Ferragosto, cosa resta davvero dopo la narrazione mediatica?

Lorenza Morello

15 Agosto 2023 - 07:00

Al di là della voluta leggerezza (che di quest’epoca è quasi un atto dovuto) resta da chiedersi perché abbiamo costruito una società con tanta ansia di apparire e raccontare.

Ferragosto, cosa resta davvero dopo la narrazione mediatica?

Nessuna domanda a parere di chi scrive delinea meglio lo spirito italico come la sempre verde “Cosa fai a Ferragosto?”. Questa domanda per chi già da anni si interroga sul perché alle persone interessi tanto sapere “Cosa fai a Capodanno”?, è emblematica di un Paese che, anche in questo, suole distinguersi dagli altri.

Perché in verità mentre “Cosa fai a Capodanno” capita di sentirselo chiedere anche all’estero o da stranieri, la preoccupazione su come uno impegnerà quella manciata di ore che separano il 14 dal 16 di agosto è tutta italiota.
E la dice lunga su come siamo, e su ciò a cui diamo importanza. Almeno a livello generale, si intende.
“Cosa fai a Ferragosto” è molto più eloquente del “Ne riparliamo a settembre” che taluni iniziano già a usare come scusa di dilazione a maggio. “Cosa fai a Ferragosto” è un mantra con cui taluni nascono e dal quale talaltri rifuggono.
Senza soffermarci sulle ovvietà che ormai da tempo il vero senso (tanto Cristiano quanto latino del “Ferragosto” è ai più sconosciuto) la domanda resta e trionfa nelle conversazioni nostrane provocando curiosità e ansia da prestazione in molti.

E dire che quest’anno da gossip sabaudi, diserzioni calcistiche e negazionismo climatico di temi con cui intrattenere il prossimo ce ne sarebbero già a iosa, ma il “Cosa fai a Ferragosto” è uno di quei titoli in borsa su cui continuare a puntare perché rispunta sempre fedele a se’ stesso, come le canzoni di Natale.
Ed allora ecco che i media ci vogliono narrare delle lunghe code in autostrada, delle vacanze da sogno dei vip o sedicenti tali, e questo crea quell’ansia da prestazione di cui dicevo sopra per cui sono in molti anche coloro che pur di “fare qualcosa di eclatante a Ferragosto” si indebitano anche in Banca. Sì, pur di raccontare che sono andati a prendere il sole su quella spiaggia o a “sciabolare” in quel locale venderebbero anche le ruote della macchina, tanto poi a tornare casa in qualche modo ci si penserà. Dopo Ferragosto, ovviamente.

Ma l’importante è esserci, o narrare di esserci stati…chi di noi non ha mai conosciuto direttamente o indirettamente qualcuno che in realtà è stato in casa tutto il mese di agosto ma poi con una lampada abbronzante torna in ufficio a raccontare di paradisi caraibici? E non rattrista tanto il fatto che uno sia stato a casa, ma che in realtà provi vergogna nel raccontarlo.
Al di là della voluta leggerezza (che di quest’epoca è quasi un atto dovuto) resta da chiedersi perché abbiamo costruito una società con tanta ansia di apparire e raccontare. Dove nulla, davvero nulla, viene più lasciato all’intimità di quella che ciascuno di noi dovrebbe custodire come un segreto prezioso, la nostra vita privata. Che molti regalano ai social nel minimo dettaglio del proprio quotidiano ogni giorno da quando si alzano a quando vanno a dormire.
Si spende talmente tanto tempo a raccontare con scatti, modifiche, filtri e musichette quella che vorremmo tanto fosse la nostra vita dimenticando, troppo spesso, di curare con la stessa meticolosa attenzione, quella reale. Che senza filtri spesso non è un granché.

A proposito, voi cosa fate a Ferragosto?
Volete sapere cosa farò io? Quello che ho fatto da quando sono nata: non penserò che è Ferragosto e farò ciò che mi va, sul momento. Incurante del giudizio degli altri. Provateci, a telefono spento magari. Male non vi farà di certo.

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