Per Bitcoin adesso conta una soglia sola: 75.000 dollari. Alle 10:21 di venerdì 6 novembre la criptovaluta passa di mano a 76.050 dollari, circa il 5-6% in meno rispetto a 24 ore fa (-5,2% secondo CoinGecko). Il colpo, però, è arrivato ieri. Giovedì pomeriggio il prezzo è scivolato da poco sopra gli 80.000 dollari a circa 76.000, con la discesa più ripida nel giro di un paio d’ore dall’apertura di Wall Street; da allora si muove di lato e oggi oscilla tra 75.244 e 76.282 dollari.
È il livello più basso da metà settembre. In un pomeriggio è andato in fumo tutto il recupero sopra gli 80.000 dollari arrivato dopo il voto di midterm del 3 novembre, in una settimana che già prima del crollo sembrava decisiva, come avevamo scritto in Ciò che accadrà al Bitcoin in questi giorni potrebbe decidere il suo destino.
Il contagio arriva dal Nasdaq
Tutto è partito dall’azionario americano. Giovedì il Nasdaq Composite ha chiuso a 24.315 punti, in calo del 5,52%: per l’indice dei tecnologici è la seduta peggiore da aprile 2025, con Nvidia scesa di oltre il 9%. Gli investitori temono che l’avanzata dei Democratici alle elezioni di midterm rallenti la costruzione di data center per l’AI (il tema è ripreso in Perché le azioni Nvidia scendono oggi). Bitcoin è andato dietro al listino quasi passo dopo passo.
Non è solo una questione di umore. Le società legate alle crypto, da Coinbase a Strategy, hanno chiuso in netto ribasso e diversi miner hanno perso più del 10%. Molti di loro negli ultimi mesi hanno puntato sui data center per l’intelligenza artificiale, ricorda Bitcoin Magazine, e oggi si ritrovano esposti allo stesso rischio politico. Per chi investe in criptovalute il cambio di maggioranza apre anche altri fronti, a partire dalle regole: cosa cambia con i Democratici al Congresso.
Gli ETF spot tornano a vendere
Il segnale più pesante arriva dai fondi. Giovedì dagli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti sono usciti 430,2 milioni di dollari netti, secondo i dati di Farside Investors: quasi 200 milioni dal prodotto di Fidelity (FBTC), 105 da quello di BlackRock (IBIT). E la settimana era cominciata male. Da lunedì i deflussi netti sfiorano gli 870 milioni, con il solo mercoledì in positivo, mentre IBIT ha chiuso in rosso tutte e quattro le sedute.
A rendere la discesa così ripida ha contribuito la leva. Nelle 24 ore di giovedì sono saltate posizioni per circa 1,1 miliardi di dollari sull’intero mercato crypto, per quasi il 90% rialziste; circa 280 milioni riguardano Bitcoin. Sono i dati CoinGlass riportati da FinanceFeeds.
Il clima si è guastato in fretta. Il Crypto Fear & Greed Index di Alternative.me è sceso a 28, in zona «paura», da 50 del giorno prima.
75.000 dollari, la linea da difendere
Sul grafico la partita è tutta lì. Quota 75.000 ha fatto da supporto la notte delle elezioni e più volte da agosto, osserva Bitcoin Magazine, e finora ha tenuto: i minimi di questi giorni si fermano poco sopra, tra 75.200 e 75.500 dollari a seconda della piattaforma. Se cedesse con decisione, il riferimento successivo sarebbe la media mobile a 200 sedute, in area 73.200 dollari. Verso l’alto l’ostacolo è vicinissimo: la media a 100 sedute passa in area 77.000 dollari, appena sopra i prezzi attuali. Più su resta la soglia degli 80.000, persa giovedì.
Il resto lo diranno i dati americani. Oggi esce il rapporto sull’occupazione di ottobre, martedì 10 novembre tocca all’inflazione e il 9 dicembre è attesa la decisione della Fed. Le premesse non incoraggiano chi spera in una banca centrale più accomodante: giovedì le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione sono scese a 189.000, sotto le 196.000 attese, il segno di un mercato del lavoro ancora teso.
Più che dal grafico, il primo indizio di una ripartenza potrebbe arrivare dai flussi. Finché gli ETF continuano a vendere e il Nasdaq non trova un pavimento, quota 75.000 somiglia più a una trincea che a un trampolino.
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