Dichiarazione con modello Redditi 2026, cosa controllare prima dell’invio

Patrizia Del Pidio

7 Ottobre 2026 - 14:35

Modello Redditi 2026 in scadenza il 2 novembre. Guida ai controlli chiave su Certificazione Unica, Quadro LM, fabbricati, detrazioni e Quadro RX.

Dichiarazione con modello Redditi 2026, cosa controllare prima dell’invio

Entro il 2 novembre 2026 (visto che il 31 ottobre cade di sabato) si deve inviare il modello Redditi 2026. Prima dell’invio del modello, però, vale la pena riguardare i quadri più importanti e quelli più complessi che, rispetto allo scorso anno, hanno subito modifiche normative per evitare errori nella dichiarazione.

La stagione dichiarativa volge verso il termine e proprio per questo bisogna prestare la massima attenzione alla compilazione del modello Redditi per evitare sanzioni e controlli formali e per scongiurare il rischio di perdere le agevolazioni fiscali.

Prima di procedere all’invio, vediamo quali sono le verifiche mirate da fare sui dati già inseriti.

Dati anagrafici e frontespizio

Un errore sui dati anagrafici può bloccare la dichiarazione dei redditi o generare anomalie nel sistema dell’Agenzia delle Entrate.

È di fondamentale importanza verificare l’esattezza del codice fiscale, il domicilio fiscale al 1° gennaio 2025 e accertarsi di aver firmato la scelta per la destinazione per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille.

Redditi dichiarati e CU

Il controllo più importante resta quello sui redditi per evitare futuri accertamenti da parte del Fisco. Prima di trasmettere il modello, quindi, è necessario incrociare i dati inseriti nel Quadro RC con i modelli di CU 2026 trasmessi dai datori di lavoro o dai committenti. In questa fase si deve controllare che le ritenute e i giorni di detrazione combacino.

Nel Quadro RB, quello relativo ai fabbricati, è importante verificare le rendite catastali e le quote di possesso effettive. Se per qualche immobile locato si è optato per la cedolare secca, è necessario assicurarsi anche che l’opzione risulti correttamente indicata per i contratti attivi nel 2025: in questo modo si evita che sui canoni percepiti venga applicata l’Irpef.

Partita Iva e regimi fiscali

Per i lavoratori autonomi e per i professionisti i quadri contabili richiedono una precisione maggiore per i limiti legati all’accesso e al mantenimento delle agevolazioni.

Per chi opera nel regime forfettario la compilazione del Quadro LM richiede attenzione l’inserimento del codice ATECO corretto e verificare il relativo coefficiente di redditività per il calcolo della base imponibile. In questo caso va monitorato il limite degli 85.000 euro di ricavi e compensi percepiti nel 2025 perché sforare il limite senza aver superato i 100.000 euro comporta l’uscita dal regime agevolato a partire dall’anno successivo.

Attenzione va prestata anche alla sezione dedicata al Concordato Preventivo Biennale: in questo quadro va verificata la correttezza degli importi precalcolati e delle relative imposte sostitutive dovute per l’adesione.

Deduzioni e detrazioni

Le detrazioni e le deduzioni per abbattere il carico fiscale necessitano non solo di un controllo, ma anche di una verifica documentale per supportare i quadri RP e RN. Bisogna ricordare, infatti, che il pilastro di queste agevolazioni fiscali è la tracciabilità dei pagamenti.

Escludendo i farmaci e le prestazioni sanitarie pubbliche, infatti, la detrazione al 19% è vincolata all’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili. Per quanto riguarda le spese mediche, invece, il controllo che deve essere effettuato è quello di incrociare i dati presenti sul portale della dichiarazione precompilata.

Un’attenzione particolare, infine, va dedicata ai bonus edilizi: in questo caso vanno separate le quote residue e i massimali delle detrazioni pluriennali precedenti dalle quote relative alle spese sostenute nel 2025.

Il Quadro RX

Per accertarsi che tutti i dati della dichiarazione siano corretti e verificare l’esito economico della compilazione, il riassunto del Quadro RX è essenziale per ricostruire gli acconti 2025 già versati con modello F24 a giugno e novembre dell’anno precedente. In questo modo si evita di pagare due volte la stessa quota di imposta o subire sanzioni per aver versato meno del dovuto.

In presenza di un saldo a credito bisogna valutare con attenzione come destinare le somme: o come rimborso diretto sul conto corrente o come compensazione del credito nel modello F24 per abbattere imposte o contributi previdenziali.