Controlli a tappeto sul regime forfettario. Ecco come non rischiare

Claudia Cervi

4 Marzo 2026 - 11:20

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Regime forfettario sotto controllo nel 2026. Cosa verifica il Fisco, quando si perde il 15% e come evitare errori che possono costare migliaia di euro.

Controlli a tappeto sul regime forfettario. Ecco come non rischiare

Molti titolari di Partita IVA pensano che il regime forfettario sia il sistema più semplice e sicuro per lavorare. Aliquota al 15%, ridotta al 5% per le nuove attività, niente IVA e meno adempimenti.

Ma proprio perché è un regime agevolato, è anche uno dei più controllati. Con l’innalzamento della soglia di ricavi da 65.000 a 85.000 euro la platea si è ampliata e di conseguenza sono aumentati i controlli sul regime forfettario 2026, ora più rapidi dall’incrocio automatico dei dati.

Oggi basta una piccola incoerenza per uscire dal regime forfettario.

La gestione dei numeri e il monitoraggio di fatturato, incassi e requisiti in tempo reale non sono solo questioni organizzative, ma rientrano anche in un vero e proprio processo di prevenzione.

E software di fatturazione elettronica come Fatture in Cloud aiutano a tenere sotto controllo i ricavi e i compensi percepiti e a ridurre il rischio di errori prima che diventino un problema.

Cosa controlla il Fisco nel 2026

Nel 2026 non cambiano le regole del forfettario, ma cambia la capacità dell’amministrazione finanziaria di verificarne il rispetto.

I controlli sono sempre più automatizzati e si concentrano su tre aree: ricavi, requisiti personali e attività svolta.

Controllo sui ricavi

Il primo livello riguarda i compensi dichiarati. Con la fatturazione elettronica obbligatoria, l’Agenzia delle Entrate dispone già dei dati sulle fatture emesse e li incrocia con quanto indicato in dichiarazione. Eventuali differenze tra fatturato e reddito imponibile emergono in modo immediato.

Attenzione poi alla soglia degli 85.000 euro, condizione essenziale per restare nel regime. Se viene superata, si esce dal forfettario dall’anno successivo.

Diverso il caso in cui ricavi o compensi superino i 100.000 euro: in questa ipotesi il regime cessa nello stesso anno e l’IVA diventa dovuta dalle operazioni che determinano lo sforamento, con effetti immediati sulla gestione delle fatture.

Viene infine verificata la coerenza tra reddito dichiarato e flussi finanziari. Movimenti incompatibili con i compensi indicati possono generare richieste di chiarimento.

Avere un quadro aggiornato di fatturato e incassi consente di intervenire prima che una soglia venga superata.

Affidarsi a un software come Fatture in Cloud permette di avere una visione chiara e immediata dei ricavi e compensi percepiti in corso d’anno. In questo modo, si riduce drasticamente il rischio di errori che possono far scattare controlli o determinare l’uscita dal regime.

Controlli sui requisiti personali

Oltre ai ricavi, vengono controllati i requisiti soggettivi. Non può applicare il regime chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro (limite valido per il 2025 e 2026), salvo che il rapporto sia cessato e non vi siano altri redditi da lavoro dipendente o pensione nello stesso anno.

Sono verificate anche eventuali partecipazioni in società di persone, associazioni professionali, imprese familiari o il controllo diretto o indiretto di SRL riconducibili all’attività svolta.

Un altro punto delicato riguarda il rapporto con l’ex datore di lavoro. Se la maggior parte dei compensi deriva da un soggetto con cui è cessato da poco un rapporto di lavoro dipendente, il regime può risultare non applicabile.

Per orientarsi al meglio tra soglie di ricavi, requisiti personali e condizioni d’accesso, può essere utile consultare una guida completa e dettagliata sul regime forfettario, che riepiloga in modo chiaro tutte le regole da conoscere per applicarlo correttamente ed evitare errori.

Controlli sull’attività svolta

Il Fisco verifica la coerenza tra attività effettiva e codice ATECO dichiarato, soprattutto quando incide sul coefficiente di redditività applicato.

Viene controllata anche l’eventuale adesione a regimi speciali IVA o ad altri regimi forfetari incompatibili con il forfettario, così come l’esercizio prevalente di attività di cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.

Infine, viene monitorato il rispetto continuo dei requisiti di accesso e permanenza. Il regime forfettario non è definitivo: resta valido finché tutte le condizioni previste sono rispettate.

Pagare correttamente le imposte non basta se numeri, attività e requisiti non sono allineati e coerenti anno dopo anno.

Area di controllo Cosa guarda il Fisco Rischio concreto
Ricavi • Incrocio fatture elettroniche / dichiarazione • Soglia 85.000 € • Soglia 100.000 € (IVA immediata) • Coerenza con movimenti bancari • Uscita dal regime IVA dovuta nello stesso anno • Richieste di chiarimenti
Requisiti personali • Redditi da lavoro dipendente > 35.000 € • Partecipazioni in società incompatibili • Rapporti con ex datore di lavoro • Esclusione dal regime • Recupero imposte
Attività svolta • Coerenza codice ATECO • Corretta applicazione coefficiente • Assenza regimi IVA incompatibili • Contestazioni • Perdita requisiti

Cosa succede se perdi il regime forfettario

Quando si esce dal regime forfettario non cambia solo l’aliquota. Cambia l’intero sistema fiscale.

Si passa al regime ordinario, con applicazione dell’IVA, liquidazioni periodiche e adempimenti più articolati. Non si tratta solo di versare un’imposta in più, ma di cambiare struttura contabile e organizzativa.

Anche la tassazione diventa progressiva. L’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le start-up) lascia spazio all’IRPEF calcolata per scaglioni, con aliquote progressive. Tornano le addizionali regionali e comunali.

Un esempio aiuta a capire quanto può incidere questo passaggio.

Immaginiamo un professionista con 90.000 euro di ricavi e coefficiente di redditività al 78%.
Nel regime forfettario il reddito imponibile è pari a 70.200 euro (90.000 × 78%). Su questa base si applica l’imposta sostitutiva del 15%, per un totale di 10.530 euro.

In regime ordinario, lo stesso imponibile verrebbe tassato con aliquote progressive (23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.000 e 50.000 euro e 43% sulla parte eccedente) per un’imposta superiore a 22.000 euro oltre alle addizionali. La differenza rispetto al forfettario è superiore a 11.800 euro, senza considerare l’IVA e maggiori obblighi gestionali.

Se la perdita del regime viene accertata dopo un controllo, la situazione può complicarsi ulteriormente: il Fisco può richiedere la differenza d’imposta dovuta, oltre a sanzioni e interessi.

La differenza non è marginale. È strutturale.

Gli errori più comuni che fanno scattare i controlli

I controlli sul regime forfettario raramente nascono da irregolarità evidenti. Spesso partono da errori di gestione o da dati non coerenti tra loro.

Uno degli sbagli più frequenti è non avere un quadro aggiornato della propria attività. Fatture, incassi e documenti vengono gestiti su strumenti diversi e non sempre allineati. Quando i numeri non coincidono perfettamente, l’anomalia può emergere in fase di verifica.

Un altro errore è non controllare periodicamente la propria posizione. Il regime forfettario richiede il rispetto continuo di requisiti precisi. Se la situazione personale o professionale cambia e non viene monitorata, si rischia di restare nel regime senza averne più diritto.

Anche la compilazione superficiale delle fatture può creare problemi: descrizioni poco chiare o incoerenti con l’attività dichiarata possono generare richieste di chiarimento.

Come tenere sotto controllo il regime forfettario

Nel 2026 non basta rispettare le regole del regime forfettario. Chi lo applica deve conoscere, in ogni momento, la propria situazione, così da intervenire prima che un cambiamento diventi un problema.

Soglie dei ricavi e coerenza tra fatture emesse e incassi non possono essere controllati una volta l’anno. Devono far parte della gestione ordinaria dell’attività. Perdere il regime, nella maggior parte dei casi, non dipende da un errore clamoroso, ma da uno scostamento che nessuno ha visto in tempo.

Avere numeri aggiornati significa dunque sapere quanto si è fatturato, quanto si è incassato e quanto manca al raggiungimento delle soglie previste. Significa poter intervenire prima che il problema diventi fiscale.

Fatture in Cloud aiuta le Partite IVA in regime forfettario nella gestione completa della propria attività, dalla compilazione della fattura elettronica (con l’inserimento automatico dei principali campi previsti dal regime) alla creazione di preventivi, fino alla gestione completa di incassi e pagamenti e al collegamento con il commercialista.

Il software consente inoltre di avere una visione chiara e aggiornata in tempo reale dei ricavi e dei compensi percepiti nel corso dell’anno, con avvisi automatici quando ci si avvicina o si supera la soglia degli 85.000 euro, e di ottenere una stima delle imposte da versare.

Per ulteriori informazioni, è possibile consultare la pagina dedicata alle funzionalità di Fatture in Cloud per il forfettario.

Con controlli sempre più rapidi e automatizzati, la differenza la fa chi ha sempre sotto controllo i propri numeri ogni giorno, non chi si accorge del problema quando è ormai troppo tardi.

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