Caffè con gli imprenditori: «Finanza e tecnologia» con Lorenzo Zorzi S3|E7

JEBO

22 Dicembre 2022 - 13:24

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Finanza e tecnologia due settori importantissimi per la società, ne abbiamo parlato nel nuovo episodio di Caffè con gli imprenditori.

Caffè con gli imprenditori: «Finanza e tecnologia» con Lorenzo Zorzi S3|E7

In questo episodio a parlarci di finanza, ma non solo, è Lorenzo Zorzi: laureato in Business and Economics all’Università di Bologna, è uno dei fondatori di JEBO, nonché ex vice presidente. Dopo un MBA presso la Business School di Madrid, ha lavorato in MemPlaza in Florida e in contemporanea si è occupato di blockchain, per poi passare in Bloomberg a Londra.

Attualmente è Manager di London Stock Exchange Group e Product Lead di LearnerShape, una piattaforma learning open source che si basa sull’uso di intelligenze artificiali.

Lorenzo è da sempre un appassionato di finanza e tecnologia, quindi nel suo percorso ha sempre cercato una strada che coniugasse questi due aspetti, in cui impiegare le sue energie e dare il massimo. È questo il suo motore principale: sapere di fare qualcosa che gli permetta di essere sé stesso, e riuscire a farlo al meglio.

Quando hai pensato di sviluppare una realtà come JEBO, cosa avevi immaginato? E cosa pensi vedendo la JEBO di oggi?
In quanto primo presidente di JEBO ho cercato di capire come catalizzare un cambiamento positivo che portasse l’intero team a crescere e collaborare. Naturalmente sin dall’inizio è stato fondamentale il gioco di squadra, il lavoro collettivo. Era il 2015 e le Junior Enterprises iniziavano a sorgere ma se ne parlava ancora poco: da subito mi hanno affascinato molto e ho sentito quella stessa vocazione che immagino ancora oggi i Soci abbiano. Conoscevo persone molto valide che avevano solo bisogno di una piattaforma per esprimersi. Insieme ad altri due colleghi abbiamo dato il via a questo progetto: la nostra visione era creare qualcosa che potesse sopravvivere al team iniziale, che potesse staccarsi da noi fondatori. Doveva essere una fenice, capace di rigenerarsi da sola continuamente. Quando mi sono laureato nel 2017 il mio sogno era di vederla ancora più grande, con progetti sempre più interessanti e importanti a Bologna, e da quello che posso vedere questo mio sogno è stato raggiunto e superato.

Parlando del tuo percorso, cosa ti ha portato a lavorare in America e in MamPlaza?
Per me quello in MamPlaza era un progetto laterale da affiancare al mio lavoro principale in Bloomberg, ma è stato un progetto molto interessante. Bloomberg è un’azienda molto grande, che offre molta formazione, ma per un neolaureato come me la posizione era molto settoriale e specializzata. Per me era importante quindi avere dei progetti secondari che completassero la mia esperienza e mi permettessero di avere una visione più ampia. Per questo sono entrato in contatto con altre aziende, organizzando altre strategie e studiando come diverse aree o diverse realtà interagiscono. È un po’ come voi di JEBO, che avete come progetto principale il percorso universitario, ma volete anche qualcosa di più e quindi diventate Soci. Mi sono sempre impegnato ad avere progetti secondari che mi interessassero, non solo MamPlaza, ma anche i progetti di blockchain, LearningShape e così via. L’importante è porsi sempre nuove sfide, non accontentarsi mai, specialmente nel mondo di oggi. Insomma, saper bilanciare le ambizioni di carriera con le vere soddisfazioni personali.

Quali sono le skill necessarie per lavorare al meglio su sé stessi e valorizzare le proprie capacità?

Bisogna saper identificare i propri obiettivi e valori, e per farlo bisogna avere l’umiltà di guardarsi allo specchio e realizzare quali sono le proprie capacità, i propri desideri, i nostri obiettivi. Partendo da questi, si può disegnare un piano coerente che ci permetta di raggiungere tali obiettivi con costanza e determinazione. La cultura di imprenditoria prevalente oggi celebra più il raggiungimento del traguardo rispetto alla costruzione del sé. Ma per raggiungere un obiettivo bisogna prima stabilirlo chiaramente. Quindi la capacità principale deve essere l’introspezione, ossia capire quali sono le cose veramente importanti per noi.

E nel mondo finanziario qual è la capacità che viene valutata al meglio e che permette di differenziarsi rispetto agli altri?
Nel mondo finance ci sono diverse discipline che premiano diversi tipi di disposizione: ruoli più o meno tecnici, più o meno customer facing e così via. È difficile quindi rispondere univocamente, ma la finanza è un campo bellissimo che tiene a stretto contatto con la realtà, è intellettualmente molto stimolante. Aiuta anche qui avere le idee chiare, avere una preparazione tecnica ma sapere che bisognerà sempre imparare. Cercate di esplorare l’ambito, capire se veramente vi piace e a quel punto costruitevi un quadro completo della finanza. Una volta dentro poi potrete specializzarvi e trovare il percorso giusto per voi.

In che modo il mondo della finanza è intellettualmente stimolante?

Per una serie di ragioni: se hai una mente più quantitativa, i ruoli più importanti sono molto intensi e richiedono capacità a livello di programmazione, di matematica, di saper interpretare gli eventi geopolitici, economici, storici e coniugarli in un modo sensato a livello di investimento. Questo è molto stimolante ed è un pro del lavorare in finanza, perché spinge ad essere consci del mondo che ci circonda.

Ci parli della tua esperienza a Londra?

Io raccomando sempre un’esperienza in una grande città, anche se non è un’esperienza per tutti. Lavorare in una grande città ci mette su un piano nuovo: non importa più chi sei e da dove vieni, ma solo quali sono le tue idee e quali contributi puoi dare. È un’esperienza che dà tanto perché tutte le dinamiche sociali delle piccole città cambiano totalmente. Il mondo della finanza invece è un po’ più chiuso in sé stesso, anche se oggi è molto meno classista che in passato. Rimane comunque una nicchia in cui tutti bene o male si conoscono e le connessioni nascono facilmente.

L’università e il sistema dei voti servono veramente nel mondo del lavoro?
I voti nel mondo del lavoro non servono assolutamente a nulla, però contano in fase di recruitment: in quel caso le discriminanti tra due canditati con competenze simili sono i progetti extra curriculari e i voti. D’altra parte spesso i voti alti sono correlati alle buone performance, soprattutto in ambienti strutturati con chiari indicatori di successo, tra cui la finanza. Non solo i voti, ma anche l’università fa molto: il network è importante, e le persone che assumono ci tengono a scegliere persone con background simili, e in questo rientra anche l’università frequentata. Questo vale soprattutto negli Stati Uniti, ma spesso anche in Europa. Per questo è importante cercare di migliorare le proprie possibilità di partenza sin dall’università.
D’altra parte, oggi i corsi universitari sono molto più frammentati e trasversali, quindi non penso che un corso di laurea possa definire una carriera. Molto più incisivi sono invece il primo e il secondo lavoro: per questo è importante lavorare su se stessi e capire cosa ci piace e cosa no. Bisogna trovare un compromesso tra l’essere flessibili e saper dire di no, e questo è spesso difficile. Secondo me l’università è un periodo di sperimentazione e di massima opzionalità, in cui si acquisiscono delle capacità che poi possono essere applicate a prescindere dal titolo in sé.

Quali consigli daresti ai giovani di oggi?
Ne abbiamo già parlato, ma riassumerò il tutto in tre passi. Prima di tutto essere sicuri di ciò che si vuole: è normale non avere idea di cosa si è o cosa si voglia a 20, 21 o 25 anni, ognuno ha i suoi tempi. Però è importante guardarsi dentro. Il secondo passo è pianificare sulla base di chi si è. A questo punto, mettere in pratica questo piano, andare avanti in modo strutturato, dicendo di no a ciò che non è coerente con la propria visione. È questo il modo migliore per raggiungere i propri obiettivi: chi ha ottenuto i maggiori traguardi ha lavorato duramente sul passo 1, è stato bravo a definire il passo 2, e poi è stato inarrestabile nel passo 3. Lungo questo percorso è facile perdersi, e sono pochi quelli che riescono ad arrivare fino alla fine. Rimane fondamentale lavorare su se stessi ed essere sinceri, perché a quel punto diventa più semplice portare avanti il tutto.

Se volete sapere di più sull’esperienza di Lorenzo Zorzi e sui suoi consigli in ambito finance, non perdetevi l’episodio completo.

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