Perché le azioni Nvidia scendono oggi: midterm e timori sui data center affondano i chip

Nvidia perde circa il 9% a seduta in corso: la vittoria democratica alle midterm fa temere controlli sui cantieri dei data center per l'AI (UBS stima a rischio circa il 30% della nuova capacità USA attesa nel 2028). Il titolo scende sotto quota 200 dollari e si allontana dalla media mobile a 200 sedute in vista della trimestrale del 17 novembre.

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di Ufficio Studi Money.it 0 Commenta

Giornata pesante per Nvidia a Wall Street: alle 17:05 ora italiana il titolo vale 182,13 dollari, l’8,99% in meno della chiusura di ieri a 200,13, dopo aver toccato un minimo a 181,55. La seduta americana è ancora lunga e i numeri possono cambiare, ma la direzione per ora è netta.

Nessuna novità sui conti della società: nella lettura prevalente tra gli operatori, a pesare è la politica, cioè l’esito delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.

Perché Nvidia scende: il costo politico dei data center

I democratici sono andati oltre le previsioni e controllano ora entrambe le Camere del Congresso. Il mercato ne ha tratto una conclusione rapida: più controlli sulla costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale, cantieri più lenti, meno investimenti degli hyperscaler e, alla fine della catena, meno domanda di GPU. Chi quei chip li fornisce più di tutti è il primo a pagare.

Secondo Reuters, gli analisti di UBS stimano che circa il 30% della nuova capacità data center attesa negli Stati Uniti nel 2028 sia a rischio per possibili pause nei lavori. Ipek Ozkardeskaya, senior analyst di Swissquote Bank, ha spiegato all’agenzia che «c’è ora la possibilità che i due anni di spinta in più del governo Trump alla costruzione di infrastrutture per l’AI vengano in qualche modo ridimensionati». Ted Parkhill, fondatore e Ceo di Incline Investment Management, l’ha messa in modo più asciutto: «Il mercato sta passando dalla promessa dell’AI al prezzo dell’AI».

Qualche avvisaglia c’era già ieri. Il 4 novembre il Dow Jones ha messo a segno un +3,03%, la migliore seduta post-midterm da 44 anni, e anche il Nasdaq ha chiuso in rialzo dell’1,44%, come raccontato in Wall Street festeggia le midterm. Nvidia, invece, ha lasciato sul terreno il 3,17%.

Tutto il settore dei chip sotto pressione

Oggi la vendita si è allargata all’intero comparto. Poco prima delle 10 di New York (le 15:57 in Italia) Reuters registrava il Nasdaq in calo del 3,09%, l’S&P 500 dell’1,66% e il Dow Jones dello 0,66%, mentre l’indice dei semiconduttori di Filadelfia (SOX) cedeva già il 7,1%. Più avanti il SOX è arrivato a perdere oltre il 10%, toccando i livelli più bassi da più di sei mesi, e il Nasdaq si è portato a un passo dalla correzione, cioè da un calo del 10% rispetto al picco.

Ci ha messo del suo Qualcomm, arrivata a perdere oltre il 12%. A deludere sono state le vendite di chip per smartphone, ferme a 5,14 miliardi di dollari nel trimestre: il 26% in meno rispetto a un anno prima e sotto i 5,25 miliardi attesi, complice una domanda debole e il calo dei ricavi legati ad Apple.

Il caso più istruttivo, però, è quello di AMD. Martedì 3 novembre il gruppo ha comunicato ricavi trimestrali per circa 13,4 miliardi di dollari, oltre la parte alta della forchetta che aveva indicato. Oggi il titolo cede comunque più del 10%. Se scivola anche chi ha appena superato la propria previsione, vuol dire che sotto esame non ci sono i bilanci delle singole aziende, ma il prezzo che il mercato è disposto a pagare per la crescita futura dell’AI.

Lo sfondo: Cina e capex delle Big Tech

Sul titolo grava anche un’esclusiva Reuters secondo cui circa 600.000 chip H200 di Nvidia sarebbero fermi a Hong Kong, in attesa che Pechino ne autorizzi l’import. Si tratta più di contesto che di una causa: le previsioni della società non contano già oggi su ricavi data center dalla Cina.

Il nervosismo, del resto, non è nato oggi. A fine ottobre i timori di un rallentamento nella spesa in conto capitale delle grandi piattaforme avevano già colpito il comparto, come spiegato in Big Tech, allarme liquidità per la corsa all’AI. Le midterm aggiungono un’incognita politica a una domanda che gli investitori si stavano già facendo: per quanto tempo potrà reggere questo ritmo di investimenti?

Il quadro tecnico

Ieri, durante la seduta, il titolo era sceso fino a 199,68 dollari, la prima volta sotto quota 200 dal 3 agosto, per poi chiudere appena sopra. Oggi la soglia è stata superata al ribasso con decisione e il titolo si allontana dalla media mobile a 200 sedute, già persa ieri in chiusura (passava a 204,67 dollari): è il riferimento che molti operatori usano per giudicare il trend di lungo periodo. Dal record di chiusura del 6 ottobre, a 239,24 dollari, il ribasso supera ormai il 20%. Già ieri sera l’RSI a 14 sedute era sceso a 34,5, un livello da pressione in vendita forte ma non ancora da ipervenduto.

Il 17 novembre il vero banco di prova

I conti del terzo trimestre dell’esercizio 2027, chiuso il 25 ottobre, arriveranno martedì 17 novembre, con la conference call alle 23:00 italiane, come indicato nel comunicato ufficiale della società. Ad agosto Nvidia aveva previsto per il trimestre ricavi pari a 108 miliardi di dollari, con un margine del 2% in più o in meno.

Per capire quali voci contano, si può ripartire da Trimestrale Nvidia, tutti i numeri spiegati. Stavolta, però, battere le stime potrebbe non bastare. La domanda vera riguarda gli anni a venire: quanta parte degli ordini dipende da cantieri che a Washington potrebbero finire sotto una lente più severa.

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