Come vengono tassati i redditi da diritto d’autore?

Patrizia Del Pidio

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Come vengono tassati i diritti d’autore. Regole per il regime forfettario, calcolo della ritenuta d’acconto al 20% e requisiti per tutelare i compensi.

Come vengono tassati i redditi da diritto d'autore?

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Scrittori, giornalisti, musicisti, software developer e creativi in genere si trovano spesso a fare i conti con una delle forme di remunerazione più particolari del nostro sistema fiscale: i proventi derivanti dallo sfruttamento economico del diritto d’autore. Rispetto alla tassazione ordinaria questi redditi godono di un regime di favore che non sempre richiede l’apertura di una partita Iva e proprio per questo i proventi del diritto d’autore spesso sono considerati come molto convenienti.

Non sempre, però, è facile capire le regole della tassazione, degli abbattimenti forfettari dei costi, e delle aliquote applicate in base all’età. Anche la differenza tra i diversi contratti applicabili non sempre è di facile comprensione, così come gli adempimenti Inps e la gestione fiscale delle royalties richiedono attenzione particolare per sfruttare al meglio i vantaggi a disposizione.

In questo articolo faremo chiarezza su come vengono tassati i redditi da diritto d’autore, chi può accedere alle agevolazioni e come vanno dichiarati correttamente.

Diritto d’autore, serve la partita IVA?

L’inquadramento del diritto d’autore prevede una grande semplificazione: se l’opera dell’ingegno viene ceduta dall’autore originario i proventi sono classificati dal Fisco come redditi assimilati al lavoro autonomo. Per testi, brani musicali, software, disegni non vi è l’obbligo dell’apertura della partita IVA né quello di emettere fattura elettronica. I pagamenti sono regolati con il rilascio di una ricevuta (nota di cessione dei diritti di autore).

Le royalties per i diritti d’autore sono considerate redditi assimilati al lavoro autonomo e la legge consente di gestirli compilando la dichiarazione dei redditi. Anche se le royalties arrivano mese dopo mese e generano entrate costanti nel tempo, l’obbligo di apertura della partita IVA non scatta perché non si sta svolgendo un’attività commerciale, ma si sta percependo il frutto economico di un’opera dell’ingegno tutelata dalla legge sul diritto d’autore.

Le agevolazioni fiscali

Il vero punto di forza del diritto d’autore è nel modo in cui si calcolano le tasse. Lo Stato riconosce che per creare un’opera (un libro, un’opera d’arte, un software) l’autore sostiene delle spese per le ricerche, per il tempo e per gli strumenti. Per queste spese non viene richiesta una documentazione analitica, ma si applica un abbattimento forfettario della base imponibile.

Le tasse, quindi, non si pagano su tutto il compenso lordo, ma solo su una parte che cambia in base all’età dell’autore:

  • per gli autori under 35 anni la deduzione è del 40%: le tasse si pagano sul 60% di guadagno lordo;
  • per gli autori dai 35 anni in su la deduzione è del 25%: le tasse si pagano sul 75% del guadagno lordo.

Se ad acquistare l’opera dell’ingegno è un committente che agisce come sostituto d’imposta al momento del pagamento tratterrà la ritenuta d’acconto del 20% calcolata sull’imponibile ridotto in base all’età e non sul compenso lordo.

Niente contributi Inps

Un enorme vantaggio per chi percepisce compensi per il diritto d’autore è l’esclusione dagli obblighi contributivi. I proventi per la cessione del diritto d’autore non sono soggetti al versamento dei contributi previdenziali e questo si traduce in un risparmio netto che può superare il 26%.

Quando è possibile non pagare i contributi? La regola d’oro è quella dell’assenza del nesso professionale tra l’attività principale e l’opera dell’ingegno:

  • quando non c’è nesso (non si versano i contributi): se un professionista scrive un’opera totalmente estranea alla sua specializzazione quotidiana (ad esempio, un impiegato di banca che pubblica un romanzo thriller, o un medico che scrive una raccolta di poesie), i due mondi restano separati. Le royalties mantengono la qualifica di diritto d’autore puro e sono esenti da qualsiasi contributo INPS o cassa professionale;
  • quando c’è nesso (l’ente previdenziale può richiedere il versamento dei contributi): il rischio di contestazione sorge se lo strumento del diritto d’autore viene utilizzato per remunerare una prestazione che rientra nell’oggetto tipico della professione principale. Se un consulente fiscale pubblica un manuale tecnico sulla contabilità per i suoi stessi clienti, l’ente previdenziale potrebbe ravvisare un nesso oggettivo e pretendere il versamento dei contributi, qualificando quel provento come reddito professionale a tutti gli effetti.

Cosa succede se si ha già partita IVA?

Un dubbio molto comune che potrebbe venire ai freelance è cosa succede se si ha la partita Iva in regime forfettario. In questo caso la tassazione dipende dal legame che l’opera ha con l’attività della partita IVA.

Se i diritti sono correlati all’attività della partita IVA i compensi vanno indicati nel quadro LM della dichiarazione beneficiando dell’abbattimento del 25% o del 40% (indipendentemente dal codice ATECO e dal coefficiente di reddito). Sulla parte tassabile si paga l’imposta sostitutiva del 5% o del 15% del regime forfettario. In questo caso i redditi del diritto d’autore rientrano nel limite di fatturato annuo.

Se i diritti non sono correlati all’attività, invece, seguono la tassazione separata rispetto alla partita IVA e rimangono fuori dal limite degli 85.000 euro. Una volta applicate le deduzioni forfettarie previste per il diritto d’autore, questo valore si somma agli altri eventuali redditi del contribuente per la formazione del reddito complessivo ai fini Irpef. Sul reddito si possono sfruttare detrazioni e deduzioni fiscali per abbattere l’imposta dovuta spese sanitarie, interessi passivi del mutuo, carichi di famiglia, bonus edilizi).

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