Non è passato nemmeno un mese da quando Josè Mourinho, a poche settimane dall’esonero e alla vigilia della sfida tra Roma e Feyenoord in Europa League, dichiarava «non ci sarò in Europa, eliminato da qualcuno che di calcio ne sa poco». L’affermazione, come si dice in questi casi, è invecchiata male: da lì in avanti la Roma ha passato il turno e ottenuto una serie di risultati eccellenti in campionato, vincendo e convincendo.
La squadra costantemente messa sul banco degli imputati dal tecnico portoghese («non abbiamo giocatori forti», «la rosa è corta», «l’avversario ha il giocatore X che a noi manca» e così via) ha ottenuto immediatamente buoni risultati e mostrato un gioco più gradevole e propositivo e ogni singolo interprete sembra in qualche modo migliorato, in particolar modo il capitano Lorenzo Pellegrini.
Artefice del miracolo un allenatore con una sola esperienza alle spalle, peraltro breve e fallimentare: Daniele De Rossi.
Il motivo per cui parliamo su Money di queste vicende è semplice: quanto sta accadendo alla Roma ha molto a che fare con il denaro e con l’andamento dei mercati finanziari ed è un ottimo esempio che ricalca in modo eccezionale molte delle cose che in modo più freddo (e meno logico) vediamo o sentiamo lontanamente accadere in borsa o nel mercato delle criptovalute.
Nel calcio moderno, infatti, i calciatori (e, in minor misura, gli allenatori), sono del tutto assimilabili ad aziende quotate. Per certi versi di fatto lo sono: producono fatturati importanti, hanno fondamentali che variano nel tempo e hanno un mercato di riferimento con domanda e offerta molto dinamici, mossi a volte da elementi concreti, più spesso da aspettative dettate dal mood del momento molto più che dalla solida analisi delle performance passate.
Ed è così che una proprietà che «di calcio ne sa poco» sembra aver centrato una delle decisioni tecniche più azzeccate degli ultimi anni nel nuovo campionato ottenendo:
- Una rivalutazione velocissima e sensibile della rosa dei giocatori nel suo complesso passata da avere quasi zero mercato ad averne quasi per tutti gli elementi in rosa il cui cartellino è di proprietà del club.
- Concrete possibilità di ottenere una qualificazione alla prossima Champions League, con relativi introiti
- Una vera e propria esplosione di carriera (fin qui meritatissima) per Daniele De Rossi che, dopo l’unica e pessima esperienza alla Spal, avrebbe certamente faticato a trovare una seconda chance valida nel mercato estivo
- La possibile fine della carriera europea di Josè Mourinho ad alti livelli dato che il lavoro di De Rossi mette in evidenza soprattutto le sue lacune nella gestione tecnica e di gruppo della squadra che, evidentemente, qualche valore non sfruttato lo aveva.
Il ribaltamento di fronte è totale, gli effetti economici enormi e in grado di cambiare in modo decisivo la storia del Club nei prossimi anni, il tutto per una singola decisione difficile ma, col senno di poi azzeccata. Il tutto, ovviamente, potrà essere smentito a partire dalle prossime partite con un’eventuale serie di risultati negativi.
Questo tipo di cose, in finanza, succedono in continuazione: basta pensare a un evento come il Covid-19 che ha letteralmente fatto esplodere le valutazioni di aziende che non avevano di fatto mai fatturato (vedi Moderna) e affossato interi settori floridi e con ottime aspettative per gli anni futuri fino a poche settimane prima.
Effetti simili li sta avendo la tecnologia AI: rafforza i titoli delle big tech che hanno già in mano il controllo della tecnologia e hanno le risorse (server farm con opportuna capacità di elaborazione, sono investimenti enormi) per farla funzionare e controllarla, mentre il resto del comparto tecnologico non performa altrettanto bene Le cose qui stanno così solo da pochi mesi e non è detto che debba passare molto tempo prima che cambino ancora.
Ogni cambio di orientamento, ogni ritracciamento e ogni rimbalzo, vedranno i loro vincitori e i loro vinti. E la giostra riprenderà a girare.
Premesso tutto questo, che fine farà adesso Josè Mourinho?
C’è ancora tempo per la Roma per far male, non centrare gli obiettivi e confermare l’aura di Guru assoluto del calcio che accompagna lo Special One da quasi tutta la sua carriera.
D’altro canto, se non sarà così, appare molto improbabile che un club europeo di prima fascia possa dargli ancora fiducia (e ingaggio ai livelli a cui è abituato): De Rossi e la squadra, nel rivalutare sé stessi, non possono far altro che svalutare le quotazioni dell’ex tecnico. Il tutto, ironicamente, soprattutto a causa delle scelte di comunicazione dello stesso tecnico!
Lo scenario più probabile vede Mou far pace con gli anni che passano, accettare una delle molte offerte arabe che ha e avrà sempre sul piatto (quel mercato, decisamente sbilanciato sul fronte della domanda, è più che disponibile a comprare anche solo figurine, purché note) e godersi un fine carriera ricco ma amaro.
L’alternativa, la scelta di cuore e di orgoglio, può essere quella di proseguire nel trend avviato con la Roma: accettare squadre e ingaggi via via più bassi a patto di poter essere, ancora una volta, il «re della collina» per qualche tempo, fino a trovarsi alla fine in pianura.