Svalutazione Yuan e guerra commerciale: quali conseguenze?

I mercati mondiali veleggiano in territorio ampiamente negativo nel giorno in cui il cambio Usd/Cny si è sganciato dalla soglia psicologica di 7 Yuan per Dollaro. Questo fatto avrò diverse ripercussioni su un eventuale accordo commerciale tra Usa e Cina

Svalutazione Yuan e guerra commerciale: quali conseguenze?

Dopo aver raggiunto i minimi da oltre 11 anni contro il biglietto verde, lo Yuan resta sotto i riflettori. Nella notte, la PBOC (banca centrale cinese) ha deciso di fissare il tasso midpoint giornaliero a 6,9225 Yuan per Dollaro Usa, livello più basso dal 3 dicembre 2018.

Per Yi Gang, Governatore dell’istituto centrale cinese, l’apprezzamento dell’Usd/Cny non è il primo passo per una svalutazione competitiva, aggiungendo anche come Pechino non è intenzionata ad utilizzare il cambio come un’arma per combattere fattori esterni come la trade war con l’America.

Secondo Julian Evans-Pritchard, senior China economist di Capital Economics, la decisione della Banca Popolare della Cina sarebbe invece un segno relativo al fatto che l’istituto avrebbe quasi abbandonato le speranze di un accordo con gli Stati Uniti.

Il Presidente americano Donald Trump ha aspramente criticato tramite un tweet la mossa di Pechino relativa alla svalutazione della valuta cinese, definendola una “grave violazione”.

Un nuovo fronte nella trade war: la guerra valutaria

Dopo la decisione dell’inquilino della Casa Bianca di colpire altri 300 miliardi di dollari di beni cinesi con dazi del 10% a partire dal prossimo primo settembre, il Dragone è quindi passato al contrattacco, dapprima con lo stop alle importazioni di prodotti agricoli a stelle e strisce, passando poi al deprezzamento della propria moneta. Tra le due superpotenze si sta aprendo quindi un nuovo fronte: quello di una guerra valutaria.

Le conseguenze di un deprezzamento così forte dello Yuan pesano anche sulle decisioni degli istituti centrali asiatici, che avrebbero una ragione per mettere in pausa il loro ciclo di espansione monetaria. Questo perché eventuali tagli del costo del denaro potrebbero portare ulteriore pressione ribassista sulle valute locali.

Svalutazione come valvola di sfogo per i mercati?

Alcune fonti a conoscenza della situazione hanno riferito a Reuters che la svalutazione dello Yuan è stata utilizzata dalle autorità monetarie cinesi al fine di permettere al mercato di prezzare i timori sulla trade war e sull’indebolimento della crescita economica.

Secondo queste fonti, i regolatori hanno “per metà resistito e per metà appoggiato” l’ipotesi di una discesa del cambio a 7 Yuan per Dollaro Usa. Altre testimonianze sottolineano anche come questo deprezzamento servirà come valvola di sfogo per i mercati, dopo un anno in cui sono montate numerose speculazioni sulle tempistiche di raggiungimento di tale soglia psicologica da parte dell’Usd/Cny.

Svalutazione dello Yuan e implicazioni nella guerra commerciale

L’ancoraggio a quota 7 dell’Usd/Cny era visto come una delle prerogative chiave per un possibile successo dei negoziati commerciali.

Le implicazioni sono molteplici: per Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond di Merian Global Investors, la svalutazione dello Yuan rende improbabile un accordo tra le due superpotenze nel breve termine. Oltre a questo, il Dollaro Usa subirà un apprezzamento che graverà sul resto del mondo tramite i prestiti sottoscritti in dollari americani.

L’ultima problematica che sottolinea Wall è quella di tipo deflazionistico, in quanto la forza dello Yuan permetteva di importare in Cina una parte della deflazione mondiale. In questo quadro, le pressioni sulla Federal Reserve per un ulteriore taglio del costo del denaro sono aumentate, tanto che il mercato prezza strette per altri 60 punti base.

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