Francia, Premio Nobel Paul Krugman: “Troppo grande per essere salvata dalla BCE”

Laura Naka Antonelli

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Il post del Premio Nobel per l’economia Paul Krugman: Francia a un punto di non ritorno? Da un Paese troppo grande per fallire a un Paese troppo grande per essere salvato.

Francia, Premio Nobel Paul Krugman: “Troppo grande per essere salvata dalla BCE”

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È possibile che la Francia sia diventata un Paese troppo grande per essere salvato dalla BCE, a causa della crisi del debito. Lo ha detto il Premio Nobel Nobel per l’economia Paul Krugman.

In un post pubblicato su Subastack Paul Krugman ha scritto che la Francia, alle prese con la crescita degli interessi che deve pagare sul proprio debito pubblico, si trova ormai in un “percorso insostenibile da un punto di vista fiscale”, versando in una situazione di peggioramento del rapporto debito-PIL a causa dei suoi elevati livelli di deficit.

Francia a un punto di non ritorno con deficit e debito? Risponde Paul Krugman

Tra i problemi cruciali a cui Parigi sta facendo fronte, ha continuato Krugman, c’è la sua incapacità di affrontare la questione dell’età pensionabile relativamente bassa, in un contesto di invecchiamento della popolazione.

Ma se accadesse il peggio - è la domanda che si chiedono in molti da mesi - la BCE riuscirebbe a salvare la Francia, frenando la corsa dei rendimenti dei Titoli di Stato OAT e dunque scacciando lo spettro di costi di rifinanziamento più alti? Per Krugman non sarà possibile.

Nel sottolineare che “la dipendenza della Francia dall’euro fa sì che sia fin troppo facile immaginare come questa perdita di fiducia possa trasformarsi in una crisi grave e destabilizzante”, ricordando che “abbiamo già visto questo film nel periodo 2009-2012, prima in Grecia, poi in Portogallo, Spagna e Italia”, Paul Krugman ha affermato che la BCE potrebbe fare poco per risollevare le sorti di Parigi.

Questo, in quanto un eventuale salvataggio finanziario della Francia, secondo il Premio Nobel, sarebbe “estremamente costoso” per la BCE, in una situazione in cui la Francia, tra l’altro, continuerà a non fare i compiti richiesti dall’Unione europea allontanandosi sempre di più, ha predetto Paul Krugman, “dalla disciplina fiscale”.

Paul Krugman spiega cosa succede quando un Paese perde la propria credibilità fiscale

Paul Krugman ha ricordato quanto avvenne più di 10 anni fa, con l’esplosione della crisi dei debiti sovrani dell’euro, riassumendo le dinamiche che si manifestano, di norma, quando un Paese perde la propria credibilità agli occhi degli investitori:

“In primo luogo, gli investitori smettono di acquistare le obbligazioni di un Paese dell’area euro, facendo temere che il governo sia costretto a dichiarare default, semplicemente perché non dispone della liquidità necessaria per pagare gli interessi e rimborsare il capitale del proprio debito. Il timore di un default provoca quindi un’ulteriore fuga di capitali, che alimenta a sua volta i timori di insolvenza e fa salire i tassi di interesse, innescando un circolo vizioso sempre più grave.”

L’area euro si è salvata non solo con Whatever It Takes Draghi. Francia da Too Big to Fail o Too Big to Save?

Se l’area euro si è salvata, ha spiegato Krugman, è stato perché le rassicurazioni fornite dall’allora Presidente della BCE Mario Draghi, condensate nella famosa frase “Whatever It Takes”, sono state accompagnate dall’impegno dei Paesi più in difficoltà, quelli dell’Europa del Sud, ad avviare “massicci tagli alla spesa”. Cosa che Krugman, tuttavia, non crede che Parigi farà. Il che significa, in sostanza, che è possibile che “la Francia abbia superato il confine tra ciò che è troppo grande per fallire (too big to fail) e ciò che è troppo grande per essere salvato (too big to save)”.

Praticamente, ha scritto il Premio Nobel, “è fin troppo facile delineare uno scenario di crisi francese particolarmente grave, che provocherebbe profonde divisioni all’interno dell’Europa”. Intanto oggi, venerdì 9 ottobre 2026, la crisi degli OAT - Titoli di Stato francesi - sul mercato secondario si smorza: i rendimenti dei bond a 10 anni, che nelle ultime sedute avevano puntato verso la soglia del 5%, scendono di 4 punti base al 4,85%.

L’impennata è tuttavia notevole: nell’ultimo mese i rendimenti sono schizzati di 52 punti base, mentre nell’ultimo anno sono volati di 134 punti base.

Con i rendimenti dei Bund al 3,48%, lo spread Francia-Germania a 10 anni, o anche spread OAT-Bund, oscilla a quota 137 punti, ritracciando dai livelli compresi tra 150 e 160 punti base, record dalla crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona del 2011-2012.

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