media elevata ma soltanto cinque risultati positivi; A2A ha una media molto più bassa ma sette settembre favorevoli.
Quale delle due abbia una stagionalità più interessante dipende quindi dalla definizione adottata. Se conta l’entità media del rendimento, Fineco è nettamente davanti. Se si privilegia la frequenza, A2A appare più regolare.
Leonardo e Ferrari non brillano a settembre
Tra i titoli che hanno realizzato performance straordinarie su orizzonti molto più lunghi troviamo invece alcuni risultati sorprendenti.
Leonardo, nonostante la forte rivalutazione registrata negli ultimi anni, presenta nei dieci settembre analizzati una performance media di circa -0,45%. La mediana è leggermente positiva, intorno allo 0,59%, mentre soltanto cinque mesi su dieci si sono chiusi in rialzo.
Ferrari registra una media ancora più debole, circa -0,74%, una mediana negativa dell’1,32% e appena tre settembre positivi su dieci.
È una dimostrazione significativa: essere stati tra i migliori titoli del FTSE MIB nell’arco di dieci anni non implica necessariamente avere una stagionalità favorevole in uno specifico mese.
Enel, Snam e Terna: settembre storicamente più difficile
Anche alcune società considerate generalmente meno volatili presentano statistiche poco favorevoli.
Enel registra una performance media di settembre intorno a -1,74%. Il dato curioso è che sei mesi su dieci sono comunque positivi e la mediana è leggermente sopra lo zero. Significa che i settembre negativi sono stati meno frequenti, ma mediamente più violenti.
Snam mostra invece una media di circa -1,89%, con quattro mesi positivi su dieci, mentre Terna arriva a circa -2,14%, anch’essa con quattro settembre favorevoli.
Ancora una volta la stagionalità non segue necessariamente le caratteristiche che normalmente vengono associate ai diversi settori.
I titoli con i settembre peggiori
Nella parte bassa della graduatoria compaiono alcuni nomi particolarmente interessanti. Amplifon registra una media intorno al -2,06%, Recordati circa -2,17%, Brunello Cucinelli un valore analogo e DiaSorin quasi -2,94%.
Campari, tra le società con dieci osservazioni complete, presenta uno dei dati medi peggiori: circa -3%, accompagnato da una mediana del -3,19% e soltanto quattro settembre positivi su dieci. Telecom Italia si colloca anch’essa nella parte bassa, con un rendimento medio vicino al -2,4%.
Sono statistiche che descrivono il passato e non costituiscono un’indicazione su ciò che accadrà nel settembre 2026, ma mostrano come la stagionalità possa essere molto diversa all’interno dello stesso indice.
Il caso particolare di Banco BPM
Banco BPM richiede un trattamento separato perché l’attuale società nasce dalla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano e non dispone quindi di dieci settembre pienamente omogenei come entità attuale.
Considerando i nove settembre compresi tra il 2017 e il 2025, il risultato è tuttavia notevole. Il rendimento medio raggiunge circa il 4,31%, la mediana il 2,71% e sette settembre su nove risultano positivi. Se si inserisse Banco BPM direttamente nella graduatoria senza tenere conto della diversa lunghezza della serie, sarebbe addirittura davanti a BPER.
Il dato merita quindi attenzione, ma non sarebbe metodologicamente corretto presentarlo sullo stesso piano dei titoli per i quali sono disponibili tutte le dieci osservazioni. Lo stesso problema riguarda altre società con una storia borsistica più breve, tra cui Lottomatica, Iveco e Nexi. In questi casi il numero ridotto di settembre disponibili rende ancora meno robusta qualsiasi conclusione statistica.
La classifica cambia se conta la regolarità
Per individuare i titoli con la stagionalità storica più consistente si può applicare un filtro più severo: rendimento medio positivo, mediana positiva e almeno sei settembre favorevoli su dieci.
Con questi criteri emergono soprattutto BPER, Prysmian, Unipol, Generali, UniCredit, Poste Italiane, Banca Mediolanum, Intesa Sanpaolo, STMicroelectronics e A2A.
Non significa che siano le azioni destinate a fare meglio nel settembre 2026. Significa soltanto che, negli ultimi dieci anni, il loro comportamento nel mese ha mostrato una combinazione relativamente favorevole tra rendimento medio, risultato mediano e frequenza dei rialzi.
Cosa può dire davvero la stagionalità
Il dato storico può essere utilizzato come un’informazione aggiuntiva, non come una previsione autonoma.
Una stagionalità positiva non impedisce a un titolo di scendere, così come una media storicamente negativa non impedisce un forte rialzo. Cambiano nel tempo tassi di interesse, utili, valutazioni, politica monetaria, condizioni economiche e prospettive delle singole società.
Per questo i numeri di settembre diventano più utili quando vengono confrontati con altri elementi: valutazioni correnti, aspettative sugli utili, target degli analisti e struttura tecnica.
BPER, Prysmian e Unipol guidano la graduatoria puramente storica tra i titoli con dieci osservazioni complete. Generali e UniCredit spiccano invece per il numero di settembre positivi. Banco BPM mostra numeri ancora migliori, ma su una serie più corta e non perfettamente omogenea.
Sono dati che possono aiutare a costruire una watchlist e a comprendere meglio il comportamento passato del mercato. Non indicano però quali titoli acquistare né garantiscono che le regolarità osservate continueranno a manifestarsi nel futuro.
Il contenuto di questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione al pubblico risparmio. Le performance passate non sono indicative di quelle future. Prima di ogni decisione di investimento è opportuno rivolgersi a un consulente abilitato.
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