Big Tech, allarme liquidità per la corsa all’AI. Futures Nasdaq -2%: anche Amazon brucia cassa, mentre Intel crolla del 26%

Laura Naka Antonelli

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Forti sell off sulle azioni tecnologiche, dopo la pubblicazione delle trimestrali di Amazon e di Intel. Fino a che punto gli investimenti in AI stanno bruciando cassa?

Big Tech, allarme liquidità per la corsa all'AI. Futures Nasdaq -2%: anche Amazon brucia cassa, mentre Intel crolla del 26%

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Carica di sell off sulle azioni tecnologiche quotate a Wall Street, dove i futures sul Nasdaq scivolano di oltre il 2%, zavorrati soprattutto dal trend dei titoli Amazon e Intel, che segnano rispettivamente un calo del 7% circa e un crollo del 26%.

Azioni Amazon -7%, titoli Intel affondano del 26% dopo pubblicazione trimestrali

Nelle contrattazioni afterhours di Wall Street, le azioni Amazon scivolano di quasi il 7%, a quota 227, 51 dollari, mentre le azioni Intel affondano del 25,9% a quota 68,27 dollari.

I trend si spiegano con la pubblicazione delle trimestrali da parte dei due gruppi, avvenuta nella giornata di ieri, giovedì 29 ottobre.

Il colosso dell’e-commerce Amazon ha annunciato di avere concluso il terzo trimestre del 2026 con utili e un fatturato inferiori alle previsioni del consensus.

A spaventare Wall Street è tuttavia soprattutto il trend del flusso di cassa, negativo per -$42,4 miliardi, in un contesto in cui la preoccupazione a Wall Street è che gli investimenti imponenti nelle infrastrutture AI che le Big Tech USA stanno effettuando non solo non assicureranno ai giganti i rendimenti attesi, ma bruceranno alla fine anche i loro livelli di liquidità.

Un allarme in tal senso è arrivato alla vigilia della pubblicazione dei conti di Amazon dall’altro colosso Alphabet-Google, che ha sofferto anch’esso una forte erosione dei free cash flow.

La trimestrale di Alphabet ha avuto conseguenze decisamente negative per le azioni, che hanno chiuso la sessione di ieri scivolando del 13%, e soffrendo il trend giornaliero peggiore della storia.

Amazon: flusso di cassa negativo peggiora, erosione liquidità pari a -386% su base annua. Effetto AI

Tornando ad Amazon, il deterioramento della liquidità, confermato dal flusso di cassa negativo per $42,4 miliardi, è stato pari a ben il 386% su base annua e in forte rialzo anche rispetto al free cash flow di -$7,6 miliardi del secondo trimestre del 2026.

La Big Tech ha spiegato che il risultato è da addebitare principalmente all’aumento degli acquisti di immobili, impianti e macchinari, legato agli investimenti nell’AI.

Nel trimestre, le spese in conto capitale (CapEx) sono balzate così a 77,3 miliardi di dollari, livello più che doppio rispetto ai 35,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente e ben superiore ai 58,7 miliardi attesi dagli analisti interpellati da FactSet.

Lato utili, l’utile netto di Amazon si è attestato a $20,69 miliardi, o a $1,89 per azione, in calo rispetto ai $21,19 miliardi, o $1.95 per azione, dello stesso periodo dell’anno scorso.

La società ha spiegato che la flessione è stata scatenata principalmente dalla plusvalenza ante imposte di 9,5 miliardi di dollari derivante dal suo investimento nel colosso dell’AI Anthropic, che è stata contabilizzata nel terzo trimestre del 2025.

L’utile per azione (EPS), pari a 1,89 dollari, è stato inferiore agli 1,96 dollari attesi. I ricavi di Amazon sono ammontati inoltre a 201,94 miliardi di dollari, valore lievemente inferiore ai 202,31 miliardi previsti.

In evidenza anche il trend dei ricavi della divisione Amazon Web Services (AWS), pari a 45,98 miliardi di dollari, in linea praticamente rispetto ai 45,29 miliardi attesi, mentre le entrate pubblicitarie si sono attestate a 19,64 miliardi di dollari, al di sotto dei $20,82 miliardi previsti.

A deludere Wall Street, la guidance di Amazon, che ha annunciato di prevedere che i ricavi del quarto trimestre del 2026 si collocheranno in una forchetta compresa tra 240 e 247 miliardi di dollari, con il livello medio atteso, pari a 243,5 miliardi, inferiore alle aspettative degli analisti di 244,5 miliardi di dollari.

Intel, a scatenare l’ansia sono le previsioni sul mercato dei PC

Nel caso di Intel, a spaventare gli investitori è stata soprattutto la guidance annunciata dal colosso produttore di chip, che ha reso noto di prevedere che il rallentamento del mercato dei PC proseguirà almeno per tutta la prima metà del 2027.

Il gruppo ha annunciato tra l’altro che la divisione che comprende il business dei PC ha registrato una flessione dei ricavi del 5%, a 8,1 miliardi di dollari.

In generale, Intel ha riportato nel terzo trimestre un aumento dei ricavi pari a +21%, a 16,5 miliardi di dollari, mentre l’utile per azione rettificato (EPS adjusted) è salito a 0,52 dollari, rispetto agli 0,23 dollari dello stesso periodo dell’anno precedente.

Intel ha superato le proprie previsioni, ma l’attenzione degli investitori si è rapidamente spostata sulle prospettive meno rassicuranti per il trimestre successivo.

Per il quarto trimestre, l’azienda produttrice di semiconduttori ha comunicato di prevedere ricavi compresi tra 15 e 16 miliardi di dollari e un utile per azione rettificato di 0,25 dollari. Il punto medio della guidance sui ricavi implica una contrazione di circa il 6% rispetto al trimestre precedente, mentre l’EPS adjusted atteso è inferiore alla metà di quello registrato nel terzo trimestre.

Positivo è stato invece il trend dei ricavi di Intel della divisione Data Center e AI, che sono balzati del 78%, raggiungendo 7,3 miliardi di dollari.

Ma proprio queste performance contrastate hanno dimostrato come la solidità del business legato all’intelligenza artificiale non si traduca automaticamente in risultati altrettanto positivi per l’intera società.

Ad affondare il titolo Intel anche le previsioni sui margini che, secondo il gruppo, subiranno un’ulteriore contrazione nel prossimo trimestre (trimestre attuale, quarto trimestre dell’anno). Intel prevede un margine lordo rettificato (adjusted gross margin) del 38%, in calo rispetto al 44,1% registrato nel terzo trimestre.

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