Come e quando chiedere la riduzione del canone d’affitto

Giorgia Bonamoneta

07/09/2022

08/09/2022 - 10:33

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Richiedere la riduzione dell’affitto è sempre possibile. Le motivazioni possono essere diverse, ma quando e come chiedere la riduzione del costo affitto?

Come e quando chiedere la riduzione del canone d'affitto

Possono essere svariati i motivi per cui un inquilino chiede la diminuzione del costo dell’affitto. Durante la pandemia, tra aumento di disoccupazione e cassa integrazione per molti, la diminuzione dell’affitto era diventata una richiesta piuttosto comune. La riduzione del canone di affitto può però avvenire anche per altre motivazioni, per esempio quando l’immobile presenta delle problematicità che durante la prima o la seconda visita non erano emerse. Se si ritiene che l’affitto pagato al proprietario dell’abitazione sia superiore al valore di questa, si può chiedere la riduzione del canone di affitto.

Ma come e quando farsi ridurre il canone d’affitto? Non esiste una vera e propria procedura ufficiale, anche se si può chiedere un parere a un perito per far valutare l’abitazione e si può procedere con delle lettere affinché questa perizia venga presa in considerazione del proprietario; nella maggior parte dei casi si può però intavolare il discorso con il proprietario e trovare un’equa diminuzione del canone d’affitto.

In questo articolo cercheremo di capire come chiedere riduzione del canone di affitto e se ci sono delle tempistiche, quindi un momento più adatto, per poterlo fare. Soprattutto cercheremo di capire se c’è una qualche norma che disciplina i contratti e le locazioni abitative in merito alla diminuzione del canone d’affitto. Infine cercheremo di capire anche cosa succede nel caso non si raggiunga un accordo tra le parti.

Si può richiedere la riduzione del canone di affitto?

La firma del contratto della locazione abitativa è il momento nel quale si accetta il canone di affitto. Il prezzo va quindi concordato prima della firma tra le parti: il proprietario e l’affittuario o gli affittuari. Già prima della firma del contratto si può provare che l’abitazione ha un costo maggiore rispetto alla media locale o al valore effettivo dell’immobile.

In ogni caso è sempre possibile applicare una riduzione del canone d’affitto. Per rispondere alla domanda: sì, si può chiedere la riduzione del canone di affitto, sia momentanea, quando è l’affittuario del contratto ad avere un impedimento lavorativo o di altra natura che impedisce il pagamento a prezzo pieno, sia una diminuzione permanente sul costo dell’abitazione, valido fino alla fine del contratto e prima di un possibile rinnovo contrattuale. In questo secondo caso si stipulerà un nuovo accordo, nel quale sarà riportata la somma ridotta del fitto.

Quando richiedere la riduzione del canone d’affitto?

Anche con tutti i buoni propositi e le giuste motivazioni, potrebbe essere difficile convincere il proprietario di casa a diminuire il canone di affitto. Dopo tutto, senza l’ok del proprietario, la diminuzione non può avvenire. Ci sono però delle occasioni nel quale la riduzione dell’affitto è un vero e proprio diritto dell’affittuario. Per esempio, come accennato in apertura, la riduzione può avvenire se, una volta all’interno dell’abitazione, si scopre che la casa presenta una serie di difetti che complicano la vita degli affittuari.

In questo caso, anche se il proprietario non vuole accordare una diminuzione dell’affitto, l’inquilino potrà procedere per via legale e rivolgersi a un giudice per stabilire il giusto valore dell’affitto. In ogni caso, dovrà continuare a pagare il canone concordato fino alla dichiarazione ufficiale da parte del giudice. Se dovesse accadere diversamente, per ripicca o anche solo per vera difficoltà di pagamento, l’affittuario rischia di perdere il diritto alla diminuzione del canone e potrebbe essere costretto a lasciare l’abitazione.

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