Dipendente del Museo Egizio ruba un braccialetto di 3.000 anni fa. Il tribunale ha deciso il suo destino

Ilena D’Errico

06/01/2026

Una reliquia perduta per sempre dopo che il braccialetto millenario è stato rubato dal Museo Egizio, ecco com’è successo.

Dipendente del Museo Egizio ruba un braccialetto di 3.000 anni fa. Il tribunale ha deciso il suo destino

Non è la trama di un film, ma uno scandalo da cui l’Egitto non si è ancora ripreso, nemmeno adesso che si è chiusa la vicenda giudiziaria. Un ex dipendente del Museo Egizio del Cairo ha rubato un braccialetto d’oro risalente a 3.000 anni fa, un tesoro inestimabile e un autentico pezzo di storia andato perduto per sempre, come il più banale gioiello finito nel contrabbando. Il ministero dell’Interno egiziano aveva ipotizzato, forse anche sperato, una manovra criminale più imponente e sofisticata di quello che si è rivelato essere un semplice furto per necessità di denaro.

A commetterlo è stato un dipendente stesso del Museo, un restauratore per giunta, in un gesto disperato a causa delle difficoltà finanziarie. Adesso, il suo destino è stato deciso dal tribunale ed è ancora meno florido. Condannato e multato aspramente, il restauratore non ha certo risolto le difficoltà che lo affliggevano, ma ha segnato un capitolo difficile da dimenticare. La comunità archeologica è in subbuglio, gli storici sconcertati, gli esperti di sicurezza indignati per il livello di sicurezza dei musei più prestigiosi del mondo.

D’altra parte, chi è che davanti alle finzioni cinematografiche non ha chiuso un occhio con condiscendenza davanti agli artifici dei criminali? Troppo articolati, troppo semplici, surreali. Chi avrebbe mai detto, invece, che basta letteralmente entrare nei musei e mettersi qualche prezioso in tasca? Insomma, tra il Louvre e la storia egiziana un po’ di ironia è concessa, anche se queste storie hanno poco di cui sorridere. È stato un bel colpo per il Museo Egizio, ma anche per l’umanità tutta, che ha perduto così un frammento di storia millenaria per colpa di quella che in fondo resta una fragilità umana ancora più vecchia.

Rubato dal Museo Egizio un braccialetto di 3.000 anni fa

Il gioiello al centro di questa vicenda non ha un valore limitato alla quantità di metallo prezioso o alla manifattura con cui è stato confezionato. Stiamo parlando di un gingillo millenario, appartenuto al faraone Amenemopé, che fu governatore della città di Tamis, capitale egizia per diverse dinastie. Una vera e propria reliquia, un cerchio d’oro massiccio decorato da una gemma sferica di lapislazzuli incastonata al centro, arrivato fino ai giorni nostri.

Di fatto, il braccialetto d’oro era in procinto di essere restaurato per l’esposizione nella mostra Tesori dei faraoni a Roma, ma è scomparso dalla cassaforte prima di giungere a destinazione. Il Cairo ha immediatamente avviato le indagini, pensando a un tentativo di contrabbando internazionale, scoprendo però che era stato proprio un dipendente del Museo ad appropriarsene. Il restauratore ha venduto il tesoro per appena poco più di 3.000 dollari a un commerciante di metalli preziosi, da cui è poi arrivato a un orafo, che a sua volta ha rivenduto la reliquia all’operaio di una fonderia.

Sono quindi quattro le persone coinvolte nel colpo, tutte rimaste a mani vuote con il sequestro totale dei profitti, ma che passeranno alla storia. Quando sono state arrestate ormai il gioiello era già stato fuso e quel tesoro inestimabile è andato perduto. L’ex dipendente del Museo Egizio ha confessato il furto, spiegando delle proprie difficoltà economiche e le dinamiche del tutto semplici del colpo, visto che la sala del restauro era priva di telecamere. Il tribunale ha quindi previsto la condanna a 15 anni di reclusione, di cui i primi 2 anni in regime di “carcere duro” e una sanzione di 2 milioni di sterline egiziane (poco più di 35.000 euro). La stessa pena di 15 anni è andata al gioielliere, mentre le multe sono state più contenute per gli altri due imputati, visto che hanno dimostrato di aver lavorato i metalli senza conoscere l’effettivo valore del gioiello.

Nel frattempo, il Museo deve ancora una volta difendersi dalle accuse che lo vedono tutelare inadeguatamente l’immenso patrimonio del Paese. Così, mostre internazionali e trasferimenti potrebbero essere sospesi fino all’applicazione di misure di sicurezza più rigorose. Probabilmente, si sottovalutano il rispetto del valore storico e culturale, come pure le difficoltà di rivendita di preziosi inestimabili, che forse devono essere protetti alla stregua dei comuni gioielli prodotti in serie.

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