L’Europa rischia il blackout digitale? Il punto debole in fondo al mare

Emanuela Ceccarelli

13 Settembre 2026 - 19:16

L’esercitazione russa nell’Artico riaccende i timori sulla sicurezza delle infrastrutture sottomarine europee.

L’Europa rischia il blackout digitale? Il punto debole in fondo al mare

Una recente operazione congiunta delle forze navali di Gran Bretagna, Norvegia e Stati Uniti ha intercettato sottomarini russi nelle acque dell’Artico. Le unità della marina di Mosca stavano simulando l’impiego di una tecnologia ideata per disattivare i cavi sottomarini per le telecomunicazioni.

L’operazione ha riportato al centro dell’attenzione la fragilità delle infrastrutture digitali europee, alimentando i timori delle intelligence occidentali su una possibile intensificazione delle attività di sabotaggio. Il motivo dell’allarme riguarda la dipendenza strategica del Vecchio Continente da queste dorsali sottomarine, la cui interruzione potrebbe avere conseguenze sui flussi finanziari, sulla rete internet e, più in generale, sulla sicurezza delle infrastrutture critiche.

Blitz nell’Artico, la NATO ha bloccato i sottomarini russi

Nel corso della primavera 2026, nelle acque dell’arcipelago delle Svalbard, alcuni sottomarini russi appartenenti alla GUGI (la Direzione principale russa per la ricerca sugli abissi marini) hanno condotto un’esercitazione clandestina volta a testare una tecnologia sofisticata progettata per disattivare i cavi sottomarini senza lasciare tracce.

L’operazione congiunta di Gran Bretagna, Norvegia e Stati Uniti ha permesso di individuare e intercettare le unità russe in mare, impedendo loro di completare l’esercitazione. La Russia non ha danneggiato alcun cavo durante l’operazione. L’attività aveva infatti il solo scopo di simulare l’impiego della tecnologia in un eventuale conflitto con la NATO.

Diversi funzionari dell’intelligence occidentale temono un aumento delle attività di sabotaggio russe in Europa. La preoccupazione principale, come rivelato da alcuni funzionari statunitensi, è che Mosca possa mettere alla prova il sistema di difesa collettiva della NATO, compreso l’Articolo 5.

A seguito dell’operazione al largo delle Svalbard funzionari britannici e norvegesi hanno portato le informazioni raccolte sull’esercitazione a Mosca, così da mostrare alle autorità russe che le attività erano state individuate e di dissuaderle da eventuali ulteriori operazioni.

Perché l’Artico è strategico e cosa c’entrano i cavi sottomarini

Il luogo scelto dalla Russia per l’esercitazione è tutt’altro che casuale. L’area compresa tra l’arcipelago delle Svalbard e la Norvegia continentale rappresenta un passaggio strategico per le comunicazioni e per le operazioni militari nell’estremo Nord.

Nelle profondità marine si trovano infatti infrastrutture che, nonostante siano fisicamente molto sottili, hanno un’importanza enorme per l’economia globale. Questi cavi possono avere uno spessore paragonabile a quello di un tubo da giardino e possono essere appoggiati sul fondale marino oppure interrati appena sotto la superficie. La loro funzione è quella di trasferire enormi quantità di dati tra Paesi e continenti, sostenendo una parte essenziale del traffico internet e delle transazioni finanziarie internazionali.

Nel caso delle Svalbard due cavi in fibra ottica lunghi circa 1.400 chilometri collegano l’arcipelago alla Norvegia continentale. Posati a circa 2.700 metri di profondità, trasportano grandi quantità di dati satellitari provenienti dalla stazione terrestre SvalSat, considerata la più grande al mondo e collegata anche alla Near Space Network della NASA.

La posizione è particolarmente strategica anche grazie al Bear Gap, ovvero la distesa di mare tra la parte meridionale delle Svalbard e la Norvegia continentale. Secondo uno dei funzionari citati da Reuters, un’eventuale escalation tra Russia e NATO potrebbe rendere ancora più importante questo corridoio. La zona è infatti attraversata dalle rotte che i sottomarini nucleari russi basati nella penisola di Kola utilizzerebbero per raggiungere l’Atlantico.

Per mostrare il controllo della zona, la Grand Bretagna, insieme a Stati Uniti e Norvegia, ha schierato forze a Jan Mayen. La Norvegia, inoltre, prevede di realizzare entro il 2028 un nuovo cavo in fibra ottica che collegherà le Svalbard e Jan Mayen alla terraferma.

Cavi sottomarini, l’Europa teme una nuova vulnerabilità

Negli ultimi anni la sicurezza delle infrastrutture sottomarine è diventata una delle questioni più delicate per l’Europa. L’attenzione è aumentata dopo il sabotaggio del 2022 che ha distrutto tre delle quattro condotte dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico.

Dopo quell’episodio, i Paesi NATO hanno intensificato il monitoraggio di cavi per le telecomunicazioni, collegamenti elettrici e infrastrutture energetiche presenti sui fondali. Nel frattempo si sta prestando particolare attenzione al fenomeno del drifting, che consiste nella navigazione lenta di alcune navi sopra o nelle vicinanze delle infrastrutture sottomarine, con la possibilità di raccogliere informazioni sulla loro posizione.

Stando ai dati della società di analisi dei rischi marittimi Windward, nel 2025 l’attività di questo tipo nel Mare del Nord è aumentata del 52%, raggiungendo 13.079 imbarcazioni. Nel Mar Baltico, invece, il numero è diminuito del 5%, fermandosi a 526 navi. Nella stessa area, tra ottobre 2023 e la fine del 2025, Windwar ha rilevato almeno 11 cavi sottomarini danneggiati o tranciati. Ami Daniel, amministratore delegato di Windward, si è detto particolarmente preoccupato da questo quadro. Secondo Daniel, la Russia e la Cina sono attualmente considerate le minacce sottomarine più attive e critiche.

Va tuttavia sottolineato che la raccolta di informazioni sulle infrastrutture non costituisce di per sé un’attività illegale nelle acque internazionali. Tuttavia, gli esperti di sicurezza ritengono che una mappatura estesa di queste infrastrutture potrebbe rappresentare un elemento di preparazione a eventuali operazioni di sabotaggio. Anche per questo motivo, la NATO ha rafforzato la sorveglianza dei fondali attraverso iniziative come Baltic Sentry.

Cosa rischia l’Europa se vengono colpiti i cavi sottomarini

Un danneggiamento dei cavi sottomarini non significa necessariamente che un intero Paese rimanga senza internet o che si verifichi un blackout digitale generalizzato. La rete è infatti composta da numerosi collegamenti e dispone di percorsi alternativi. Tuttavia, la perdita di alcuni cavi strategici può creare problemi di capacità, rallentamenti e difficoltà per specifiche aree o servizi, soprattutto se le infrastrutture alternative sono limitate.

Bruce Jones, senior fellow della Brookings Institution, aggiunge un ulteriore tassello. Secondo il ricercatore, negli ultimi 25 anni l’Europa ha aumentato la propria dipendenza dalle infrastrutture sottomarine, riducendo tuttavia la capacità di proteggerle. La questione diventa quindi particolarmente delicata proprio mentre aumenta la domanda di dati ed elettricità, anche per effetto della crescita dell’intelligenza artificiale.