Scopri perché il rimborso del 730 arriva a rate in busta paga e come fare per riceverlo in un’unica soluzione dall’Agenzia delle Entrate.
Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.
Il rimborso del 730 viene erogato in un’unica soluzione se l’importo a credito è di valore medio o basso. La causa della frammentazione va ricercata nella capienza fiscale del sostituto d’imposta e nei controlli di sicurezza del Fisco.
Il lavoratore dipendente ha la possibilità di scegliere a priori di ricevere il rimborso in un’unica soluzione rinunciando all’accredito in busta paga. Di seguito vediamo in quali casi si riceve il credito fiscale a rate e come fare per averlo tutto insieme.
L’incapienza del datore di lavoro fraziona il rimborso
Il datore di lavoro non anticipa di tasca propria i soldi dei rimborsi fiscali, ma utilizza le ritenute Irpef del mese che trattiene a tutti i dipendenti. Se l’importo del rimborso è contenuto le trattenute totali che l’azienda dovrebbe versare allo Stato sono sufficienti a coprire il rimborso e il datore di lavoro ha quindi la capienza per erogare l’intera somma.
Se il rimborso fiscale che spetta a tutti i dipendenti ha un importo che supera le ritenute globali dell’azienda si verifica l’incapienza fiscale. In questo caso l’azienda eroga solo una parte del rimborso dei dipendenti, rimandando il resto ai mesi successivi. In questo secondo caso, quindi, i dipendenti ricevono il rimborso fiscale frazionato in diverse buste paga.
I controlli del Fisco ritardano il rimborso
Il Fisco effettua controlli preventivi su tutte le dichiarazioni che prevedono un rimborso superiore ai 4.000 euro. Anche se questo non fraziona il pagamento spettante, potrebbe provocare un ritardo nell’erogazione delle somme spettanti.
I controlli preventivi, inoltre, sono effettuati anche sulle dichiarazioni dei redditi nel caso vi siano anomalie nel modello o discrepanza tra le spese comunicate da terze parti all’Agenzia delle Entrate e quelle dichiarate dal contribuente: in questo caso il Fisco controlla la documentazione facendo slittare il pagamento che non è più erogato dal datore di lavoro in busta paga.
Anche se non tutti lo sanno, esiste una soglia minima per far scattare il diritto al rimborso fiscale: se il credito è di importo pari o inferiore a 12 euro lo Stato non lo rimborsa per semplificare la burocrazia.
leggi anche
Modello 730/2026, istruzioni, scadenze e novità
Come avere il rimborso in un’unica soluzione
Per chi sa a priori di avere diritto a un rimborso fiscale alto a causa di ristrutturazioni edilizie o spese mediche importanti, assicurarsi di ricevere il rimborso in un’unica soluzione è possibile.
Il dipendente non può pretendere che il datore di lavoro paghi l’importo in un’unica busta paga se non ha capienza fiscale, ma muovendosi in anticipo il dipendente può attuare due strategie specifiche.
La prima e più semplice soluzione è quella di presentare il modello 730 senza sostituto di imposta: in questo modo il rimborso è liquidato, a fine anno, dall’Agenzia delle Entrate in un’unica soluzione. Per farlo sarà sufficiente barrare la casella “730 senza sostituto d’imposta” sul frontespizio del modello dichiarativo. La scelta può essere effettuata anche da chi ha un sostituto d’imposta.
L’unico svantaggio di questa scelta è rappresentato dai tempi di liquidazione più lunghi (il rimborso arriva tra dicembre e i primi mesi dell’anno successivo), ma si riceverà l’intera somma con un unico bonifico.
L’alternativa è quella di scegliere, invece del rimborso in denaro, di utilizzare il credito per non pagare tasse future. Nel quadro I del modello 730, in questo caso, bisogna scegliere di usare il credito in compensazione. L’importo potrà essere utilizzato per pagare l’Imu, l’Irpef di una partita Iva, se si hanno redditi misti o la Tari.