Procedure d’infrazione, il conto è da un miliardo di euro

Alberto De Pasquale

03/07/2024

A carico dell’Italia pesano soprattutto le violazioni delle norme europee ambientali: 311 milioni di sanzioni soltanto per la direttiva rifiuti in Campania.

Procedure d’infrazione, il conto è da un miliardo di euro

Applicare subito e correttamente il diritto dell’Unione Europea conviene. Temporeggiare, oppure farlo in modo sbagliato, può invece rivelarsi un grave errore, anche solo dal punto di vista del bilancio. Il nostro è tra i paesi membri più soggetti alle procedure d’infrazione, che in circa dieci anni, dal 2012 e fino al periodo 2002-2023, hanno portato l’Italia a pagare sanzioni per un totale di 998 milioni di euro.

Quasi un miliardo che poteva essere trattenuto nelle casse dello Stato, se solo il nostro Paese avesse dimostrato maggiore reattività nell’applicazione del diritto dell’Ue, come rilevato dall’ultima Relazione annuale sui rapporti finanziari tra l’Italia e l’Unione europea, elaborato dalla Corte dei conti. Si tratta di un conto salato e non ancora chiuso, dato che a carico dell’Italia risultano ancora pendenti 66 procedure d’infrazione, di cui 49 per violazione del diritto dell’Unione e 17 per mancato recepimento di direttive. Anche se non è detto che ognuna porterà a sanzioni (a oggi l’Italia è stata sanzionata economicamente solo per sei sentenze).

Ogni “gioco” ha le sue regole e in questo caso è la Commissione europea a vigilare sull’avvenuta e corretta applicazione del diritto dell’Ue. E la procedura d’infrazione è lo strumento con il quale l’organo esecutivo con sede a Bruxelles può richiamare all’ordine gli stati membri che non adattano il proprio ordinamento interno a quello europeo. L’obiettivo è far rispettare il diritto Ue in modo corretto, anche a costo di minacciare e applicare sanzioni pesanti.

L’iter che conduce a una sanzione è lungo e articolato. C’è innanzitutto un pre-contenzioso, ex articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che prevede l’invio di una lettera di messa in mora allo Stato membro inadempiente, un successivo parere motivato e un eventuale ricorso della Commissione alla Corte di Giustizia dell’Ue.

Se in seguito alla prima sentenza della Corte la Commissione ritiene che lo Stato non si sia conformato, viene avviata la procedura ex art. 260 del Tfue. In caso di condanna e non adempimento, la Commissione può nuovamente fare ricorso alla Corte e, in caso di seconda condanna, possono scattare le sanzioni pecuniarie. Le penalità prevedono una somma forfettaria più una penalità giornaliera, calcolate in base alla gravità, alla durata dell’infrazione e alla necessità di evitare recidive in futuro.

Finora le procedure d’infrazione a carico dell’Italia hanno riguardato soprattutto i settori ambiente (nel 2024 sono 19), trasporti (7) e affari economici e finanziari (6), ma non mancano anche quelle in tema di giustizia (4), salute (2) e appalti (1). La sanzione più gravosa inflitta al nostro Paese riguarda la sentenza che nel 2015 portò alla condanna a causa del mancato adeguamento al sistema Ue di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania, che in otto anni è costata oltre 311 milioni di euro. Un altro conto salato deriva, sempre per questioni ambientali, da una sentenza del 2014 sulle discariche abusive (261,8 milioni di euro pagati tra 2015 e 2022).

Nel 2023 il Parlamento italiano ha convertito in legge il cosiddetto decreto “Salva-infrazioni” per agevolare la chiusura delle procedure d’infrazione e dei casi di pre-infrazione a carico dell’Italia, considerando il numero complessivo di procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea nei confronti del nostro Paese, ben superiore alla media europea. Il tema è spesso di attualità: di recente la Commissione ha raccomandato l’avvio di una procedura di infrazione a carico dell’Italia e di altri sei paesi, tra cui Francia e Belgio, per deficit eccessivo.