Quanto spetta di disoccupazione quando viene pagata in un’unica soluzione? Ecco gli importi del cosiddetto anticipo di Naspi.
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L’anticipo della Naspi è uno degli incentivi all’autoimpiego più importanti tra quelli previsti dal nostro ordinamento, insieme a quello riconosciuto ai percettori di Assegno di inclusione.
Con l’anticipo della Naspi, infatti, il disoccupato che avvia un’attività di lavoro autonomo ha diritto a una somma rilevante calcolata sulla base delle mensilità di indennità di disoccupazione non ancora percepite.
Il calcolo della Naspi anticipata quindi è molto semplice: con questo strumento viene pagata in anticipo la somma che altrimenti sarebbe stata percepita mensilmente nei mesi successivi, fino a scadenza naturale dell’indennità di disoccupazione (che ricordiamo spetta per la metà delle settimane contributive maturate negli ultimi 4 anni, quindi per un massimo di 24 mensilità).
C’è però una novità importante da tenere a mente: dal 1° gennaio 2026 l’anticipo non viene più erogato in un’unica soluzione ma in due rate, una pari al 70% e l’altra al restante 30%. Lo prevede l’articolo 1, comma 176, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di Bilancio 2026), che ha modificato l’articolo 8 del decreto legislativo n. 22/2015, mentre le istruzioni operative sono arrivate con il messaggio Inps n. 1215 del 7 aprile 2026.
L’importo dell’anticipo dipende quindi da due elementi: quanto spetta di disoccupazione ogni mese e il numero di mensilità residue, cioè la durata residua della prestazione al momento della domanda di liquidazione anticipata.
Ma andiamo ad approfondire partendo fin dal principio, ossia qual è l’importo e la durata esatta della Naspi, così da farci un’idea di qual è la somma che teoricamente potrebbe essere a disposizione con l’anticipo.
A chi spetta la Naspi anticipata: requisiti
L’anticipo è riservato a chi ha già diritto alla Naspi, ossia al lavoratore dipendente che ha perso involontariamente l’occupazione e che può far valere almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei 4 anni precedenti.
Per gli eventi di disoccupazione dal 1° gennaio 2025 vale una regola aggiuntiva, introdotta dalla legge di Bilancio 2025 e illustrata dalla circolare Inps n. 98 del 5 giugno 2025: se nei 12 mesi precedenti la perdita involontaria del lavoro c’è stata la cessazione di un rapporto a tempo indeterminato per dimissioni volontarie o risoluzione consensuale, le 13 settimane di contribuzione devono essere maturate dopo quella cessazione. Il vincolo non scatta, tra gli altri casi, per le dimissioni per giusta causa e per quelle rassegnate nel periodo tutelato di maternità e paternità.
Le somme dell’anticipo possono servire per:
- avviare un’attività lavorativa autonoma o un’impresa individuale, aprendo la Partita Iva;
- sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa con rapporto mutualistico di attività lavorativa da parte del socio;
- sviluppare a tempo pieno e in modo autonomo l’attività autonoma già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente che, essendo cessato, ha dato luogo alla Naspi.
Come si calcola la Naspi
Come prima cosa, dunque, è bene partire dal calcolo della Naspi. D’altronde, prima di richiedere l’anticipo bisogna fare domanda d’indennità di disoccupazione e solo dopo aver avviato l’attività come lavoratore autonomo si potrà fare richiesta per riceverne l’importo in forma anticipata.
Il calcolo della Naspi segue sempre le stesse regole, tuttavia ogni anno ne vengono aggiornati i valori di riferimento. Per il 2026 la circolare Inps n. 4 del 28 gennaio 2026 ha fissato i nuovi parametri, per cui la Naspi si calcola secondo le seguenti regole:
- 75% della retribuzione media mensile quando pari o inferiore a 1.456,72 euro;
- al 75% di tale soglia (pari a 1.092,54 euro) si somma il 25% della quota che la supera.
In ogni caso l’importo della Naspi non può essere superiore a 1.584,70 euro lordi al mese. Ad esempio, con una retribuzione media di 2.000 euro, l’indennità mensile iniziale, prima delle riduzioni successive, è pari a 1.228,36 euro (1.092,54 euro più il 25% di 543,28 euro).
Per quanto riguarda la durata, invece, questa viene riconosciuta per la metà delle settimane contributive presenti negli ultimi 4 anni, escluse quelle che hanno già dato luogo a prestazioni di disoccupazione; la durata massima è dunque di 24 mensilità.
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Come calcolare l’importo della Naspi anticipata
A questo punto è possibile fare una prima stima di quanto spetta in caso di richiesta di anticipo della Naspi. Basta sottrarre dalla durata della propria prestazione le mensilità già percepite e moltiplicare il risultato per l’importo della Naspi mensile.
Ricapitolando:
(Durata della Naspi - mensilità percepite) * importo della Naspi
Si tratta però di un calcolo indicativo, che restituisce una cifra superiore a quanto verrà effettivamente erogato, perché non tiene conto del meccanismo che taglia l’importo della Naspi ogni mese, il cosiddetto décalage. Questo, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2022, prevede che:
- a partire dal 6° mese di percezione scatta una decurtazione del 3% per ogni mensilità fino a scadenza della prestazione, calcolata sull’importo del mese precedente;
- per chi ha compiuto 55 anni alla data della domanda la decurtazione scatta dall’8° mese di percezione.
Dall’importo ottenuto con la formula va quindi tolta una quota che cresce con il numero di mensilità ancora da percepire. Per un calcolo preciso al dettaglio è più opportuno calcolare l’importo spettante in tutte le mensilità residue, comprensive di decurtazione, e poi sommarle.
Infine, all’importo complessivo così ottenuto va applicata la nuova ripartizione in due rate: il 70% viene pagato all’accoglimento della domanda, il 30% in un secondo momento.
Esempio di calcolo della Naspi anticipata
Tizio prende la Naspi da quattro mesi, per la durata massima di 24 mensilità, e ha meno di 55 anni. Decide di mettersi in proprio e dopo aver aperto la Partita Iva presenta richiesta di Naspi anticipata. L’importo è di 700 euro mensili: quanto spetterà con l’anticipo? Utilizziamo la prima formula:
(24 - 4) * 700 = 14.000 euro
Come visto sopra, però, si tratta di un importo indicativo che nella realtà sarà più basso, perché bisogna considerare la decurtazione del 3% a partire dal 6° mese. Considerando che la decurtazione si applica su quasi tutto il periodo residuo, l’importo subirà un taglio di circa un quarto rispetto a quanto sarebbe spettato senza riduzione.
Per capire quanto effettivamente spetta dobbiamo invece effettuare il calcolo di ogni mensilità, con il risultato che gli importi spettanti dal 5° mese e fino alla scadenza sono i seguenti:
- 700
- 679
- 658,63
- 638,87
- 619,70
- 601,11
- 583,08
- 565,59
- 548,62
- 532,16
- 516,20
- 500,71
- 485,69
- 471,12
- 456,99
- 443,28
- 429,98
- 417,08
- 404,57
- 392,43
In totale, dunque, l’importo spettante è di 10.644,81 euro, il 24% in meno rispetto alla stima senza décalage. Con le regole in vigore dal 2026 questa somma viene suddivisa così:
- prima rata (70%): 7.451,37 euro, pagati all’accoglimento della domanda;
- seconda rata (30%): 3.193,44 euro, pagati successivamente.
Se Tizio avesse avuto almeno 55 anni alla data della domanda di Naspi, il taglio sarebbe partito dall’8° mese e l’importo complessivo dell’anticipo sarebbe salito a 11.247,81 euro.
Naspi anticipata in due rate: quando arriva la seconda
La seconda rata, pari al 30%, viene pagata alla scadenza del periodo teorico di durata della Naspi, se questa arriva entro sei mesi dalla domanda di anticipazione; in caso contrario, il pagamento avviene comunque non oltre sei mesi dalla presentazione della domanda. Non si tratta però di un pagamento automatico: prima di erogarla l’Inps verifica che il beneficiario:
- non abbia instaurato un rapporto di lavoro subordinato, salvo quello con la cooperativa di cui ha sottoscritto una quota;
- non sia diventato titolare di pensione diretta.
Chi va in pensione dopo aver ricevuto la prima rata perde il diritto al residuo 30%. Diverso il caso dell’assegno ordinario di invalidità: chi ne fa domanda deve scegliere tra le due prestazioni. Se opta per l’assegno, la seconda rata non viene pagata; se sceglie l’anticipo, riceve la seconda rata ma l’assegno resta sospeso per tutto il periodo teorico di spettanza della Naspi, con possibilità di ripristino al termine se ne permangono i requisiti.
Le nuove modalità si applicano alle domande di anticipazione presentate dal 1° gennaio 2026: chi aveva inoltrato l’istanza prima di tale data resta nel regime precedente, con il pagamento in un’unica soluzione.
Quando si perde la Naspi anticipata
Il punto più delicato riguarda la rioccupazione. Chi instaura un rapporto di lavoro subordinato, anche a termine, prima della scadenza del periodo per cui è stata riconosciuta la liquidazione anticipata non perde soltanto la seconda rata: come regola generale è tenuto anche a restituire per intero quanto ricevuto. Fa eccezione il rapporto di lavoro instaurato con la cooperativa della quale il beneficiario ha sottoscritto una quota di capitale sociale.
C’è poi un’altra eccezione, introdotta dalla sentenza della Corte costituzionale n. 90/2024 e recepita dall’Inps con la circolare n. 36 del 4 febbraio 2025: se l’attività autonoma o d’impresa non può proseguire per una causa di forza maggiore, sopravvenuta e non imputabile al beneficiario, la restituzione è limitata alla parte corrispondente alla durata del periodo di lavoro subordinato. Rientrano in questa ipotesi, ad esempio, terremoti o alluvioni per cui è stato dichiarato lo stato di emergenza, guerre, incendi non controllabili e restrizioni legate a pandemie. Restano invece esclusi l’insolvenza e il fallimento, che fanno parte del normale rischio d’impresa.
Naspi anticipata e Partita Iva: come fare domanda
La domanda di anticipazione si presenta all’Inps solo dopo aver inoltrato quella di Naspi e va trasmessa, a pena di decadenza:
- entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o di impresa individuale, oppure dalla sottoscrizione della quota di capitale sociale della cooperativa;
- entro 30 giorni dalla domanda di Naspi, se l’attività era già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente la cui cessazione ha dato diritto all’indennità.
La richiesta si invia online dal portale Inps, accedendo con SPID, CIE o CNS al servizio dedicato alla Naspi. In alternativa è possibile rivolgersi a un patronato oppure al Contact Center Inps, chiamando il numero gratuito 803 164 da rete fissa o lo 06 164 164 da cellulare (a pagamento secondo il proprio piano tariffario).
Differenza tra Naspi e Naspi anticipata
La scelta tra le due formule va ponderata. Con la Naspi mensile l’indennità arriva ogni mese ed è coperta da contribuzione figurativa utile ai fini pensionistici. Con l’anticipo si ottiene in tempi brevi una somma consistente da investire nella nuova attività, ma si rinuncia ai contributi figurativi e, salvo i casi di forza maggiore, si corre il rischio di dover restituire tutto in caso di nuovo impiego da dipendente. Nella valutazione pesano quindi il bisogno di liquidità per avviare l’attività, la solidità del progetto autonomo e la possibilità concreta di tornare a un lavoro subordinato prima della scadenza della prestazione.
Sull’anticipo della Naspi si pagano le tasse?
L’anticipo della Naspi fa reddito: sull’importo erogato l’Inps opera la trattenuta Irpef secondo la normativa vigente.
C’è un solo caso in cui l’anticipo della Naspi è esente dal pagamento delle imposte: quando l’importo erogato serve per sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa con prestazione di attività lavorativa da parte del socio, come previsto dall’articolo 1, comma 12, della legge n. 160/2019. Per ottenere l’esenzione, come chiarito dalla circolare Inps n. 178 del 26 novembre 2021, alla domanda vanno allegati l’attestazione di iscrizione della cooperativa alla Camera di commercio, lo stralcio dell’elenco dei soci con la dichiarazione del presidente che attesta l’iscrizione e l’attività assegnata e una dichiarazione sostitutiva con cui il lavoratore si impegna a destinare l’intera somma al capitale sociale. In mancanza anche di uno solo di questi documenti la domanda viene comunque istruita, ma le somme vengono regolarmente tassate.
È importante ricordare poi che a differenza della Naspi quanto riconosciuto a titolo di anticipo non è coperto da contribuzione figurativa.
Anticipo della Naspi: tempi di pagamento
Una volta conclusa l’istruttoria e accolta la domanda, l’Inps paga la prima rata del 70%. Per la seconda rata del 30% occorre invece attendere la scadenza del periodo teorico di durata della Naspi o, se successiva, il termine massimo di sei mesi dalla domanda di anticipazione, previa verifica dei requisiti da parte dell’Inps.
Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il
Commenti
2Alla fine quanti giorni dopo che ti hanno accettato la domanda ti sono arrivati i soldi?
Mi hanno accettata naspi anticipata il 18/10. Quando avverrà il pagamento? Grazie